Chiara Degl'Innocenti

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L'iniziativa "100 libri per una scuola" promossa da Panorama d'Italia, passando di città in città, è arrivata a Mantova. Qui, ben 300 libri sono il premio vinto dagli studenti delle scuole superiori per aver inviato interessanti risposte al quesito "Qual è il tuo libro preferito e perchè vorresti lasciarlo in eredità alla tua scuola?".

Gli studenti, infatti, dalle quarte e alle quinte classi sono stati ricompensati per il lavoro svolto con centinaia di testi.

Il progetto "100 libri", volto ad avvicinare i ragazzi al mondo della lettura, nella città dei Gonzaga ha premiato con 300 libri tre studenti di tre Istituti diversi. Ecco, qui di seguito, i testi dei vincitori che ricevono i libri e un attestato di riconoscimento dal direttore di Panorama Giorgio Mulè.

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Raffaele Fiorini
Classe V - Liceo Scientifico Istituti Redentore

Come scrisse Oscar Wilde, ritengo che dire alla gente cosa leggere sia inutile, ed oltretutto dannoso, poiché se il gusto letterario, nella sua gioiosa soggettività, è così festosamente variegato e multicolore, è perché nasce dal temperamento, e non dall’insegnamento. Ciononostante, come lui voglio contraddirmi perché, se da una parte è vero che lo stile e la forma con cui un’opera è composta dal suo autore non possano, né devono, essere universalmente condivisibili, tuttavia alcune di esse offrono nelle loro tematiche spunti che possono essere rielaborati ed adoperati come chiavi interpretative per capire, o per lo meno tentare di farlo, il mondo che è sorto e continua ad evolversi intorno a noi. Se avessi la facoltà di compiere un simile miracolo, alla scuola che frequento non lascerei solamente il libro scelto, ma con esso anche il dolce sapere e le delicate emozioni fiorite nel mio animo durante la lettura.
Lucrezio Tito Caro compose, intorno alla metà del I secolo a.C., la prima opera di stampo epicureo capace di penetrare la solida armatura dello stoicismo romano e far breccia nelle menti più brillanti della capitale: il “De Rerum Natura”.Essa, mirabilmente adoperando il principio alessandrino, si presenta al lettore con chiari intenti protrettici e psicagogici, volti a dissipare quel fumo di angoscia e terrore che sempre annerisce la vita degli uomini laddove regna la dispotica ignoranza. La mente dell’autore si destreggia in leggiadri voli tra fisica ed etica, antropologia e cosmologia, ammantandosi di una fine eleganza che addolcisce anche le verità più amare. Benché la straordinaria maestria e la vivissima passione con le quali Lucrezio dipinge affreschi di una natura mutevole e policroma creino una meraviglia capace di far tremare i cuori, è però un altro l’aspetto per il quale quest’opera ancora oggi offre struggenti motivi di riflessione: la sua terrificante modernità.
La sua poesia è lo straziante lamento della dignità umana, deturpata dai feroci morsi di un’impietosa superstizione. E’ il dolce pianto di Ifigenia, che silenzioso le bagna il viso niveo e freddo come brina cristallizzata sulla candida Stella Alpina. Ma è anche lo squillante grido di rivolta degli uomini che, abbruttiti dalle crudeli leggi di una religione empia e sanguinaria, levano al cielo il fiero sguardo, non più intimiditi dalle fosche sagome delle nere nubi temporalesche. Questo libro è un invito a riflettere sulla nostra condizione, sull’inquinamento di violenza e morte che diffondiamo ogni giorno nel mondo attraverso mezzi che, come la religione, dovrebbero essere un baluardo della nostra civiltà, facendo sbocciare in noi gli iridescenti fiori della compassione e dell’affetto per il prossimo, e non alimentare l’ingorda fornace infernale delle sofferenze, la cui voracità sembra ormai non potersi più saziare delle già troppo abbondanti catastrofi riversate dalla natura sull’umanità.
Questo è infine un mio significativo invito a prendere in considerazione la lettura come fonte di valori più lieti e puri, che saranno forse in grado di mondare la nostra società dalle brutture che la affliggono.

