Trento

Il vino si fa tecnologico

L'unione fa la forza: così il consorzio Cavit esporta tre quarti delle sue bottiglie

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Enrico Zanoni, direttore generale Cavit – Credits: Alberto Bevilacqua

La tecnologia non è solo in cantina, ma arriva anche in vigna. Tra i gruppi vinicoli più attivi su questo fronte c’è Cavit, il grande consorzio di cooperative trentine, che riunisce 11 cantine sociali e 4.500 viticoltori che coltivano 5.500 ettari e rappresentano il 60 per cento della produzione della provincia. Dal 2010 ha lanciato il progetto Pica, Piattaforma integrata cartografica agriviticola, che permette al vignaiolo di sapere quali sono i vitigni più adatti per il suo terreno e all’enologo di ricevere importanti informazioni sullo stato di maturazione delle uve e sull’organizzazione della vendemmia. «Il nostro gruppo ha grandi dimensioni, ma è come se fosse un’azienda artigianale. Questo strumento ci aiuta a gestire i tanti appezzamenti dei nostri associati, dove l’uva va raccolta in un brevissimo lasso di tempo» sottolinea Enrico Zanoni, direttore generale di Cavit, terzo produttore italiano, che ha chiuso il 2014 con 160 milioni di euro di ricavi, di cui il 75 per cento esportato fra America e Germania.


Oltre ai vini «fermi» più tradizionali, stanno andando particolarmente bene le bollicine, molto apprezzate anche da un pubblico giovane. «Stiamo crescendo a doppia cifra sia con il nostro spumante Trentodoc Altemasi, sia con quello a metodo charmat come il Muller Thurgau» continua Zanoni. «Sono prodotti che oggi piacciono molto soprattutto ai giovani americani: abbiamo realizzato anche nuovi vini di tendenza, proprio per andare incontro ai loro gusti».

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