Libera dall'assedio dei tanti giornalisti accorsi al primo talk di Panorama d'Italia nella Costiera Amalfitana, il ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca Stefania Giannini torna a farsi intervistare dal direttore del settimanale Giorgio Mulè.

Oggi, per lei è stato un giorno importante, quello della firma del decreto per le immissioni in ruolo di 30 mila insegnanti, ma soprattutto siamo in pieno countdown per la riapertura delle scuole dopo la pausa estiva.

L'anno che verrà?
"Un nuovo anno - le si rivolge il direttore di Panorama - che si spera inizi 'regolarmente'...

"Da glottologa quale sono - ribatte il ministro - regolarmente per me significa che la scuola deve rispondere alla regolarità a cui viene chiamata. Il 'regolarmente' a cui lei si riferisce lei, è notevolmente migliorato, e a dimostrazione del fatto c'è che le critiche che i media fanno di solito, negli ultimi tempi si sono concentrate su altro. Le cito qualche numero: 1 milione di insegnanti, 250 mila dipendenti amministrativi, 9 milioni di studenti. È una macchina molto complessa, e può avere delle sfasature, certo, che però non sono aumentate, ma sono anzi diminuite. Grazie a due fattori: al piano assunzionale straordinario e al cosiddetto 'concorsone', il primo da 17 anni a questa parte".

"E a proposito della supplentite, che mi dice? Possiamo dire di averla debellata?", torna a domandare Mulè. "È un male molto grave e radicato: ma negli ultimi tre anni siamo passati da 120 mila a 90 mila unità, cioè un meno 25 per cento, una cifra coerente con la tabella di marcia che ci eravamo dati".

L'intervento al "paziente" è ben riuscito?
Il ministro è molto fiero della sua riforma, che considera un'operazione molto complicata su un paziente che sembra aver reagito molto bene a un intervento che finora, prima di lei, nessuno è stato in grado di portare a compimento.

"Però questo 'concorsone' non si è rivelato proprio all'altezza delle aspettative" le fa notare Mulè "viste le numerosissime posizioni vacanti che sono ancora da colmare".

"Verissimo - replica l'interlocutrice - alcuni candidati non si sono rivelati adeguati, ma ciò è avvenuto perché è stato un concorso molto selettivo, ma questo non lo ritengo un problema, anzi, lo considero un valore.

Entusiasmo sì, ma...
Ma, aldilà della strenua difesa, i punti controversi della riforma ci sono eccome. E il direttore li passa in rassegna uno a uno: dal famoso (famigerato) algoritmo che processa i dati delle richieste di nuove allocazioni degli insegnanti e delle scuole, alla chiamata diretta dei docenti da parte dei dirigenti scolastici, passando per l'organico potenziato, la valutazione dei docenti e l'autovalutazione degli istituti, il controverso test di ammissione a medicina e, ultimo non ultimo, la precarietà di una buona fetta di strutture scolastiche messa nuovamente in luce dall'ultimo terremoto nel Centro Italia.

La Giannini risponde a ognuna di queste perplessità, avvalendosi anche di dati e cifre (l'appena 2% di richieste di insegnanti in mobilità non evase, l'esiguità delle richieste di conciliazione dovute agli errori del suddetto algoritmo, l'80% di successi delle chiamate dirette) e si discolpa per la mancata applicazione del modello francese per l'ingresso a medicina e il patentino antisismico agli edifici scolastici e la mappatura delle strutture.

La (quasi) miglior riforma
Insomma, è vero orgoglio, quello che il ministro mette in luce quando parla della "sua" 107, che considera la miglior riforma fatta dal suo governo (dopo quella sul lavoro). "Addirittura - dice - è tanto innovativa da essere stata salutata con favore anche dalle opposizioni".

Ma nonostante tutto questo, e Mulè non tarda a ricodarglielo, il suo risultato sulla popolarità e sulla fiducia dei ministri è tra i più bassi.
E Giannini qui non replica. O meglio, esprime il suo dissenso sui criteri di misurazione del consenso.

Alla prossima.

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