Mikol Belluzzi

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Si è aperta ieri a Vicenza la mostra dal titolo "Pelle, una storia italiana", una rassegna inedita per raccontare la suggestiva e nobile arte della concia, che in Veneto vanta una tradizione secolare. Il nastro è stato tagliato dal direttore di Panorama Giorgio Mulè e da Salvatore Mercogliano, amministratore unico di Lineapelle e direttore Unic, Unione nazionale industria conciaria. Un settore strategico per l’Italia che rappresenta il 66% della conceria europea e per Vicenza dove il distretto vale 6 miliardi di euro e si concentra nella valle del Chiampo, 130 chilometri quadrati di territorio, il più esteso e importante in Italia.

"Perché questa mostra? Potremmo parlare di orgoglio industriale, di amore per la nostra materia prima e per la nostra tradizione, ma c’è di più" ha detto Mercogliano. "Vogliamo raccontare per immagini l’eccellenza raggiunta dal nostro settore sotto tutti i punti di vista", spiega, passando attraverso i tavoli allestiti per dimostrare quali vette di accuratezza, sofisticazione e ricchezza possa raggiungere l’arte della concia applicata alle pelli più rare e attraenti, dalle migliori tradizionali europee a quelle esotiche più stravaganti o a quelle impensabili, come la pelle di alcune specie ittiche.


 

"Con quest’occasione vogliamo però porre l’accento sulle problematiche che le nostre imprese, pur con tutto il loro fortissimo orientamento all’estero, incontrano sui mercati. Il vero boicottaggio che subiamo, soprattutto in quei Paesi dove l’importazione delle pelli grezze da parte nostra viene scoraggiata o impedita, per quanto poi essi stessi siano privi delle nostre capacità di trasformazione”.

Intanto, però, la leadership italiana è talmente riconosciuta da avere il presidente italiano dell’Unic, Rino Mastrotto, anche al vertice dell’Associazione mondiale di categoria: del resto, su 50 miliardi di dollari di fatturato sviluppati dall’industria conciaria mondiale, circa il 12% viene fatto in Italia ed esportato per oltre il 70%: "C’è tradizione, passione per la materia prima, competenza tradizionale sempre rinnovata", spiega Mastrotto. "Sono gli ingredienti che ci hanno permesso di resistere alla crisi ma avremmo bisogno di un riconoscimento più unanime che ci consentisse di superare le barriere che ancora incontriamo".

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