A Salerno l'innovazione è di casa. Fatica a decollare ma c'è, si fa, e non sono pochi i giovani che tentano di far diventare un vero e proprio business una semplice idea di impresa.

Barbara Carfagna, giornalista del TG1 specializzata in innovazione e cultura digitale, ne ha parlato durante il workshop dedicato alle strade dell'innovazione e del rinnovamento che passano dall'imprenditoria di ultima generazione che si è svolto a Salerno nell'ambito di Panorama d'Italia.

Incontro in cui è stato assegnato anche il premio per le inizitive ad alto tasso d'innovazione "90 secondi per spiccare il volo" (Qui in cosa consiste il premio e come partecipare) andato a Alessandro Felaco, fondatore di una start-up tutta campana, Epoché Watch, che produce smart watch dall'aspetto "analogico" corredati da un display a scomparsa. Due mondi agli antipodi e apparentemente incompatibili, quindi, che quest'idea si propone di avvicinare.

Cog(n)ito ergo sum

Piccole e grandi storie d'impresa a Salerno hanno fatto da traccia a un incontro pieno di spunti, idee, critiche e analisi del mercato.

Si parte da un case history, Intertwine, che in inglese significa proprio "intrecciare". "È una piattaforma collaborativa per la stesura di storie - racconta il suo Ceo Gianluca Manca -. Della community fanno parte scrittori, giornalisti, blogger".

Da un piccolo strumento, seppure molto promettente, a un grande sistema: Watson, capostipite ed emblema dei sistemi cognitivi. Ne parla Giuseppe Ravasi, manager of cloud ecosystem development di Ibm Italia.
"Quello che stiamo cercando di fare oggi è mettere a disposizione questa intelligenza anche delle imprese di piccole dimensioni e ciò rappresenterà una grande innovazione e un'enorme opportunità di crescita per le single realtà aziendali e, di riflesso, per tutta l'economia".


4.0: non soltanto digitalizzazione
A Edoardo Gisolfi, presidente Gruppo servizi innovativi Confindustria Salerno, tocca il grande tema del 4.0 che, a suo dire, "non può limitarsi alla digitalizzazione. O meglio, deve riguardare altri aspetti, che la anticipano, la seguono, le fanno da contorno.

Parliamo delle infrastrutture, la banda larga per esempio, dalle quali non si può prescindere, o del tessuto industriale, che deve imparare a cooperare, diventare parte di un ecosistema.

L'altra parola-chiave è contaminazione, tra aziende già consolidate e stat-up: nella nostra visione, sono gli stessi imprenditori che fanno da incubatori (il cosiddetto mentoring) alle start-up adottandole, di fatto.

I casi concreti
Moneta e valore sono alla base dell'idea di Francesca Scarpetta e della sua start-up cambiomerci.com. "Siamo partiti dal concetto del baratto e lo abbiamo trasformato in versione 4.0. Ovvero, abbiamo creato una moneta complementare gestita dalla nostra piattaforma. Il tutto con tutti i crismi dal punto di vista fiscale".

Xoko opera, invece, nel mondo del turismo, "mediante - spiega il Ceo Fabio Cantone -  la raccolta e all'analisi dei dati nel settore, che le strutture del comparto possono utilizzare per migliorare il loro posizionamento sul mercato".

Francesco De Piano e la sua Muvers, start-up che opera nel settore degli eventi musicali, un'impresa molto local.

Permette agli utenti di selezionare il proprio evento musicale su misura e agli artisti di migliorare le proprie possibilità di esibirsi live nei locali.

Exit, questo sconosciuto
A Fernando Napolitano, presidente e ceo di IB&II tocca fare il punto sulle dimensioni attuali del fenomeno start-up. "Ad oggi, gli unici Paesi del mondo in cui questo può davvero ritenersi tale, sono gli Stati Uniti e Israele. E in Italia? Tutti fanno start-up, che sono diventate una sorta di ammortizzatore sociale.

Il problema qual è? Operiamo in un sistema chiuso, quando invece il successo di un'impresa ad alto tasso di innovazione si misura sulla base dell'exit, cioè sulla vendita e il conseguente introito. Che possono avvenire soltanto se, di fronte, c'è un mercato ampio, aperto".

Per ovviare a questo stato di cose, IB&II ha una serie di programmi realizzati in collaborazione con diverse realtà della formazione, della finanza, delle istituzioni e dell'imprenditoria.

Il gran finale
A chiudere la giornata è quindi l'intervento di Danilo Iervolino, presidente dell'Università Telematica Pegaso, in compagnia del suo ultimo libro Just Press Start(Up).

"Seimila start-up danno lavoro a settemila addetti - racconta Iervolino - e, in generale, hanno fatturati medi molto bassi. Tutto molto lontano dalla filosofia che stava alla base del principio che la ha ispirate: partire e volare in alto.

In italia, purtroppo, questa idea si è "tritata" ed ha assunto la forma molto diversa, più vicina a un modo per racimolare piccole quantità di denaro da enti di varia natura

Genio e concretezza, invece, dovrebbero restare i due pilastri fondanti, solo apparentemente agli antipodi. Ben miscelati da Internet, il luogo delle opportunità.

L'altro limite, nell'accezione di start-up nostrana, è un modo errato di concepire la cultura del fallimento, e poi quella cultura solipsistica cherende faticoso concepire la cooperazione come fattore di fondamentale importanza.

C'è infine un impianto normativo generale del tutto inadeguato per l'economia che avanza e si modifica mettendo in campo nuovi modelli.

Sarebbero mai potuti nascere in Italia Uber e Airbnb? La risposta è scontata. E questo soprattutto perché non ci sono state finora iniziative governative incalzanti, davvero decisive in tal senso.
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