Genova

Cobat a convegno: "Il rifiuto non esiste più?"

Durante la tavola rotonda alla Camera di Commercio si è discusso di economia circolare, dove tutto rientra nel ciclo produttivo, legalmente - FOTO e VIDEO

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Quattromila tonnellate di rifiuti tecnologici nel 2015: l’equivalente di quasi 25 aerei Boeing 747. Sono i rifiuti tecnologici raccolti da Cobat nel 2015 nella regione Liguria, territorio di appena 5.400 chilometri quadrati.

Smartphone, tablet, elettrodomestici e batterie ritrasformati in materie prime. Con l’elencazione di questi dati, forniti dal Cobat, Consorzio Nazionale Raccolta e Riciclo, da 27 anni attivo in Italia, si è aperto il convegno "Economia circolare: il riciclo come opportunità per il terriorio", organizzato da Panorama d’Italia, nella sede della Camera di Commercio di Genova.


 


Virtuosismi anti-spreco

Giancarlo Morandi, presidente di Cobat, e Claudio De Persio, direttore operativo, hanno raccontato che attraverso i due punti liguri del consorzio (sono 90 in tutta Italia), quello della Cerosillo e quello della Liguroil, sono stati effettuati oltre 3.500 ritiri di pile e accumulatori esausti, e rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche presso 3.130 imprese e isole ecologiche (80mila sono quelle su tutto il territorio nazionale), contribuendo al virtuosismo dell’economia circolare, secondo cui non dovrebbe più esistere lo spreco.

Un “sistema” spiegato, durante il dibattito, da Marco Castagna, presidente di Liguria Circular, forum permanente sull’economia circolare, nato per sensibilizzare l’intera regione alle opportunità offerte da questo circuito. “Da una batteria per auto di 14 kg” spiega Morandi “ siamo in grado di estrarre 8 kg di piombo che viene reimmesso sul mercato, con benefici per l’ambiente e per il sistema economico: affidarsi a un partner esperto, evidentemente, paga”.

L'importanza delle regole


De Persio entra nel merito spiegando che dal punto di vista normativo le aziende sono obbligate “alla gestione del fine vita” di prodotti divenuti rifiuto.

Cobat garantisce la gestione del fine vita di diverse tipologie di rifiuto, assumendosi la responsabilità della corretta gestione. L’approccio di Cobat è di tipo collaborativo. Spiega De Persio: “Stringiamo accordi con gli enti locali e le associazioni che rappresentano sul territorio produttori di beni e imprese che hanno la necessità di gestire i propri rifiuti allo scopo 
di intercettare quanti più prodotti a fine vita”.

Rifiuti addio

Il rifiuto, in teoria, non esiste più: con l’economia circolare tutto dovrebbe rientrare nel ciclo produttivo. Per i relatori la strada più importante perché questo diventi prassi è quella di perseguire al massimo la lotta all’illegalità che condiziona il mercato e danneggia le aziende più virtuose.

Troppi produttori non sono iscritti al registro nazionale, nonostante le sanzioni (fino a 100mila euro), o magari utilizzano mezzi o impianti non autorizzati, reato per il quale è previsto addirittura l’arresto. De Persio racconta che ci sono intere tipologie di merci che spariscono dal circuito: dai frigoriferi alle lavatrici, cui magari si rubano i motori che vengono poi rivenduti illegalmente. “La prassi” spiega “è diffusa al nord come al sud”.

Tra i danni di questa pratica illegale ci sono certamente anche quelli ambientali: gli acidi delle batterie sono decisamente nocivi.

La chiosa all’unisono dei relatori è l’auspicio che si arrivi quanto prima alla scomparsa dei rifiuti.

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