Scianel è una camorrista, una fumatrice accanita, una giocatrice di poker.

Cristina è una mamma, una nonna (di tre nipotini), un'attrice della grande scuola napoletana del teatro d'avanguadia.

La crasi tra i due mondi è Cristina Donadio, divenuta una star del piccolo schermo grazie al suo ruolo di boss della serie tv Gomorra.

L'una, l'altra e la loro addizione sono qui a Ravello davanti al pubblico di Panorama d'Italia e accanto a Piera Detassis, direttrice di Ciak.

 

Le novità di Gomorra 3
Alla vigilia della terza stagione (l'inizio delle riprese è previsto tra ottobre e novembre) della serie tv rivelazione, è ancora (quasi) tutto top secret, salvo la modifica, sostanziale, dello scenario, che non sarà più concentrato esclusivamente sulle periferie degradate, ma anche nella Napoli dei quartieri metropolitani.

L'attrice, che nella città partenopea ci è tornata a vivere dopo una parentesi romana, ha trovato qui la principale fonte di ispirazione per costruire il suo personaggio.

Napoli in persona
"Scianel - e lo dico anche con un po' rammarico - è un prodotto della mia città. Sono partita da qui, vivendola, leggendola sui giornali, l'ho costruita, farcita il più possibile di questi stimoli, l'ho fatta diventare mia e l'ho affrontata. Infine l'ho divorata, l'ho fatta a pezzi e poi ne ho preso le distanze".

"C'è stato un momento di questo complicato processo che consideri cruciale?" domanda Piera Detassis.

"Nella mia preparazione ho incontrato una donna che ha fatto da coach sul linguaggio di Scampia ai personaggi femminili della serie. Lei mi disse 'a te io non devo insegnare proprio nulla. Devi solo ricordare che quando hai capito tutto fai capire che non hai capito nulla'". Tradotto: anche quando sei Scianel, tieni la barra sempre dritta sul fatto che si tratta di una donna".

"E che cosa è rimasto di tutto ciò, nella tua formazione di attrice?", chiede ancora la signora del cinema.

Croce e delizia
Senza un attimo di esitazione, e con sincero orgoglio, Donadio risponde: "Scianel è una delle cose migliori possa accadere a una donna di teatro. E' un regalo, è qualcosa di davvero prezioso".

"Ti avrà lasciato anche qualche ferita, però", incalza la Detassis.

"Nel mio caso, è stata la cosa migliore e la cosa peggiore. Mi spiego: fare teatro significa soprattutto lavorare molto e avere il contatto diretto con il pubblico. Ma poi, a fine spettacolo, tutto finisce. Dopo Scianel, invece, le cose sono molto cambiate. La riconoscono per strada, le chiedono i selfie... La sua presenza si estende ben oltre i confini fisici e temporali della rappresentazione teatrale. Considerato che rappresenta la malavita, l'illegalità, l'orrore, questo non sempre mi piace.

Un'icona, dunque. Finita anche nel presepe, ironizza la direttrice.

"Vi racconto un piccolo aneddoto: quando gli dissi che volevo fare l'attrice, mio padre mi rispose che mi avrebbe considerato davvero tale soltanto il giorno che avessi vinto l'Oscar. Ecco, la statuina di Hollywood, ahimè non l'ho (ancora?) vinta, ma in compenso, ho saputo che per il prossimo Natale, tra le popolari statuette ispirate ai personaggi dell'attualità ci sarà anche quella di Scianel".

Tutta colpa di una valigia (rossa)
Dopodiché, dal sacro si passa al profano: "In che modo sei sopravvissuta a una delle scene più memorabili della serie, quella del vibratore d'oro?"

"(Ride, ndr) Una sera sono uscita con Francesca Comencini e Valeria Parrella (sceneggiatrici della serie, ndr) e raccontai loro di quella volta che partecipai con le amiche a una di quelle dimostrazioni casalinghe di prodotti tipicamente femminili dove la classica valigia-contenitore non era la solita era rossa e non era piena di prodotti di bellezza o scatole per alimenti con i tappi colorati, ma di gadget erotici...

Alle due la vicenda piacque molto e decisero di portarla nella sceneggiatura. Da lì nacque una delle scene più drammatiche della serie, così piena di solitudine".

Lasciamo Scianel e torniamo da Cristina... "Come si vede quando si guarda allo specchio - le domanda la Detassis - più rivoluzionaria o più spregiudicata?".

"La seconda, ma nella "mia" accezione del termine, quella di una donna che ha messo sempre e comunque il suo privato in cima ai propri valori.

Una donna che ha vissuto un certo numero di cose, belle e meno belle, ed è stata sempre consapevole di volerle vivere. Questo mi ha reso più ricca dentro. E, allo stesso tempo, ha accresciuto il voluime del mio bagaglio di attrice, un patrimonio che va aldilà del personaggio che, di volta in volta, interpreto".

Il futuro in scena?
"Cosa le aspetta nei prossimi mesi?" conclude l'intervistatrice. "In attesa di saperne di più sulla nuova stagione di Gomorra, sarò a teatro nel cast di Bordello di mare con città.

Successivamente, un'altra parte dell'attrice che vive dentro di me, cioè quella che si diverte molto a indagare personaggi femminili, interpreterà la musa di Man Ray, quella donna rivoluzionaria che fu Kiki De Montparnasse. Canterò anche (e regala al pubblico un assaggio, ndr), e poi sarò anche al cinema come una delle protagoniste de La Parrucchiera, il nuovo film di Stefano Incerti".

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