Macerata

Le signore delle erbe in bottiglia

I liquori Varnelli da quasi 150 anni mantengono il segreto della loro ricetta

Varnelli

Chiara Raiola

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"Fare impresa significa valorizzare il territorio inteso come comunità": è questa la filosofia che da quasi 150 anni accompagna la produzione dei liquori Varnelli citati dal magazine Forbes come top di gamma.
Genziana, cannella, genzianella, china, arancio dolce, arancio amaro e rabarbaro sono gli ingredienti che, oggi come allora, vengono lavorati seguendo una ricetta segreta tramandata di generazione in generazione. Nulla di scritto. Tutto a memoria per preservare la sua unicità. Nessuno, tranne Simonetta, Donatella, Orietta e la mamma Elda Varnelli conosce le giuste proporzioni delle erbe che vengono cotte, filtrate e imbottigliate in uno stabilimento modernissimo ai piedi dei Monti sibillini.

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Quando si entra in azienda il profumo del Varnelli, l’anice secco speciale, noto come "sovrano correttivo del caffè", è avvolgente e sulle pareti spiccano i ritratti di chi la distilleria l’ha fondata e fatta crescere. "L’identificazione famiglia-azienda nel nostro caso è totale" spiega Simonetta Varnelli. "Ogni giorno condividiamo con i nostri collaboratori l’entusiasmo di far parte di una lunga tradizione".

Tradizione che si è rinnovata costantemente introducendo nuovi prodotti accanto a quelli storici e aprendosi alla ricerca, in particolare attraverso l’Università di Camerino. "Qualità e territorio sono i nostri punti di riferimento" sottolinea Orietta Varnelli "che ci accompagnano anche nel rivolgerci ai mercati esteri".

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