Vincenzo De Luca non è un uomo delle istituzioni, è un'istituzione. Che suscita sentimenti forti e contrastanti, sempre e comunque.

È ospite di Panorama d'Italia il presidente della Regione Campania dal giugno dello scorso anno, che in passato ha ricoperto la carica di sindaco di Salerno ad interim da maggio a luglio del 1993 e, successivamente, da dicembre 1993 a maggio 2001 e da giugno 2006 a gennaio 2015.

Ha costruito il suo potere giorno dopo giorno, con un'escalation che, in alcuni frangenti, lo ha portato a ottenere un consenso bulgaro.

Scontroso, istrionico, decisionista, sicuro di sé fino al parossismo "Qui mi votano anche le pietre". È un uomo rigoroso, e che ama il rigore.

Senza peli sulla lingua
De Luca è anche uno che difficilmente la manda a dire. Come quando, l'altroieri, nel commentare la crisi pentastellata, ha dato delle "pippe" ai dirigenti del movimento, affermazione che fa il paio con la celebre quote sulla Raggi all'indomani della sua elezione al sindaco: "L'ho vista affacciata al balcone del Campidoglio, una bambolina che mi faceva tenerezza. Ora la vedo bambolina imbambolata".

Si siede alla sinistra del direttore di Panorama Giorgio Mulè il riformista ex dalemiano, fassiniano, veltroniano, "e ora renziano", gli dice il direttore. "No, è Renzi un deluchiano della prima ora, semmai...", risponde con il pubblico che riempie la sala di risate. E intanto su Twitter la rete inizia a cinguettare e in poco meno di mezz'ora #deluca diventa trend.

Il direttore ribatte: "Sarebbe pronto per andare a Roma?". "Per ora, sto meglio qui...".

Comincia così l'evento clou della quattro giorni di Panorama d'Italia sulla Costiera Amalfitana, con il format "Presidente mi spieghi..." durante il quale il direttore di Panorama sarà intervistatore e al tempo stesso si farà messaggero delle domande che ci hanno fatto pervenire i lettori. (qui sotto il Facebook Live dell'incontro)

Il nodo della sicurezza
"Come vede la sua città?", domanda il direttore. "La vedo bene, ma abbiamo una grande questione, quella della sicurezza, perché è piena di immigrati e imporre le regole di convivenza sta diventando un calvario".

La sicurezza... Uno dei grandi pallini di De Luca. Il web è pieno zeppo delle immagini parodistiche che lo ritraggono con il cappello da cow boy e la stella appuntata sul petto, in riferimento al soprannome che si è conquistato negli anni per la sua predisposizione alla zero tolerance: "lo sceriffo" è un tipo duro, radicale.

"Io sono d'accordo con la filosofia dell'accoglienza, ma ora c'è da occuparsi del secondo capitolo, quello dell'illegalità. Centinaia di extracomunitari che invadono le strade del centro per vendere oggetti contraffatti e per delinquere in varia maniera. Io sono per buttarli fuori. Chiedendo al governo italiano gli strumenti per farlo. È molto semplice: chi prende il secondo foglio di via va in galera."

(Applauso)

"Quindi meno strumenti repressivi e più affidamento alla legge...", precisa Mulè. "Io non temo la parola repressione" risponde De Luca, "le grandi comunità si governano anche così. Chi ha una vocazione solidaristica rivolta all'accoglienza deve essere rigoroso nel punire tutte quelle azioni che attentano alla sicurezza e alla serenità dei cittadini. Ci vogliono entrambe le cose".

Politica interna ed economia
Torniamo alle "pippe", anzi alle "mezze pippe" M5S. "Tecnicamente siamo di fronte a tre sfaccendati" taglia corto il governatore. "Di Maio fino a tre anni fa andava a mangiare la pizza con gli amici con la paghetta del padre. Si può mettere il Paese nelle mani di uno che non sa distinguere una delibera di giunta da un decreto?... Quello che sta accadendo oggi è la demistificazione di un movimento improbabile che ha raccontato idiozie per anni. Il solito Di Maio dichiara che sono vittime dei poteri forti, ma io credo che siano solo vittima della loro stessa stupidità. La cosa più seccante a margine di questo stato di cose è che, di fronte a questo disastro, le altre forze politiche non si rafforzano".

"Capitolo debito pubblico, austerity, sacrifici. In tutta Europa", sposta il focus il direttore.

"Noi rispettiamo le regole, in barba di quelli che le violano, Germania in primis. Ma c'è un limite. Dobbiamo essere responsabil, perché ridurre il debito pubblico è sacrosanto, ma dobbiamo farlo con buon senso, in modo che le regole non si trasformino in un incubo per i cittadini".

