Genova

Start-up genovesi alla conquista del mondo

Storie emblematiche di intraprendenza e intuito di giovani imprenditori. Assegnato anche il primo dei premi "90 secondi per spiccare il volo" - FOTO e VIDEO

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Ottimismo e voglia di correre si respiravano a Palazzo Lercari. "Start up: innovare e rinnovarsi", era il titolo del dibattito moderato da Barbara Carfagna, giornalista del Tg1, che ha introdotto la discussione facendo notare la collaborazione crescente tra pubblico e privato in ambito di start up, finanziate anche da grandi colossi multinazionali e sempre più supportate dalle dalle istituzioni.


A confrontarsi, start upper come Matteo Campodonico di Wyscout, Serena Peana, di Holaboat, Elisabetta Migone, di Talent Garden Genova e Gianluca Costantino, di Uppy App.

 

Con loro: Danilo Iervolino, presidente Università Telematica Pegaso, Andrea Miccio, di Invitalia, Fernando Napolitano, presidente di Italian Business & Investment Initiative, e Giuseppe Ravasi di Ibm, che ha sottolineato, a scopo di spronare la platea, l’arretratezza della Liguria in questo ambito “È al 13esimo posto in Italia per numero di start up”.

Studenti senza carta

Il primo ad essere interpellato da Barbara Carfagna è stato Gianluca Costantino, di Uppy App, nata per aiutare gli studenti a ordinare stampe di documenti nelle copisterie più vicine. “Raccogliamo su una biblioteca multimediale il materiale che mettiamo in condivisione e lo offriamo in stampa gratuitamente, visto che i fogli raccolgono inserzioni pubblicitarie”.
Costantino sottolinea che in Italia si studia ancora su carta e che loro sono l’incrocio tra vecchie e nuove abitudini.

Tecnologia al servizio delle imprese

Qui, nel nuovissimo, si inserisce Giuseppe Ravasi, manager of cloud ecosystem development di IBM Italia, dove l’azienda sta lanciando Watson, macchina con intelligenza artificiale. Ravasi evidenzia la necessità delle start up di muovere un passo successivo: quello di avvalersi di tecnologie sviluppate per arricchirsi di servizi.

Le loro, spiega, sono offerte in modalità quasi gratuita. Ibm agevola le start up attraverso le sue tecnologie: 250 milioni di dollari, a livello mondiale, è il valore della strumentazione tecnologica fornita alle nuove aziende digitali.

Il co-working fa bene alle imprese

Elisabetta Migone, di Talent Garden, la più grande rete di co-working d’Europa, illustra 
il valore aggiunto del loro sistema: “Crediamo che il contatto fisico con le persone possa creare valore”.

I loro spazi sono per i free lance globali che trovano sì appoggi fisici, ma soprattutto uno spirito collaborativo. “Offriamo crescita costante, formazione quotidiana, attraverso eventi, e connessione fisica con le persone”. In Europa 1200 lavoratori frequentano talent garden: “Gli spazi oggi sono 16, l’obiettivo è arrivare a 50 nel 2018”.

Più che i soldi, contano le idee

Fernando Napolitano, presidente e ceo di Italian Business & Investment Initiative, in collegamento telefonico da New York, racconta che la forza di una start up sta nell’idea non nei soldi. Napolitano è convinto che sia importante inventare dove serve, dove c’è un circuito che va innovato. “In Silicon Valley non si innova dove non c’è mercato ma dove c’è un circuito che chiede aggiornamento”.

Una voce critica

Un sistema differente e innovato è l’Università Pegaso che, dice Carfagna “Si rinnova alla velocità della luce”. Danilo Iervolino, presidente dell’ateneo virtuale, entra a gamba tesa, in modo anche critico, sul tema del dibattito: “Tutte insieme, quelle italiane valgono meno dell’1 per cento del pil  perché da noi la cultura sulla materia è che sia una scorciatoia per entrare nel mondo del business. Qui si fa da soli, in America si nasce dentro i grandi atenei”.  Per Iervolino conta l’incubatore che aiuti a concretizzare l’idea: invita tutte le università italiane a fare come in Usa e inglobare i talenti degli start upper. Per lui l’idea conta quanto la capacità realizzativa: cita il caso di Mc Donald’s e infine il suo, partito 10 anni fa, oggi a capo di mille dipendenti.


L'Airbnb che va per mare

Serena Peana polemizza con Iervolino, sostenendo di non avere sponsor, di non essere nata per moda e di non essere così sicura che siano le università a fare la differenza.

La sua Holaboat è un po’ come un’Airbnb galleggiante, dove si affittano posti letto e uscite in mare a bordo di barche altrui. “Abbiamo analizzato il bisogno oggettivo di chi vuole un’imbarcazione ma desidera abbassare le spese condividendo la barca con ospiti a pagamento”. Si dividono i costi ma anche il piacere della navigazione e la filosofia marina.

Genova, trampolino per il mondo

Di esempio vuole essere Matto Campodonico, di Wyscout, che  racconta la sua storia: con una telecamera filmava le partite dei campi nel genovese, oggi ha 300 dipendenti e fattura il 5 per cento in Italia, il resto in 80 Paesi del mondo e ha come clienti dal Real Madrid al Bayern Monaco.

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"È possibile avere successo anche in Italia, anche in un posto non particolarmente in fermento come è Chiavari. È fondamentale la persona e quindi la sua idea e il suo talento”. Da questo successo, è nato l’incubatore di impresa, Wylab, per raccogliere le idee di chi ama lo sport. “Chiunque ha un progetto ce lo racconta: appena inaugurato, abbiamo ricevuto più di 60 domande da tutto il mondo”.

Ottimista è anche Andrea Miccio, di Invitalia che ha lanciato il concorso Smart Start per premiare le migliori in Italia. “Ne abbiamo già finanziate 653”. Anche per lui la parola start up è una delle poche rispetto alle quali essere ottimisti in Italia. Di quelle finanziate, il 41 per cento ha tra 46 e 50 anni: “Non servono felpa e infradito per farne una”. L’auspicio di Miccio è che l’Italia si appresti a legiferare per agevolare lo sviluppo di questa economia che ha bisogno di un contesto snello per svilupparsi. “È importatene che ci sia un sistema di imprese nuove che superino le difficoltà dei primi anni”.  Il pubblico, quindi, con Invitalia, dà sostegno finanziario, attraverso la concessione di prestiti a tasso zero, ma anche qualche volta anche con ingresso nel capitale, perché crede fortemente in questa economia nascente.

Un minuto e mezzo per volare in alto

A margine del dibattito, il direttore Giorgio Mulè ha assegnato il Premio Start Up: “90 secondi per spiccare il volo" ad Accadermica, di Chiara La Capra e Silvia Rum, che realizza prodotti cosmetici e dermatologici da "scarti alimentari benefici".

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