Macerata

L'Accademia Lirica di Osimo conquista la Cina

Con "Accademia on line" gli studenti cinesi possono seguire online le lezioni di vocalità registrate nelle marche da grandi interpreti della lirica

Raina-Kabaivanska

Raina Kabaivanska ha tenuto masterclass all'Accademia di Osimo – Credits: ANSA

Da Osimo al resto del mondo. In trentasette anni l'Accademia lirica della cittadina marchigiana è stata frequentata da giovani provenienti da 50 nazioni. E oggi, Terzo Millenno, via web l'arte e la cultura lirica di Osimo conquistano, la Cina. Troppa enfasi? Al contrario: l’Accademia Lirica di Osimo ha lanciato, nel 2015, il progetto “Accademia on line”, ciclo di lezioni sulla vocalità, con Raina Kabaivanska, William Matteuzzi e altri maestri, che hanno registrato ad Osimo le lezioni per i cantanti cinesi.

Per creare nuovi talenti nella grande Cina, con la collaborazione tra Masclassica e Beijing Brilliant International Cultural Arts Centre di Pechino, sulle arie più famose di Puccini, Verdi, Bellini, Donizetti, Rossini, e Mozart. Un compendio di esercizi vocali utili a superare le difficoltà, ad insegnare l’interpretazione nota per nota e parola per parola per una pronuncia corretta e, soprattutto, la comprensione profonda del testo, che consente di esprimere l’emozione del personaggi.

Per l’Accademia la “purezza” della vocalità italiana è un imperativo categorico, molto considerato all’estero. Basti ricordare che già nel 2003 i rappresentanti diplomatici di venticinque Paesi accreditati presso lo Stato italiano avevano sottoscritto la Dichiarazione d’intenti per la diffusione dell’attività dell’Accademia Lirica e l’adozione di facilitazioni per gli studenti provenienti dai Paesi firmatari. Ovviamente la lingua di riferimento è l’italiano, quella originale del melodramma. Tuttavia si sono poi affermate anche il russo, che accomuna gli allievi provenienti dalle nazioni dell’ex Urss e del patto di Varsavia, lo spagnolo per iberici e sudamericani, l’inglese per gli anglosassoni e tutti gli allievi che, all'arrivo, non conoscono che poche parole d’italiano.

L’Accademia è stata ed è anche luogo d’integrazione: tra gli allievi e il patrimonio storico, artistico, culturale, e persino religioso. In una Passione secondo San Giovanni di Scarlatti, Gesù era interpretato da un musulmano, l’Evangelista da un Ortodosso e l’unico cattolico cantava il ruolo dell’Ebreo.

È il caso di ricordare che le “radici” dell’Accademia di Osimo affondano in un fertile terreno di arte, ma anche di spiritualità. La sua storia ha inizio nel 1979, quando un gruppo di musicisti legati al Teatro alla Scala si raccoglie intorno a padre Venanzio Sorbini, frate francescano del Convento osimano di San Giuseppe da Copertino e musicista, che ancora oggi è il Direttore Generale dell’Istituzione. Con lui, Romano Gandolfi, Maestro del Coro, Antonio Tonini e Ettore Campogalliani, uno storico maestro sostituto del Teatro alla Scala e un insegnante di tecnica vocale che avevano conosciuto Puccini, Mascagni e Giordano. Completava la rosa il direttore d'orchestra Ottavio Ziino, che aveva concertato opere con Gigli, Del Monaco, Corelli e Tebaldi.

Dopo Gandolfi e Ziino si sono avvicendati alla direzione dell’Accademia Katia Ricciarelli, Raina Kabaivanska, Alberto Zedda, Sergio Segalini. Oggi il direttore è Vincenzo De Vivo, che in passato ha diretto molti teatri italiani: l’Opera di Roma, il San Carlo di Napoli, il Comunale di Bologna e oggi è responsabile artistico di Opera Ancona Jesi. Ciascuno di loro ha portato qualcosa di nuovo. Durante la direzione di Ricciarelli, Pippo Baudo debuttò nella regia col giovane Daniele Gatti sul podio e i cantanti dell’Accademia per Gianni Schicchi di Puccini in una novità assoluta, Rabarbaro rabarbaro, di Carlo Pedini. Con Zedda fu creata una sezione dedicata alla musicologia, che realizzò la revisione critica de La Vestale di Spontini, che inaugurò la stagione del Teatro alla Scala per la direzione di Riccardo Muti. Con Segalini si creò la collaborazione con il Festival della valle d’Itria a Martina Franca, dove molti allievi hanno fatto il loro debutto.

Oggi la linea è quella di far incontrare in Accademia i giovani cantanti coi direttori artistici dei teatri nel mondo, aprendo loro la strada per un futuro professionale.

Tra i tanti che hanno già intrapreso la loro carriera, negli ultimi anni, il basso kazako Baurzhan Anderzhanov e il mezzosoprano georgiano Tatia Jibladze, dopo il debutto al Rossini Opera Festival di Pesaro, sono oggi nelle compagnie dei teatri di Essen e di Kiel, in Germania. Il controtenore kazako Ilham Nazarov, dopo i Carmina Burana al Teatro San Carlo, ha cantato per Ravenna Festival nella cattedrale di Otranto, nel concerto diretto da Riccardo Muti; la soprano russa Yulia Pohleshuk ha cantato nella Dama di Picche di Ciaikovski al Teatro dell’Opera di Roma.

Dal settembre 2015 viene organizzata una master class sulla vocalità italiana al Palazzo di Radziejowice, in Polonia, in collaborazione con l’Università Frederic Chopin di Varsavia. Nel 2016 l’Ambasciata d’Italia a Mosca ha individuato l’Accademia Osimana tra le Istituzioni formative invitate a partecipare a un programma di perfezionamento di artisti provenienti dai maggiori centri russi: nel maggio sarà accolto un mezzosoprano proveniente dall’Opera studio del Teatro Bolshoi e un tenore dall’Istituto Gnesin di Mosca.

Per corsi e masterclass dell’Anno accademico 2015/2016 sono presenti allievi provenienti da quattro continenti: Armenia, Azerbajian, Brasile, Georgia, Giappone, Italia, Polonia, Russia, Tunisia.
Infine, da annotare l’attività artistica nelle case di riposo, con i giovanissimi cantanti che incontrano gli anziani spettatori, capaci di canticchiare con loro le arie del repertorio, ricordandone a memoria le parole. Oppure quelli nelle carceri, tra detenuti che provengono da mezzo mondo, alcuni dei quali scoprono per la prima volta il fascino della musica italiana.

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