Un esempio emblematico, interviene Mulè è dato dal tragico evento del terremoto nel Centro Italia. "Perché non si è mai fatto nulla in materia di prevenzione e programmazione? - si domanda retoricamete De Luca -. Per via del debito pubblico, appunto, che ti fa stare sempre con l'acqua alla gola. Un problema ulteriormente accentuato dall'instabilità dei governi, che impedisce di pianificare, programmare, eccetera.

Una regione che deve crescere
La seconda parte dell'incontro è tutta dedicata alla Campania, a partire dalla domanda su quali siano le priorità degli investimenti previsti per la regione: "Li utilizzeremo per realizzare opere e infrastrutture già selezionate realizzabili entro il 2017. Vogliamo lavorare anche per ridurre lo squilibrio tra il porto di Salerno e quello di Napoli che ha qualche problema in più: è commissariato, mentre l'altro ha avuto finora un'amministrazione molto dinamica.

Poi investiremo sulle politiche ambientali. E sulla la valorizzazione delle eccellenze campane.

Ci sarà anche da rimboccarsi le maniche - risponde il presidente su richiesta a video di un lettore - per rilanciare l'aereoporto di Ponte Cagnano anche perché non è possibile che una regione di 6 milioni di abitanti abbia solo un aeroporto. Così come vogliamo far crescere Capodichino. Qui, però, con risorse private, ovviamente".

La Campania diventerà salernocentrica? lo provoca l'interlocutore.

"Babbarie, che sono un po' meno delle canagliate e più di più delle sciocchezze... Napoli è un patrimonio del mondo ed è una priorità per tutta l'Italia. Lavoriamo per valorizzarla, con meno fumo e più concretezza. E il suo rapporto con De Magistris? Ora deve passare ai fatti".

"Qualcuno" al nord, ci vuole sottosviluppati
Quando il dialogo si incentra sulla sanità, De Luca esordisce con una denuncia-choc: "Il vero freno a risolvere tutti i nostri problemi del settore è la spinta del nord a mantenere il sud in una condizione di sottosviluppo.

Un esempio eclatante è dato dal fatto che, con i rimborsi all'esodo per i malati, la Campania finanza la Toscana, l'Emilia-Romagna, la Lombardia, il Veneto... Ma la legge ci vieta di fare la mobilità attiva, cioè per chi vuole venire a curarsi qui, non ci sono rimborsi. Su questo aspetto dobbiamo intervenire e una delle prime cose che dovremo mettere in atto sarà risparmiare i 300 milioni che spendiamo oggi su questo esodo, oltre a trovare altro denaro dai tetti di spesa".

È anche vero, chiede in video una lettrice, che il ticket sanitario è tra i più alti d'italia. "La colpa - risponde il governatore - è dei 6 miliardi di debiti che hanno costretto ad accendere mutui su mutui per colmarli. Con un po' di pazienza, metteremo presto ordine".

Sanità e Terra dei Fuochi
Mulè riprende in mano il boccino e affronta il tema dell'occupazione, chiedendo a De Luca un riscontro sull'efficacia delle misure per agevolarla, decontribuzione alle aziende in testa.

"Nei primi cinque mesi dell'anno - risponde - abbiamo avuto 50 mila occupati in più. Certo, il quadro generale non è florido, salvo che in agricoltura e nel turismo. Ma novembre 2015 a oggi abbiamo immesso nel circuito economico oltre 1 miliardo di euro. E nei prossimi due mesi ne immetteremo altri 1,4 a favore di imprese e comuni".

Il gran finale spetta alla Terra dei Fuochi. "Primo: i rifiuti si accumulano perché i cittadini sono incivili, perché i comuni non li rimuovono, perché le piccole imprese che lavorano in nero, per non pagare gli oneri per gli scarti, pagano delinquenti per bruciarli. E poi ci sono i campi rom, che allevano specialisti nel settore.

Tra qualche giorno avremo una riunione in prefettura dove organizzeremo un nuovo monitoraggio attraverso la videosorveglianza, e poi aumenteremo i controlli tra le aziende per capire come effettuano lo smaltimento delle lavorazioni, ma soprattutto parleremo degli sgomberi dei campi rom.

Proporremo ai capi di accettare le nostre offerte di spostamento nelle case e chiedermo loro di far andare i bambini a scuola. Se rifiuteranno, sarà tolleranza zero, se ne dovranno andare. Dove? Non è un mio problema? Sotto il cielo stellato...".

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