Macerata

Macerata, il futuro riparte dal passato

Il 20 aprile Panorama d'Italia arriva nelle Marche nella città che ha saputo innovare, dall'agricoltura alla cultura. Scoprendo il fascino di sperimentare

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Marco Morello

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Le liturgie sono antiche, ma i metodi moderni, anzi di pura avanguardia. Se c’è un ritrovato feeling con la terra, si fa ricorso alle nuove tecnologie per migliorare la resa delle coltivazioni. Con braccia acerbe, allenate dalla buona volontà, che sostituiscono o affiancano quelle più esperte. Se calzature e abbigliamento resistono, è anche grazie a tecniche di produzione come la stampa 3D o di distribuzione senza confini come l’e-commerce: "Siamo partiti come contadini, abbiamo imparato a fare gli artigiani, stiamo prendendo grande confidenza con la ristorazione. In generale, siamo in grado di realizzare cose egregie" riassume Giuliano Bianchi, presidente della Camera di Commercio di Macerata.

Non un’isola felice, ma un’enclave in grado di sviluppare i suoi anticorpi per immunizzarsi contro le secchiate gelide della crisi. Per restarne, il più possibile, al riparo. Lo attestano vari indicatori: nel 2015 la città si è piazzata all’undicesimo posto nella classifica nazionale della qualità della vita stilata dal Sole 24 Ore, due gradini più su rispetto al 2014, sul più alto di tutte le Marche. Mentre l’indagine sull’Ecosistema urbano promossa da Legambiente le ha conferito la quinta posizione in Italia, strappata anche grazie a indici di inquinamento atmosferico ben sotto le medie dello Stivale.

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– Credits: iStock. by Getty Images

Avanti giovani

Meriti di cui i suoi 42.466 abitanti (all'1 gennaio 2016), 4.508 stranieri, fanno bene a rallegrarsi. Assieme a un altro primato: la capacità di lasciare nel cassetto la solita cartolina del Paese che irrimediabilmente invecchia, perde fibra ed energia. Sono 1.565 gli studenti fuori sede, il numero di under 24 è vicino alle 4.000 unità. Che non navigano nell’oro, sarebbe inverosimile sostenerlo, ma se la passano meglio rispetto ai loro coetanei dello Stivale e delle città vicine: in Italia, lo certifica l’Istat, il tasso di disoccupazione medio nella fascia tra i 15 e i 24 anni è del 40,3 per cento, nelle Marche scende al 32 per cento, a Macerata si blocca nei paraggi del 28 per cento. Meno di Ancona (35,7 per cento), Pesaro-Urbino (34,6 per cento), Fermo (33,5 per cento).

Vuol dire che qui i ragazzi si danno da fare presto, volentieri, con un buon senso della prospettiva. "Hanno consapevolezza delle potenzialità del territorio perciò rimangono, non vanno via" ribadisce Bianchi. "Tornano verso l’agricoltura, comparto in cui si assume. La nostra scuola agraria, per dire, ha quadruplicato le iscrizioni alle prime classi. E lo stesso succede negli istituti tecnici legati all’ospitalità". Numeri alla mano, le imprese attive nei servizi di alloggio e ristorazione, a fine febbraio, erano l’0,6 per cento in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. 

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"Siamo partiti come contadini, abbiamo imparato a fare gli artigiani, stiamo prendendo grande confidenza con la ristorazione. In generale, siamo in grado di realizzare cose egregie"

Nuovi equilibri

Se tutto lo stock delle aziende attive, 34.439 in totale, ha perso circa l’1 per cento per strada tirato giù dagli assestamenti nel commercio (-1,3 per cento) e le costruzioni (-1,8 per cento), non c’è da disperarsi: "Certo" fa notare il presidente della Camera di Commercio "il calo c’è stato, ma continua a essere equilibrato da un buon numero di aperture. Abbiamo sofferto fino a un paio di anni fa, stiamo assistendo a una ripresa".   

