Genova

L'imprenditoria italiana da Genova al futuro

Nel giorno della nomina del nuovo presidente di Confindustria, a Panorama d'Italia si è parlato di competenza e competitività - FOTO e VIDEO

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Redazione

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A Palazzo Lercari Parodi sede dell’Università Telematica Pegaso, al dibattito L’Italia riparte da Genova si è parlato di competenza, flessibilità, e competitività come parole chiave per il futuro dell’imprenditoria italiana e genovese. Alla chiacchierata, moderata dal direttore di Panorama Giorgio Mulè, sono intervenuti alcuni tra gli interlocutori più importanti sul tema, nel territorio ligure.

Tra loro, Fabrizio Ferrari, vicepresidente vicario Confindustria, Aldo Sutter, presidente di Gruppo Sutter, Michele Piana, pro-rettore Università degli Studi di Genova, Alessandra Grimaldi, dell’omonimo gruppo di famiglia, Vittorio Pellegrini, direttore Graphene Labs dell’Istituto Italiano di Tecnologia, Maria Cristina Farioli, direttore marketing, comunicazione e citizenship IBM Italia, ed Edoardo Rixi, assessore regionale allo Sviluppo economico che ha concluso il dibattito affidando alla politica il compito di fare da ponte tra le diverse realtà imprenditoriale per snellirne i processi burocratici.- LEGGI ANCHE: Vincenzo Boccia designato presidente di Confindustria

 


Segnali di ottimismo


Fabrizio Ferrari, vicepresidente vicario di Confindustria Genova, interpellato per primo, conferma che "I dati danno avvisaglie di recupero dell’industria Italiana, soprattutto in un tema di ottimismo, indice di fiducia". E specifica poi come le aziende abbiano tempi diversi rispetto alla finanza: "Per capire se le cose vanno bene o male serve tempo, la borsa ha altri ritmi, sbagliato leggere i dati con troppa fretta".
Ferrari, che è anche amministratore delegato di Aitek da 30 anni, lancia un messaggio ottimistico: "Per un giovane è più semplice pensare di mettersi in proprio oggi, rispetto al passato. Le grandi imprese faticano ad offrire certezze e il mercato del lavoro per chi entra oggi è il mondo intero".

Competenze, innanzitutto

Gli fa eco Aldo Sutter, presidente Gruppo Sutter, dove rappresenta la quinta generazione. La sua multinazionale, di radice italiana, si occupa di commercializzazione di prodotti per pulizia ambienti domestici e ha come competitor i giganti del mondo. Sutter racconta come "Un’azienda familiare abbia sempre più bisogno della competenza". Lui prima di entrare nel gruppo di famiglia è stato in una banca d’affari in Usa, poi in Francia, poi ha lavorato in consulenza. "In tutti questi anni ho imparato a imparare" spiega l’imprenditore, sottolineando come i tempi evolvano e ci si debba continuamente aggiornare. "Ormai si può competere solo se ci sono le competenze: non serve la creatività, se non la sai mettere a sistema per portare risultato: avere un’idea vale uno. Tirarci fuori dei soldi vale 100". Per Sutter, innovazione e cambiamento sono l’unico modo per riuscire a  competere in un mercato dove gli altri sono colossi.

Hi-tech? No grazie, meglio medium


Michele Piana, prorettore dell'Università degli Studi di Genova, entra nel merito delle prospettive per i giovani: "L’Università, anche la nostra, si sta impegnando molto sulle start-up, ma se si guardano i dati, l’occupazione si fa più con la medium tech, che con hi tech”. E difende l’identità generalista dell’Università italiana: "Ci occupiamo di molte cose e cerchiamo di farlo bene, non sono così sicuro che ci si debba specializzare troppo". Piana contesta l’idea che i docenti debbano ragionare secondo discipline, ma piuttosto si dovrebbe ragionare su modalità per risolvere i problemi, attraverso, magari, l’interdisciplinarietà.

L'importanza di volare alto
Più pratico il punto di vista di Vittorio Pellegrini, direttore del Graphene Labs dell’Istituto Italiano di Tecnologia. "IIT è un modello di fare ricerca moderno, una ricerca con piglio imprenditoriale. È come se fossimo manager: abbiamo budget, obiettivi, possiamo essere licenziati, abbiamo un salario variabile secondo il raggiungimento degli obiettivi”.