Michela Conti
Classe IVB - Liceo Scientifico delle Scienze Applicate Enrico Fermi

"[…] e la guardai, la guardai, e seppi con chiarezza, come so di dover morire, che l’amavo più di qualunque cosa avessi mai visto o immaginato sulla terra, più di qualunque cosa avessi sperato in un altro mondo".
Una frase romantica che un uomo rivolge alla propria donna amata. Nulla di nuovo. Nulla di originale. La faremmo scorrere sotto i nostri occhi senza scandalo o rossore… se non fosse detta da un uomo sulla quarantina alla propria “ninfetta”. Lui è Humbert Humbert, lei Dolores Haze o Lolita.
“Lolita” di Vladimir Nabokov racconta una bella, se pur travagliata, storia d’amore: ciò che però la rende singolare nel suo genere sono i due protagonisti. Il professor Humbert, voce narrante del racconto, si trasferisce in una piccola cittadina del New England per dedicarsi alla scrittura e lasciarsi alle spalle un matrimonio fallito e un esaurimento nervoso. Ben presto però cade vittima del fascino innocente della piccola Dolores, figlia della proprietaria della casa in cui ha affittato una stanza. La morte improvvisa della donna trasforma in realtà i sogni di Humbert di partire insieme alla dodicenne per una viaggio che durerà anni attraverso l’America. Una macchina, infiniti squallidi motel, il rumore delle caramelle in bocca a Lolita, i suoi capricci e le attenzioni morbose di Humbert sono ciò che rimane impresso nella mente, anche una volta che si è concluso il libro.
Tutti sanno chi è Lolita e a quale destino è costretta ma pochi sanno come questo romanzo sia capace di fare innamorare. E’ un libro di memorie che il protagonista scrive in carcere rivolgendosi alla giuria in attesa di essere processato: egli racconta per filo e per segno gli anni trascorsi con la sua giovane amante.
Si viene così "trascinati" nel turbinoso vortice che la storia crea e, se a tratti si prova compassione per la povera Lolita, talvolta ci si immedesima in Humbert e nella sua passione smodata, dimenticando la considerevole differenza di età.
Ciò che sicuramente sorprende è la straordinaria abilità di Nobokov nel trasformare e mascherare una storia drammatica e alquanto licenziosa mediante il frequente utilizzo di metafore e perifrasi che permettono alla prosa di elevarsi, fino a sfiorare la poesia. Questo romanzo è un esempio per eccellenza di "eufemismo": si leggono atti osceni senza neanche rendersene conto. “Lolita” è sicuramente uno dei miei libri preferiti che vorrei lasciare in eredità alla mia scuola per dimostrare ed insegnare ai miei coetanei come con le parole si riesca a manipolare i contenuti e far diventare un storia oscena un capolavoro della letteratura.
E tutto ciò conduce ad un tale coinvolgimento emotivo che "[…] piansi. Signori e signore della giuria…io piansi".

Alice Filippinio
Classe IV EL - Liceo classico Virgilio

Titolo avvincente, trama intrigante, personaggi intrappolati nella loro vita: queste sono solo alcune delle caratteristiche di Monoceros, un libro con al centro il suicidio di un adolescente, un ragazzo diverso da tutti gli altri, con cui nessuno vuole avere a che fare, un ragazzo omosessuale che decide di prendere la strada del suicidio poiché sopra di lui piovono insulti e offese gratuite.
L'omosessualità viene affrontata dall'autrice Suzette Mayr come la causa di sofferenza e cattiveria che dilagano sempre di più tra i giovani. Quella nel romanzo è un'omosessualità sporca, che deve rimanere segreta, censurata, perché nessuno la accetterebbe.
Nel libro vengono presentate due storie parallele, intrise di contraddizioni e pregiudizi che i personaggi non riescono ad affrontare. Da una parte la relazione tra due studenti, uno consapevole della propria omosessualità, mentre l'altro intimorito dalla sua vera identità; d'altra invece la relazione di due docenti cinquantenni che vivono in bilico tra la voglia di rivelarsi a tutti e il terrore di perdere famiglia, amici e lavoro.
Ogni capitolo è scritto dal punto di vista di un personaggio diverso, il quale ogni volta svela qualcosa di nuovo di sé e lascia la propria impronta nel lettore. Ci vengono raccontate inoltre le storie di altri personaggi che, nel momento in cui vengono a conoscenza del suicidio del giovane, capiscono che devono dare valore alla propria vita; struggente è anche
la realtà dei due genitori che devono affrontare la perdita del figlio.
Vorrei lasciare Monoceros in eredità alla mia scuola poiché contiene una pluralità di situazioni e sentimenti che ci insegna a guardare oltre noi stessi, a capire che alcune situazioni sono più grandi di noi e che non sempre è possibile trovare la soluzione per superarle. E ci insegna anche che a volte l'amore non è come lo pensiamo perché è qualcosa di più difficile, che supera le nostre capacità e può anche distruggerci e portarci a prendere decisioni che non vorremmo mai dover prendere.
Monoceros è un romanzo forse un po’ duro, ma si divora in poche ore perché la sua lettura è scorrevole e perché l'alternanza dei personaggi ci spinge a voler continuare, a voler sapere di più su di loro e su ciò che è accaduto. Infatti anche se non facciamo parte della storia, sentiamo un senso di impotenza e amarezza, che speriamo si risolva con il finale.
Ma il finale è tutt'altro da ciò che ci aspetteremmo e ci lascia un senso di meraviglia, che solo chi leggerà questo libro potrà provare.

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