Zambon: il colore rosa della ricerca

Tre donne alla guida della società farmaceutica. Puntano su tecnologia e sperimentazione e lanciano Xadago, farmaco innovativo per sconfiggere il Parkinson

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Elena Zambon – Credits: Alberto Bevilacqua

Antonio Rossitto

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È la più antica casa farmaceutica d’Italia, ha sedi in tutto il mondo ed esporta l’80 per cento del fatturato. La Zambon è nata a Vicenza nel 1906, dall’intuizione di Gaetano Zambon, un grossista di farmaci. Oggi l’azienda è nelle mani della terza generazione della famiglia. A guidarla sono le tre nipoti del fondatore: Elena, Chiara e Margherita. Sono loro ad aver dato a questo colosso da 2.700 dipendenti e 600 milioni di fatturato la spinta decisiva verso l’innovazione. "Solo in ricerca farmaceutica, nei prossimi anni, prevediamo di investire 154 milioni di euro" spiega Elena Zambon.

"Un ruolo decisivo ce l’ha ZCube, lo Zambon research venture: un acceleratore di start-up che supporta tecnologie e aziende all’avanguardia nel settore". Gli stabilimenti principali restano a Vicenza e Lonigo, a sud del capoluogo veneto.  "La società è molto legata alle sue origini" spiega Zambon. L’identità e i valori dell’impresa si nutrono continuamente di questo legame. Più solide sono le radici, più la storia aiuta a progettare il futuro. Tanto che proprio a Vicenza è nata la Fondazione Zoé, la Zambon open education, che ha lo scopo di diffondere una maggiore consapevolezza dell’importanza della salute”. Oggi la Zambon è in prima linea per la cura di malattie genetiche e neurovegetative. Nel 2013 ha acquisito, da Philips, la britannica Profile pharma: un centro di eccellenza per la cura della fibrosi cistica. Adesso la nuova sfida è lo Xadago, un innovativo farmaco per la lotta al Parkinson. Nei prossimi mesi sarà lanciato in diversi Paesi. A partire dalla Germania, dove la Zambon ha appena assunto 40 superesperti nella sua nuova filiale.

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