L’economia italiana è in una fase di evidente rallentamento, la prossima indagine del Centro studi di Confindustria lo certificherà, e serve una svolta nella politica economica: dagli interventi a favore della domanda, come gli 80 euro, che possono anche essere utili ma non sono strutturali, bisogna passare a sostenere l’offerta produttiva che significa far ripartire un circolo virtuoso capace, finalmente, di rilanciare la crescita: è la sintesi della linea confindustriale, come il suo presidente Vincenzo Boccia l’ha presentata oggi a Salerno, intervistato dal direttore di Panorama Giorgio Mulè, a Panorama d’Italia, come evento conclusivo della “tappa” di Salerno e della Costiera.

 

In questo quadro va letto anche il deciso sostegno di Confindustria al referendum: “La nostra posizione è stata espressa a giugno con grande chiarezza ed è per il sì al referendum. La stabilità del governo e anche la revisione dell’articolo 5 sono precondizioni essenziali per lo sviluppo”.

“Qualcuno di quelli che ci criticano per questo e auspicano il no”, ha aggiunto riferendosi probabilmente al papabile-leader del centrodestra Stefano Parisi, “affermano che se vince il no non cambia niente; appunto: noi invece vogliamo che i cambiamenti ci siano”. 

Però il sostegno metodologico al governo si ferma qui, ossia la stima per la linea e per le persone non si trasforma in un assegno in bianco: ciò che conta sono i fatti, che richiedono una svolta netta. “Non siamo contrari a misure che sostengano la domanda”, ha precisato Boccia alludendo ai numerosi interventi di questo tipo, dagli 80 euro ai vari bonus, “ma ripetiamo che non determinano un aumento stabile del Pil. Possono anche essere fatte, ma nelle scelte di politica economica prima di distribuire la torta bisogna farla crescere”.

Invece, “la nostra idea è chiara, occorre un intervento organico di politica economica con un piano a medio termine che metta la crescita in evidenza, indivuando nello sviluppo industriale una grande priorità. Ora una delle nostre proposte è la detassazione del salario di produttività. Come finanziare le risorse che occorrono? È la grande partita da giocare, evitando l’errore indicato da Roberto Perotti, cioè da una parte recuperare risorse con i tagli alla spesa e dall’altra limitarsi a spemderle per sostenere la domanda. Dovremo puntare su una politica dei fattori per rendere più competitive le imprese e riattivare così il circolo virtuoso dell’economia. Con una semplice politica della domanda non risolvi i problemi. Il deficit che si crea per finanziare la domanda non genera un Pil stabile”.

Boccia ricorda il gap di produttività che si è creato tra Italia e Germania, il 30% in meno ai nostri danni. “E viviamo in un’area a parità di moneta per cui, in un certo senso, il Paese forte ha svalutato ai danni del Paese debole. Poi c’è il problema della Brexit, se la sterlina venisse svalutata, sarebbe un problema in più per l’Italia. Per tutte queste ragioni incrementare la produttività diventa essenziale. Siamo consapevoli di non poter chiedere tutto, ma quindi, proprio in una dimensione consapevole, non possiamo che scegliere.

La spending review c’entra, se recuperi risorse per fare più spesa e non investimenti non serve. Prima occorre crescere e poi distribuire. Dalla logica degli 80 euro si passa al supporto della produttività. Dobbiamo andare tutti nella direzione di allargare la torta per poi distribuirla, e non sotto-sotto chiedere ognuno qualcosa. Noi come Confindustria abbiamo deciso di rappresentare gli interessi e non di difenderli. Di essere un ponte tra gli interessi delle imprese e quelli del Paese, quindi prima di formulare le nostre proposte ci chiediamo se sono nell’interesse del Paese, lo abbiamo spiegato anche alle nostre associazioni di categoria che, prima di ogni altra cosa, dobbiamo intervenire organicamente sulla politica economica”.

Ma quanto denaro pubblico serve per far ripartire la crescita? “Tre miliardi di risorse sono il minimo per iniziare una politica nuova”.        

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