Pellegrini orienta il suo intervento all’esempio delle grandi università americane da cui è preso a prestito il modello. “"IIT si è inserita in questa valle della morte tra la ricerca e il mercato: il nostro prodotto, il Graphene, è il materiale più sottile al mondo ed è utilizzato su larghissima scala. Il Graphene, se integrato in cellulari, schermi televisivi, serve a renderli flessibili, non semplicemente curvi".

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I concorrenti dell’IIT sono le università e le aziende tecnologicamente più sviluppate del sud est asiatico, che a detta di Pellegrini si sfidano continuando a guardare alto: è l’ingrediente  più importante e il motivo per cui in quell’area del mondo sono cosi forti. Tornando alle competenze, Pellegrini sostiene che in Italia, a Genova, non manchino per nulla. “Il punto è incanalarle e iniziare a volare alto”.

Il futuro è "cognitive"

E altissimo vola Maria Cristina Farioli, direttore marketing, comunicazione e citizenship IBM Italia che racconta l’esperienza di Watson (software che prende il nome nome del fondatore di IBM) un cognitive computing, ovvero una di quelle macchine in grado di imparare. "È in grado di interagire e interpretare il linguaggio umano: oggi parla inglese e giapponese, a breve anche italiano". Farioli specifica che non va paragonato a Siri o a un motore di ricerca, ha un’immensa capacità elaborativa di dati, a notevole velocità. Watson è già attivo nel settore sanitario: un medico legge 27 documenti scientifici al mese, Watson ne ha già letto 2,5 milioni. Per questo sarà un competente consulente nell’analisi di una malattia. Può addizionare conoscenza e accelerare tempi di comprensione di un contesto.
Si torna al tema delle competenze, fil rouge del dibattito, sottolineando come questa macchina ne aumenta il bisogno: serviranno sempre specialisti e scienziati in grado di scegliere, decidere in base all’ausilio di Watson. Medici di nuova formazione, medici informatici che coniughino le competenze standard con quelle di tipo informatico. "Praticamente dei clinici informatici".

Più snelli e sinergici

Ad Alessandra Grimaldi, di Grimaldi Holding spa, viene chiesto se esistano in questo territorio ponti per agevolare l’imprenditoria. Come i colleghi, sottolinea le parole competenza, coraggio ma soprattutto agilità come chiavi per l’imprenditore contemporaneo. Auspica integrazioni sempre maggiori con le autorità portuali liguri. “Quando si parla con grandi gruppi croceristici, è importante la definizione dell’offerta, non solo servizi portuali, ma anche turistici di accoglienza a chi arriva”. L’erede della dinastia armatoriale invita a creare sinergie per trattenere sul territorio i crocieristi di passaggio: "Si possono contrattare dei pacchetti in cui si vincola la compagnia a far spendere almeno una notte in città". Stesso tipo di accordi potrebbero essere fatti con le compagnie aeree low cost, vincolandole a scali sul nostro aeroporto: il dinamismo è la chiave del futuro. Ryanair da Pisa serve 17 Paesi, da Genova solo 2: facendo buoni accordi c’è un enorme potenziale da far crescere e saremmo competitivi per farlo se sapessimo valorizzare la nostra offerta turistica.  Grandi accordi, per Grimaldi, si possono fare anche direttamente con i grandi tour operator, gli stessi che hanno incamerato i dati per i flussi di Expo, per portare turismo non solo a Genova, ma in Italia.

L'importanza dell'interconnessione

Edoardo Rixi, assessore regionale allo Sviluppo economico e imprenditoria, ha concluso il dibattito evidenziando come la globalizzazione sia nel dna di  Genova già dal Medioevo. "Quello che dovremmo chiederci è cosa sia successo negli ultimi cinquant’anni". Pur essendo una città senza materie prime, fa notare Rixi, abbiamo sempre generato più ricchezza degli altri, anche grazie ad una posizione strategica. Anche l’assessore sottolinea l’importanza della flessibilità e dell’interconnessione tra i settori imprenditoriali e amministrativi. "La burocrazia deve semplificarsi per allocare le risorse in modo più efficiente". Quanto al tema dei giovani, sottolinea come sia la Liguria sia la regione più anziana d’Italia dove "fino a sessant’anni non si viene quasi presi sul serio". 
Rixi dà alla politica il compito di mettersi nel ruolo di che fa interconessioni tra le diverse realtà produttive dei territori per creare dei ponti tra esse in modo sempre più flessibile.

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