In sintesi, il tornado è alle spalle e Macerata sta prendendo le misure con il suo nuovo volto. Il valore delle esportazioni, pari a 1,7 miliardi, è sceso del 2 per cento. A pesare, sì ed eccome, la caduta del 10 per cento di prodotti tessili, abbigliamento, pelli e accessori, ma le altre attività manifatturiere, gli apparecchi elettrici e i macchinari hanno guadagnato punti, con picchi del 20 per cento. La totale inversione di tendenza, il riassetto, pare una mera questione di tempo.

Il crollo degli affari con la Russia ha lasciato ferite e cicatrici, fermandosi a 86 milioni di euro, ma tra gli sbocchi che si rinforzano ecco gli Stati Uniti, che guadagnano il 12 per cento. L’impressione generale è che qui sia in atto una reazione: "Abbiamo l’intraprendenza di intraprendere" chiude Bianchi «siamo figli di un humus in cui si ha il coraggio, la forza, di essere vitali».

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L’asso della cultura

Il riscatto passa da nuovi modi di fare vecchia impresa, ma altrettanto da opportunità già in via di consolidamento come la cultura, visto il suo evidente impatto sul turismo e il suo indotto. Un settore con 435 imprese attive, 393 solo nel territorio del Comune, 799 addetti. Con 2 musei statali, 80 non statali, 14 complessi museali e 4 aree archeologiche, che di totale fa 100 siti in tutto sui 327 complessivi delle Marche rendendo l’area la provincia più affollata, e il termine non potrebbe trovare accezione più positiva, della regione.

Per un rapido bilancio di quale sia il peso di questo fermento, di questa vastità, sul piano economico, basta consultare i dati della Camera di Commercio: a inizio 2016 le "attività artistiche, sportive, di intrattenimento e divertimento", la definizione è un po’ larga ma rende, hanno guadagnato lo 17,04 per cento. E contemplare le bellezze fa venir fame, invita ad attardarsi in un luogo e soggiornarci. Ecco. I servizi di alloggio e ristorazione registrano un confortante più 6,4 per cento.

"Macerata è in tutta evidenza una città che può ambire a diventare una città della cultura; una città nella quale la produzione di beni culturali costituisce il motore dell’economia locale e che esporta i beni che produce nella Provincia, nella Regione, In Italia e in Europa. Si tratta di un obiettivo condiviso in maniera crescente dalla comunità locale e anche abbastanza naturale in considerazione del capitale territoriale di cui dispone" ragiona l’economista Antonio Calafati.

"Macerata è in tutta evidenza una città che può ambire a diventare una città della cultura; una città nella quale la produzione di beni culturali costituisce il motore dell’economia locale"

Il futuro è smart

Resta un ultimo puntello, il più ribelle, il meno ancorato al passato: lo sforzo di fare un salto in lungo verso il domani. "Per riconoscersi come contesto di produzione e non solo di buona qualità della vita, assumendo l’impegno di ricostruire le condizioni per attrarre nuovi produttori: maker, creativi, startupper, siano essi del settore manifatturiero, agroalimentare o terziario. Di più: sperimentare in una piccola città infrastrutture a servizio della sostenibilità, dell’accessibilità e della mobilità messe in campo presso il Mit di Boston". Dunque, calamita di talenti e, in parallelo, laboratorio su larga scala dell’innovazione.  

A delineare tale scenario è Massimiliano Colombi, sociologo, esperto del territorio, membro della squadra di Innothink, società che affianca il Comune nel processo, ambizioso, di inventare il suo futuro. Di immaginare la Macerata che sarà. Un’officina partecipata, aperta, che vuole mettere a frutto il dinamismo del territorio e le sue aspettative per convogliare al meglio gli investimenti. Oltre al riflesso della sua tradizione, una città diventa anche la visione che ha di sé.

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