Redazione

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Il progetto “100 libri per una scuola” promosso da Panorama d'Italia è arrivato a Macerata, la seconda città dove sono state premiate le scuole superiori i cui studenti delle quarte classi hanno risposto in modo originale con una mail al giornale alla domanda: "Qual è il tuo libro preferito e perchè vorresti lasciarlo in eredità alla tua scuola?".

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L’iniziativa di Panorama d'Italia, che ha come obiettivo la promozione della lettura tra i giovani, nella città marchigiana ha premiato con 400 libri quattro studenti di quattro Istituti. Ecco, quindi, le risposte e le foto dei vincitori mentre ricevono i libri e un attestato di riconoscimento dal direttore di Panorama Giorgio Mulè.

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Linda Tommasi

Classe IV F - Liceo Scientifico "G. Galilei"

"Leggere da sempre aiuta i ragazzi nella loro formazione: non solo ne accresce la cultura e amplia i loro interessi, ma quando un ragazzo si trova nella sua camera, in un parco, in treno, ovunque egli voglia, insieme ai personaggi della storia nella quale ha scelto di immergersi in quel momento, laddove l’autore è meritevole, riesce a confrontarsi con problemi e tematiche che difficilmente si affrontano a scuola, come l’amore, la bellezza, la pace ( ahimè a scuola si parla molto più spesso della guerra!) e a sviluppare un suo pensiero critico su temi che non sono assolutamente di secondaria importanza.

Uno dei libri che personalmente mi ha colpito di più è Anna Karenina di Tolstoj, scrittore russo del 1800. Essendo un classico, la trama sicuramente è nota agli adulti, eppure mi rendo conto, confrontandomi soprattutto con i miei coetanei, che molti di loro non conoscono affatto il libro e alcuni neanche l’autore. Mi dispiace trovare quest’ ignoranza verso un caposaldo della letteratura e personalmente credo che questo libro racconti di una delle storie d’ amore più belle mai scritte, alla stregua di Romeo e Giulietta.

Non solo: il linguaggio più complesso, diverso da quello delle riviste o della maggior parte dei libri che si trovano in libreria, riesce a descrivere magistralmente in ogni singolo passo gli stati d’ animo dei personaggi, fino a farli divenire propri al lettore e, laddove si profilano temi più complessi, il linguaggio diventa più semplice per permettere a tutti di comprendere al meglio. Scavando a fondo nella storia dell’autore riusciamo anche a ritrovarlo nel libro; egli infatti si può identificare con il personaggio di Levin, che, nonostante potesse condurre una vita agiata nella capitale, sceglie di lavorare con i contadini in campagna.

Secondo il mio parere questo libro, ogni volta che è letto, fa rivivere l’autore e fa vivere un po’ di più il lettore, che viene travolto da una storia piena di passione; inoltre reputo che sia molto adatto ai ragazzi delle scuole superiori, poiché in esso vengono ben analizzati i problemi sociali della Russia dell’epoca e non pochi sono anche i riferimenti filosofici. È un libro che ti fa amare, tremare, piangere, sperare... insomma vivere". 

Tommaso Bartolacci

Classe IVA  - ITC "A. Gentili"

"Nella mia giovane vita da lettore, molti sono stati i libri che hanno catturato la mia attenzione, ma, tra questi ve ne è uno che spicca fra tutti; esso è “L’arte della guerra” di Sun Tzu, un generale e filosofo cinese vissuto in un periodo a cavallo tra il VI e il V secolo a.C. Tale opera è uno dei primi se non il più antico, testo esistente a carattere trattatistico sull’arte militare

Essa è inoltre divisa in 13 capitoli, i quali approfondiscono vari aspetti della guerra, dalla pianificazione e valutazione dei rischi, fino al ricorso dagli atti di spionaggio.

L’opera si focalizza sulla figura del generale e sugli atteggiamenti che quest’ultimo doveva assumere, allo scopo di garantire il buon esito dello scontro. Egli infatti non poteva affidarsi in maniera univoca ad una particolare strategia, che risultasse efficace in ogni momento, in quanto la vera abilità del generale, stava nella sua capacità di conseguire vittorie, adattando le proprie strategie in base alla situazione, sfruttando la conoscenza non solo del nemico, ma anche di se stessi e delle proprie capacità.

Fondamentale il registro linguistico diretto e libero da eccessivi abbellimenti, che permette di comprendere nella grande maggioranza dei casi il messaggio che Sun Tzu voleva lasciare ai posteri.

L’ arte della guerra, tuttavia, non deve essere letto in maniera superficiale, come testo a carattere prettamente militare, in quanto deve essere rielaborato ed interpretato, adattandolo alle situazioni nelle quali ci imbattiamo giornalmente. Il termine “Guerra” quindi assume un’accezione più ampia; non è solo il conflitto di due schieramenti opposti che si danno battaglia allo scopo di prevalere l’uno sull’altro, ma diventa la metafora dei conflitti e delle sfide che ogni giorno dobbiamo affrontare e superare.

