Redazione

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Un migliaio di persone stipate finanche nel loggione del Teatro Nuovo di Spoleto lo hanno aspettato trepidanti per quasi un’ora. Fino al suo scoppiettante arrivo: “In Italia ci siano i soldi per pagare Denis Verdini ma non per ristrutturare la Chiesa di San Giacomo a Spoleto” ha esordito Vittorio Sgarbi, ospite di Panorama d’Italia per una lezione sulla città e le sue bellezze artistiche.

“Spoleto è l’unica grande città italiana del passato che ha anche un grande presente, grazie al teatro e all’arte. In Italia è stato distrutto tutto... non c’è quasi nulla di memorabile realizzato dal 1950, a parte forse il Pirellone e la Torre Velasca a Milano. Negli ultimi cinquant’anni abbiamo vissuto una devastazione del nostro patrimonio artistico. I teatri costruiti dopo il 1960 sembrano fatti da maniaci sessuali. L’oscar del brutto va al Tribunale di Firenze, costato un miliardo: un insulto alla civiltà”.
 
Un affondo che serve ad esaltare, come contrasto, l’unicità della città umbra: “Solo una cosa ha segnato un vero Rinascimento in Italia: il Festival dei due mondi di Spoleto, concepito da un uomo straordinario come Gian Carlo Menotti. Un evento che la trasforma per venti giorni nella capitale del mondo. Qui, oltre alla dimensione del patrimonio artistico, c’è anche quello delle attività culturali. Ha una contemporaneità unica. Questo è il maggior vanto della città, che ha avuto anche la fortuna di trovare un grande scrittore che ne ha celebrato il culto: Alberto Arbasino”.
 
Mentre sullo schermo montato sul palco scorrono immagini di chiese e dipinti (che potete sfogliare qui sotto), Sgarbi incanta gli spettatori con la sua lezione sulle opere d’arte di Spoleto.

A partire dal Ponte delle torri e dalla Rocca albornoziana che meravigliarono Wolfgang Goethe ed Hermann Hesse. “Sembrano nati insieme per unire le due colline” dice Sgarbi. “Sono una meraviglia nata dalla mano di Dio. Una cosa che sembra necessaria”. E poi la romanica Chiesa di San Pietro, “con rilievi di straordinario interesse”. O la basilica di San Salvatore del VII secolo, “il più importante monumento longobardo della città”. E ovviamente il celeberrimo Duomo, con l’affresco di Filippo Lidreppi, “uno dei più belli del Rinascimento italiano”.
 
Non sono mancate, ovviamente, le digressioni sull’attualità, provocatorie come solo Sgarbi sa fare: “I Casamonica non sono la mafia” ha esclamato Sgarbi dal palco, tra la generale ilarità. “Chi fa un funerale del genere, davanti a tutti, non è un boss ma un coglione. Anzi, hanno buttato petali di rosa: sono stati di animo delicatissimo. È solo l’ennesima e tonante bufala spacciata agli italiani”.

Ma qui a Spoleto importa poco. La città vive di una bellezza sua che non conosce distorsioni. E che, come lo stesso Sgarbi si è augurato, "deve guardare il suo passato come fosse il suo vero futuro”.

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