Mantova

Mantova, cultura con le radici nella terra

Volano le esportazioni, brilla l’agricoltura, tiene il turismo grazie alla tradizione dell’accoglienza. I punti di forza del capoluogo lombardo

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Marco Morello

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Sessantanove comuni in tutto nella provincia, circa 413 mila residenti, una superficie di oltre 2.300 chilometri quadrati di Lombardia che, almeno in parte, sembrano essere altrove: «Per indole, diciamo che siamo un po’ meno freddi, un po’ più emiliani. Amiamo la vita all’aria aperta, quella di piazza. Siamo un luogo a misura d’uomo. Capita spesso che chi si ferma qui per qualche tempo, decida di rimanerci». Così Carlo Zanetti, presidente della Camera di Commercio di Mantova, racconta lo spirito della sua città e com’è riuscita a diventare la capitale italiana della cultura per il 2016.

Un’occasione, un’apertura verso l’esterno che ha moltiplicato gli eventi in calendario, attratto ancora una volta tanto turismo in un territorio che è un gioiello per capolavori architettonici, paesaggi, natura. «Ci siamo mossi bene» conferma Zanetti «siamo felici di poter dire che l’afflusso di viaggiatori è cresciuto a doppia cifra».

D’altronde i servizi rappresentano il settore trainante dell’economia locale: 12.540 imprese attive, il 30,1 per cento del totale. Tutto il terziario supera il 50 per cento, contribuisce al 60 per cento della formazione del valore aggiunto provinciale, pesa per il 43 per cento nella distribuzione della forza lavoro, con 21 mila addetti nel commercio e 7.500 nell’alloggio e nella ristorazione. Segno che questa propensione all’accoglienza ha un suo peso specifico, alla lunga paga.

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– Credits: iStock. by Getty Images

Altrettanto in buona salute sono le esportazioni: alla fine del 2015 erano cresciute del 6,8 per cento rispetto all’anno precedente, molti gradini sopra rispetto al comunque positivo dato lombardo (+ 1,5 per cento) e nazionale (+3,8 per cento). «Il prodotto “made in Mantova” è parecchio apprezzato oltre confine» sottolinea Zanetti: il 72 per cento delle merci finisce all’interno dell’Unione Europea, l’11 per cento all’esterno ma comunque nel Vecchio Continente, il restante 17 per cento nel resto del mondo.    

«Vantiamo capacità notevoli con diversi casi d’eccellenza. Penso ad alcune latterie che destinano fuori dai nostri confini fino all’80 per cento della loro produzione, o alle calze da donna: copriamo, da soli, il 30 per cento della quota mondiale». Medaglie al valore mantovano che, assieme al turismo e in senso più largo al terziario, si collegano agli altri due comparti determinanti per il vigore locale: l’agricolo e il manifatturiero.

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«Per indole, siamo un po’ meno lombardi, un po' più emiliani. Amiamo la vita all’aria aperta, quella di piazza. Siamo un luogo a misura d’uomo»

La provincia non ha mai smarrito il legame con la terra e quasi il 20 per cento delle sue imprese (circa 8.200) rimane legata alla filiera delle coltivazioni e ampi dintorni. Con il giusto ossequio per la tradizione, ma anche innovandola con le ultime tecnologie che rendono i processi più fluidi ed efficienti. E coinvolgono i giovani che rimangono.

Lato manifatturiero, le aziende attive sono poco più di 5 mila, circa il 12 per cento del totale. Non tantissimo, ma con un’incidenza occupazionale molto pronunciata: circa il 37 per cento degli addetti. Le specializzazioni merceologiche sono una ventina, con tessile e abbigliamento a dominare, tenendo per sé il 26 per cento del comparto. «Esistono» ricorda Zanetti «distretti come quello di Castel Goffredo oppure di Castiglione delle Stiviere, dove spiccano realtà internazionali come la Golden Lady».  

In tutto le aziende mantovane, a settembre 2016, erano 41.626, un dato stabile rispetto al 2015 (41.663) e non di troppo inferiore in confronto con il 2014 (41.978). «Sono sparite le più piccole» sottolinea Zanetti «mentre le grandi sono cresciute ulteriormente». Perché la tendenza sia il più possibile positiva, la priorità sembra essere quella di investire in infrastrutture: «Penso ai collegamenti con la ferrovia» conferma il presidente della Camera di Commercio. «Siamo un po’ tagliati fuori». Per il resto, basteranno gli ampi talenti naturali di un territorio abituato al duro lavoro, spontaneo nell’accoglienza, giustamente innamorato della sua storica bellezza.

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