Basta pensare ai numerosi spunti di riflessione che quest’opera ha fornito nel passato, facendo riferimento ad esempio a Mao Zedong, o che fornisce tuttora nel presente, in quanto viene utilizzata da aziende internazionali, che ricercano una gestione a carattere strategico, per poter comprendere l’universalità di quest’ultima.

Vorrei quindi concludere dicendo che quest’opera per via della sua eterogeneità e profondità merita di essere lasciata in eredità alla mia scuola, poiché permette di conoscere più a fondo le basi della realtà odierna, permettendoci di comprendere meglio la nostra esistenza e le nostre scelte,  citando anche Sun Tzu ” La guerra è di somma importanza per lo Stato: è sul campo di battaglia che si decide la vita o la morte delle nazioni, ed è lì che se ne traccia la via della sopravvivenza o della distruzione. Dunque è indispensabile studiarla a fondo”.

Francesco Frontoni

Classe IVD - Liceo artistico "G. Cantalamessa"

"Un libro che ho letto tutto d’un fiato e che mi ha coinvolto moltissimo è stato “ Colpa delle stelle “. L’ho letto in tre giorni e nessun altro libro mi ha mai appassionato come questo. Quello che mi ha colpito di più è stata la forza di andare avanti comunque della protagonista, non importa la sofferenza o i tubini che era costretta a portare sempre nel naso.

La sua era diventata una guerra per la sopravvivenza ed ogni giorno era un meraviglioso regalo che a molti del suo gruppo di sostegno era negato. Il suo amore per un altro ragazzo malato di cancro le da ancora più forza ed il sentirsi finalmente compresa come non mai cambierà la sua vita. Perchè vorrei lasciarlo alla mia scuola? Perchè è un libro scritto col cuore, di tematiche attuali e di sentimenti attuali.

In questa società materialista, dove conta solo ciò che si ha e ciò che appare e dove i sentimenti, le speranze ed il dolore spesso, troppo spesso vengono calpestati in nome di un egoismo sfrenato, questo libro e’ un faro che rischiara l’oscurità e l’aridità del nostro tempo. Sono giovani che vorrebbero e dovrebbero essere spensierati come tutti gli altri ma che il destino ha condannato a vedere solo il lato doloroso dell’esistenza. È un libro che insegna a comprendere che anche chi è molto più sfortunato di noi ha diritto alla nostra comprensione, amore e rispetto.

Chiunque si rivolgesse a lei, l'aveva sempre fatto con grande rispetto. Se l’eccellenza della sua mente era destinata a essere gradualmente rimpiazzata dalla malattia mentale, cosa avrebbe preso il posto di quel rispetto? Pietà? Condiscendenza? Imbarazzo?”.

Agnese Clementoni

Classe IVBR - Liceo classico "G. Leopardi"

"È una società della vergogna  quella che emerge da questa frase, una società in cui ciò che conta è la propria immagine pubblica, il proprio prestigio di fronte alla comunità, la stessa società che descrive Omero nei suoi due poemi epici e che si è protratta fino ad oggi.

La citazione è tratta da “Perdersi. Senza ricordi non c’è presente” di Lisa Genova, una scrittrice americana, che dopo aver distribuito il suo libro porta a porta, è stata edita ed ha raggiunto il successo con questo libro toccante, da cui è stato anche tratto un film nel 2014, “Still Alice”,  protagonista Julian Moore, Oscar come migliore attrice 2015.

Alice è una stimata insegnante di psicologia alla Columbia University, viaggia per il mondo tenendo prestigiose conferenze e trova al rientro a casa, ad attenderla, i suoi tre figli adulti che sono sulla via della realizzazione e il marito scienziato, John, che la ama. Una famiglia con qualche problema quotidiano, come qualunque famiglia, ma, nonostante questo, perfetta.

All'improvviso iniziano piccole dimenticanze: la data del ritorno di John, l'argomento della lezione che ha appena preparato nel suo ufficio.

E poi il declino, quando Alice non trova più la strada di casa, una volta uscita a correre. Il passo fino alla diagnosi dall'Alzheimer presenile è breve e la vita di Alice cambia radicalmente, ma il cambiamento è accompagnato dall'affetto dei familiari e la stima dei colleghi.

Il libro accompagna il lettore in un processo alienante, durante il quale comincia a sentirsi spaesato, senza fiato e con la mente vuota lui stesso. La forza del romanzo sta infatti nel concentrarsi sull'aspetto psicologico della malattia, piuttosto che su quello medico, poiché è proprio la mente che subisce il cambiamento più radicale, cambiamento che però non necessariamente è negativo. Può portare a recuperare un rapporto non ottimale con una figlia spesso non compresa, come succede ad Alice.

Un romanzo che aiuta ad addentrarsi nella psicologia umana e dovrebbe essere presente soprattutto sugli scaffali di una biblioteca di una scuola come il Classico, il liceo che più coltiva l'esercizio della memoria e dove sarebbe necessario imparare che la perdita della memoria, per quanto frustrante, può essere in alcuni casi una vera conquista".

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