Sergio Luciano

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Diplomaticissimo e prudente, ma con due o tre impennate di assertività, sui punti che considera qualificanti del suo operato: l’affollamento delle carceri, ridotto; le riforme avviate su prescrizione e intercettazioni; la lotta al terrorismo; l’attività disciplinare sulla magistratura. Ma Andrea Orlando, ministro della Giustizia, non ha però dato risposte vibrate sul tema del giorno, le dimissioni di Federica Guidi e la polemica che ha investito Maria Elena Boschi per la stessa vicenda.

“È una vicenda connessa ad attività d’inchiesta e quindi non voglio e non posso commentare”, ha detto nel corso dell’intervista pubblica con Giorgio Mulè e Maurizio Tortorella –direttore e vicedirettore di Panorama- che ha concluso a Genova la prima tappa di “Panorama d’Italia” .


Opportunità politica

E a Mulè che incalzava ricordandogli come sia Maurizio Lupi che la stessa Guidi si sono dimessi per opportunità politiche derivanti da questioni di famiglia, com’è parso anche per le indagini sul padre della Boschi, Orlando ha risposto nettamente: “Si dibatte sull’opportunità politica? Mi limito a dire che per quanto riguarda Boschi non si comprende neppure quale sia l’elemento di inopportunità contestato. Nessuno è fino ad oggi stato nelle condizioni di indicare un elemento rapporto di causa-effetto tra una scelta del governo sul tema delle banche e un orientamento della collega Boschi”. 

Il caso Regeni

Superato lo scoglio iniziale, l’intervista si è dipanata su temi d’attualità relativamente meno scottante. Salvo quella altrettanto drammatica del caso Regeni: “Nessuna prudenza, nessuna segreta ragion di Stato. Prova ne sia che indaga la Procura di Roma, rispondo così all’opinione di chi dice che non staremmo facendo abbastanza pressione sul Cairo per un asserito interesse a tenere buoni rapporti con l’Egitto”. Pressioni in corso anche sul Brasile per il caso Battisti, dopo la restituzione del latitante camorrista Pasquale Scotti; e sulla Corte dell’Aja per il caso dei due marò.  

La risposta al terrorismo

Secondo Orlando, la risposta inquisitoria all’aggresione terroristica è adeguata e anzi più forte che in altri Paesi grazie leggi introdotte in Italia contro il terrorismo politico. Di più va fatto  sul diritto di culto anche nelle carceri: “Va garantito, ma evitando che diventi strumento della propaganda dell’odio. Se non lo si consentisse, si darebbe un argomento al radicalismo, se lo si consente si rischia che venga strumentralizzato”. Sull’affollamento carcerario – richiamato da Panorama con un videoreportage sul caso di Marassi – il ministro ha detto che quando il governo Renzi si è insediato “c’era un rapporto tra l’esecuzione penale in carcere e in soluzioni esterne alle carceri di 4 a 1, quattro detenuti in carcere per uno solo ai domiciliari o ai lavori socialmente utili o alle messe in prova. Oggi il rapporto è di 1 a 1. Non significa aver risolto il problema ma averlo aggredito”.


Altri posti si apriranno nei prossimi mesi, “completando i nuovi a Rovigo, Vicenza, Saluzzo, alcuni in Sicilia. Utilizzando colonie penali agricole. E utilizzando gli ex ospedali psichiatrici giudiziari”. 

Le riforme

Sulle riforme al rallentatore, Orlando ha rilevato che per quanto riguarda le intercettazioni oggi sarebbe Forza Italia ha fare l’opposizione più significativa per ragioni che mi sfuggono in Commissione Giustizia. Venivo accusato di frenare, ora che spingo vengo frenato. Ironia della sorte”. E ironico è stato Orlando affermando che “l’assedio attorno alla magistratura si è creato in passato” da altre forze politiche è stato tale “più sul piano verbale che in concreto”.

Le sanzioni ai magistrati

Infine, sul potere disciplinare del ministro: “Non è che ne abbia utilizzato in misura minore, è che ne parlo meno. Ogni settimana firmo un disciplinare. Il caso di Palermo (la giudice che disponeva discutibilmente dei beni sequestrati alla mafia, ndr) è finito in prima pagina, ma ci sono tanti altri elementi disciplinari che fanno parte della mia attività di routine e di cui non si parla”. Da cambiare, piuttosto, per il ministro, l’anomalia che altre magistrature, come quella amministrativa, su cui nessuno esercita azioni disciplinari siano sottoposti alla giurisdizione davanti a se stesse! 

La libertà di stampa

Due battute, infine, su temi relativi all’informazione e alle spese legali: il ministro si è detto convinto del fatto che per il reato di diffamazione a mezzo stampa e relativo omesso controllo non debbano essere previste pene detentive, “e vanno previste revisioni delle pene anche per il vilipendio alle istituzioni, quelle attuali risalgono a una fase storica in cui c’era idea di autorità che nelle democrazia superate”. E sulla proposta di legge per il rimborso statale delle spese legali sostenute dagli imputati che vengono assolti “o si aumentano i costi per l’accesso alla giustizia o difficilmente Padoan mi darebbe i soldi per una misura del genere”, ha detto. Difendendo, però, i tre gradi di giudizio: “Avere l’Appello e la Cassazione costruisce un sistema di garanzie al quale non rinuncerei a favore di altri impianti. Va di moda proporre l’abolizione dell’Appello, ma il fatto che in appello una sentenza di primo grado possa essere ribaltata dimostra che il sistema ha dei buoni anticorpi. Altro è non permettere più il ricorso in Cassazione se c’è una doppia sentenza conforme. Non sputiamo però su un sistema che sarà anche farraginoso ma che evita ben altri problemi, ci sono ordinamenti stranieri più veloci ma da cittadino non vorrei imbattermici”.

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