La Sardegna è una terra di contrasti, e quello tra l'arretratezza di alcune sue aree e la grandissima propensione all'innovazione che negli ultimi 25 anni ha avuto un'impennata senza pari, è sicuramente tra i più clamorosi. Il tema è al centro del dibattito sulle start-up in territorio sardo durante la tappa di Cagliari di Panorama d'Italia.

Oggi, il concetto di innovazione è strettamente connesso con quello di start-up e pertanto, a partire da numeri di queste ultime sul territorio, è possibile avere un quadro generale molto soddisfacente sull'ecosistema nel suo complesso.

"La regione è al 12esimo posto nazionale per numero di start-up - entra nel merito Giuseppe Ravasi, manager of cloud ecosystem development di Ibm Italia -. Ma è anche l'ottava regione per numero di abitanti in rapporto alle aziende ad alto tasso d'innovazione create".

Qualitativamente ai vertici

Ma quello che colpisce di più, ben di più dei dati quantitativi, è la qualità di questa presenza, che colloca l'isola al secondo posto in Italia per la mole di investimenti ricevuti.

Mario Mariani, mostro sacro delle tlc e dell'hi-tech, con alle spalle una carriera splendete in Tiscali Italia (della quale è stato anche ad) e un presente da Ceo dell'incubatore The Net Value, restringe il campo, puntanto il mirino su Cagliari, quello che, a sua detta, è "l'epicentro del 'terremoto virtuale" che da oltre un ventennio scuote il fertile territorio sardo".

Sulla stessa linea di Mariani c'è anche Alice Soru, ceo di Tiscali Open Campus, che ribadisce il valore che il capoluogo sardo ha acquisito nella sua storia così intrisa di innovazione, in tutte le sue forme. Nel caso dell'imprenditrice, il termine ha assunto "la forma di uno spazio di co-working che da 3 anni produce un humus ideale per le start-up innovative, sia quelle in crescita, che quelle ai primi stadi di creazione".

"Anche i numeri che abbiamo noi - aggiunge Andrea Miccio, responsabile di imprenditorialità dell'area incentivi e innovazione di Invitalia - sono ottimi". Lo dimostrano le statistiche del programma Smart&Start, che la sua azienda ha avviato da qualche tempo per finanziare progetti ad alto contenuto tecnologico e innovativo. "Il dato sardo è davvero interessante - precisa Miccio - con un tasso di ammissione dei progetti ai finanziamenti superiore al 30%, circa 10 punti in più della media del sud italia".

Creatività e "ferocia"

C'è una start-up in Italia, che ha appena compiuto 10 anni. No, non si tratta di un errore, né di un ossimoro. Il perché lo spiega direttamente il suo fondatore e presidente, lo startupper Danilo Iervolino, fondatore e presidente dell'Università Telematica Pegaso che, in collegamento via Skype, trascina il pubblico tra la storia e la filosofia delle imprese ad alto tasso hi-tech, tracciando il profilo del giovane imprenditore innovativo ideale, riprendendo quanto ha raccontato diffusamente nel suo ultimo libro, Just Press Start(up): "È colui che sa tenere a braccetto idea e feroce concretezza, che sa operare all'interno di un network, non commette l'errore di sperare nell'exit in tempi brevi, e non ha paura di fallire, ma anzi, considera l'evenienza come un fattore positivo".

I casi di studio

La Clhub di Giovanni Sanna, giovane impresa tech che nasce in Sardegna con capitali californiani, "è di fatto una start-up che ne supporta altre, soprattutto quelle nel cosiddetto very early stage, cioè nella fase che segue subito dopo quella del'idea".

Antonella Arca ha una storia interessante e fortunata, cominciata nel 2013 a Madrid. "Ho fondato lì la mia start-up, ma poi ho deciso di tornare a casa, in Sardegna, e farla crescere qui. Nel 2016 siamo stati acquisiti dalla società inglese Buzz my videos, che ha utilizzato e utilizza tuttora le nostre tecnologie, basate a Cagliari, per il suo business".

Simone Ghiani, figlio del titolare della Grafiche Ghiani, che è una delle industrie del settore più importanti della regione, a un certo punto ha sentito l'esigenza di dare vita a uno spin-off incentrato sulla creatività e sul digitale. "Ed è stato così che è nata Publikendi, che ha oggi come suo fiore all'occhiello un'applicazione per la realtà aumentata che riesce a fare a meno dell'antiestetico QR Code".

Infine Vivocha (Video, voce e chat), la creatura di Federico Pinna: "La nostra è una piattaforma online che fa 'cose vecchie in modo nuovo', aiutando le aziende online a comunicare meglio con i loro clienti. Siamo nati nel 2012 e il nostro primo investitore è stato il nostro ex datore di lavoro. Poi ci siamo trasferiti per sei mesi in California, siamo tornati in Italia. E abbiamo avuto diversi finanziamenti (tra cui anche quello di Smart&Start) di una certa entità".

© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Commenti