Ritrovarsi a fare i visitatori della propria città è la quintessenza di quello che si può definire turismo emozionale alla scoperta di sensazioni inedite e speciali.

Questo è quantomeno ciò che si è cercato di evocare nell'evento che ha dato il "la" alla ventiseiesima tappa del tour Panorama d'Italia tra le bellezze del Belpaese.

La partenza è stata dal centro di Salerno e, in compagnia delle guide turistiche Paolo De Angelis e Ivana Calembo, si è offerto ai salernitani un percorso esplorativo nel centro storico della loro città, alla scoperta di una piccola - ma emozionante, appunto - sua porzione, concentrando l'attenzione sugli angoli meno conosciuti, anche da parte di chi, in questi luoghi, è solito passare nella sua routine quotidiana.

Dall'era moderna, un tuffo nella storia
L'appuntamento con gli iscritti all'evento è in Corso Giuseppe Garibaldi, proprio davanti alla Casa di Panorama d'Italia. Partiamo da qui, e percorrendo a piedi Corso Vittorio Emanuele - una delle principali arterie del centro - lasciamo alle nostre spalle la città moderna approdando a quello che è uno degli avamposti del centro storico, il Sedile di Porta Nova.

Strada facendo, ne troveremo altri dei cosiddetti "sedili", ovvero quei luoghi dove un tempo gli abitanti si riunivano per condividere il tempo e organizzare le attività del rione.

Percorrendo Via Mercanti in tutta la sua lunghezza, facciamo una prima tappa "di osservazione" sostando all'altezza di Vicolo S. Bonosio, con le sue pareti istoriate dai versi di Alfonso Gatto, poeta del Novecento che qui è nato e vissuto. Dopodiché transitiamo davanti a quella che un tempo era una delle cappelle in cui i destinati all'esecuzione in Piazza Porta Nova, avevano modo di comunicare, per l'ultima volta, con il trascendente. Oggi è una rinomata pasticceria.

Giochi d'acqua vanvitelliani
Alla fine della via, ecco il secondo "sedile", quello del Campo, con la sua Fontana settecentesca la cui realizzazione è attribuita a Luigi Vanvitelli, con i giochi d'acqua dei suoi pesci bronzei che richiamano quelli della Reggia di Caserta.

Particolare la storia delle quattro fioriere che ne adornano la parte alta, rimosse per ragioni di sicurezza dopo il terremoto dell'80, poi smarrite e infine ritrovate anni e anni dopo, e infine collocate nella loro posizione d'origine, contribuendo così a ripristinare il caratteristico impatto scenografico della piazza.

Attraversando poi uno degli stretti vicoli in salita che caratterizzano quest'area del centro storico, approdiamo a un altro luogo che per anni è stato completamente affidato all'abbandono e pressoché ignorato dai passanti, la Chiesa di S. Maria De Lama.

Riaperta nell'ottobre dello scorso anno, grazie anche all'intensa attività di recupero che ha visto il Comune avvalersi della collaborazione dei volontari del Touring Club Italiano ("Orgogliosi di averlo fatto", sottolineano in presenza del sindaco Vincenzo Napoli), questa sruttura, oggi, è fortunatamente la lontana parente di quella fatiscente che osserviamo nelle foto di archivio, e il suo recupero ha avuto una straordinaria forza propulsiva nel riavvivare l'intera zona circostante.

Due epoche attraversate dagli affreschi
Oltre agli affreschi della fase longobarda della città e all'iconografia bizantina, nella Chiesa di S. Maria De Lama spiccano le colonne tutte diverse tra loro, due delle quali rappresentano un caso anomalo: sono dipinte, rispettivamente con i ritratti di San Giovanni Battista e di S. Maria Maddalena.

A sormontare il tutto le forme settecentesche del soffitto a capriata.

Scendiamo poi nella cripta, dove ci troviamo di fronte a due fasi decorative: una del nono e decimo secolo a.C., l'altra posteriore, collocabile tra il quindicesimo e sedicesimo secolo a.C.

Tra gli affreschi e le emozioni che riescono a evocare, al piano di sopra la "scampanata" benaugurale del sindaco ci dice che il nostro breve viaggio volge al termine.

Ci rivediamo tra 21 giorni per il nuovo viaggio, nella Cagliari nascosta.

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