L’occasione è la presentazione del suo libro sull’Islam: Non abbiamo abbastanza paura, pubblicato da Mondadori. Ma Vittorio Feltri, ospite a Spoleto per Panorama d’Italia, parla di tutto, com’è solito fare, senza filtri né reticenze. Dall’emergenza terrorismo alla politica italiana, passando per aneddoti personali e battute fulminanti. Intervistato da Giorgio Mulè, direttore di Panorama, e Alessandro Banfi, al timone di Tgcom 24, il giornalista comincia l’incontro parlando del tema della sua ultima fatica letteraria: “C’è stata la prima vittima italiana dell’Isis. Il pericolo è sempre più presente. Noi italiani, oltre a sottovalutare i pericoli del terrorismo, siamo anche bendisposti verso chi arriva con i barconi. Sono già alcuni milioni. E noi stiamo accettando quest’esodo. I controlli sono all’acqua di rose”. Per questo motivo, racconta, ha scritto questo libro: “Volevo rimarcare che la paura che proviamo non è sufficiente. La nostra civiltà e le nostre tradizioni tra dieci anni andranno a farsi benedire. E il buonismo da salotto ci porterà solo a essere uccisi per ultimi. Questo libro ha suscitato un po’ di fastidi, lo so. Ma io ne godo. Quando m’insultano ho ancora gli orgasmi”.

Mulè gli chiede un giudizio su come il Governo sta affrontando l’emergenza. Il discorso scivola sul ministro dell’Interno, Angelino Alfano: “Non mi sembra così sveglio” ridacchia Feltri. “Lo stesso Silvio Berlusconi, dieci minuti dopo averlo nominato suo erede, disse che non aveva il quid. E anch’io in effetti non lo intravedo. Ma non voglio parlarne male: si attira già abbastanza antipatie da solo”.

Il giornalista ricorda anche il suo legame con Oriana Fallaci: “Queste cose lei le ha scritte per prima e meglio degli altri. Negli ultimi della sua vita è stata criticata molto per i suoi impeti. Ma il vero motivo per cui però l’hanno tanto odiata è perché per tanti anni è stata di sinistra. Poi però disse che la guerra nel Vietnam era un errore: e scese dal carro dei comunisti. Scrisse pure un bellissimo libro antiabortista: “Lettera a un bambino mai nato”. E andò in odio pure alle femministe. Ma era una donna perbene e rispettosa. Mi irrito quando ancora oggi la criticano”.

Al pubblico, centinaia di persone accorse al Teatro Caio Melisso, non risparmia nemmeno aneddoti personali sul suo rapporto con la scrittrice. Poi torna al tema principale dell’incontro: “Insieme ai poveracci che scappano ci sono anche tantissimi delinquenti. E noi non possiamo rinunciare a secoli di storia per far felici i cammellieri” provoca. “Non dobbiamo dimenticare la nostra storia per uno stupido buonismo”.

Feltri però si dice sicuro che “al primo attentato, in Italia cambierebbe la musica”: “Com’è successo con i brigatisti. Negli anni Settanta, erano “compagni che sbagliano”. Ma quando rapirono e uccisero Aldo Moro ci fu una mobilitazione popolare unica. E in due anni il terrorismo fu quasi debellato. Temo che con l’Islam accadrà lo stesso”.

Mulè gli chiede un giudizio sull’ondivaga politica estera del premier, Matteo Renzi: “Prima di dire “armiamoci e partite” ci pensa bene. Anche perché noi la guerra oggi non possiamo farla nemmeno a San Marino: non abbiamo più i mezzi”.

Si passa poi all’attualità italiana. A partire dalle critiche del presidente del consiglio ai talk show. “Le sue osservazioni sono giuste” ammette Feltri. Che poi però si lascia andare a una sferzante critica alla categoria. “Tutti dicono che i giornalisti devono avere la schiena dritta. Ma appena la raddrizzano, giù bastonate. La verità è che i giornalisti sono liberi. Ma solo di attaccare l’asino dove vuole il padrone. Per questo sono un po’ sputtanati: si può anche usare la saliva al posto dell’inchiostro, ma con moderazione magari”.

“Chi sarà il prossimo leader del centrodestra?” gli domanda infine Banfi? “Sono per una dittatura» risponde Feltri. “Però con me al vertice”.

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