Il giorno è quello giusto: il 9 settembre. Il luogo più magico di così non si può: Paestum, cornice ideale per la presentazione dell’ultimo libro di Valerio Massimo Manfredi, Teutoburgo, in questi giorni nelle librerie.

È stato un viaggio nel tempo quello di Panorama d’Italia nella tappa salernitana. Il pubblico che ha affollato l’evento ha ascoltato le parole dello storico in un’atmosfera incantata sullo sfondo delle rovine al tramonto.
“È vero che come popolo potremmo essere più organizzati e più diligenti - esordisce Manfredi - Ma siamo qui da 30 secoli. E queste cose sono nostre, le abbiamo fatte noi tanti secoli fa e grazie a Dio ci sono ancora. Il fatto che un gruppo di persone possa sedersi dentro un tempio greco intatto è una specie di miracolo. Eppure l’Italia è una virgola sul mappamondo”.

Manfredi prende quindi per mano donne, uomini, ragazzi e dal tempio di Nettuno li porta nel 9 secolo dentro una foresta impenetrabile, in una gola con i fianchi coperti di boschi e il fondo accidentato fatto di pietre che quando piove diventano pericolosi torrenti.

A Teutoburgo si è combattuta una battaglia spaventosa, racconta lo storico: 25 mila romani, tre legioni, furono sconfitte e massacrate dai germani. “Arminio e Flavius, suo fratello, vengono portati a Roma da piccoli. Lì crescono, studiano, imparano le arti marziali. Entrambi fanno carriera nell’esercito. Arminio, in particolare, diventa comandante degli ausiliari germanici e a un certo punto decide di tornare alle origini con un progetto grandioso e cioè unificare le tribù tedesche”.

Contemporaneamente Augusto vuole allargare l’impero ad est fino all’Elba “forse per raggiungere il confine di quello che i romani consideravano il limite delle terre emerse o più probabilmente per tutelare maggiormente l’impero riteneva necessario inglobare anche il popolo germanico”.

La battaglia dura 3 giorni e 3 notti lasciando sul campo 20 mila morti.
“Vedete - dice Valerio Massimo Manfredi - tutti gli imperi sono stati fondati sul sangue. Quello che fa la differenza è ciò che resta: devastazioni oppure una civiltà che continuerà a germogliare in altri luoghi come è successo nel nostro paese. Non c’è secolo, anno, ora in cui non si siano prodotte meraviglie”. Il popolo romano ha realizzato un sistema di diritto valido ancora oggi, 150mila acquedotti, 8 mila città con biblioteche, ippodromi, bagni pubblici con acqua corrente: “per arrivare a tanto dobbiamo arrivare al ventesimo secolo dopo cristo”.


© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Commenti