Certosa di Calci – "Luoghi e tesori nascosti" - Lezione di Vittorio Sgarbi
Pisa

La Certosa di Calci: un'astronave di modernità

Le opere scultoree di Nicola e Giovanni Pisano raccontate da Vittorio Sgarbi a Panorama d'Italia - FOTO e VIDEO

“Non è una certosa ma un’astronave calata a Pisa. Un luogo definitivo e determinante”. Nel refettorio della Certosa di Calci, magnificamente celata da una vegetazione fitta che la protegge e la conserva, Vittorio Sgarbi ha rapito i visitatori accorsi per assistere alla lezione d’arte, affabulazione, politica e polemica, che solo questo strano animale della pittura raccontata sa mettere in scena. Nella prima giornata di Panorama d’Italia qui a Pisa, Sgarbi ha sviscerato la Certosa, parlato di Barocco, restituito blasone ad un secolo, il Seicento, che ha inaugurato la modernità.

 

Se è vero che il gusto patisce mode e oscillazioni, Pisa ne è la dimostrazione. “Luogo di ristoro per Leopardi, Pisa è stata nel tempo spodestata da Lucca grazie al cinema di Luchino Visconti che volle ambientarci “L’Innocente” e non solo” ha cercato di motivare Sgarbi.

Attratto da tutti quei luoghi considerati minori ma che minori non sono, Sgarbi ne ha spiegato la ragione parlando della piazza dei Miracoli “luogo del mondo” contrapposto al museo di San Matteo che cela tesori ed è visitato da soli 10 mila visitatori ogni anno. Ma perchè Pisa e la Certosa?

“Perché qui inizia la scultura italiana con Nicola e Giovanni Pisano”. Una vera e propria ossessione per Sgarbi sin dai tempi del liceo: “Per la mia professoressa esistevano solo questi due scultori, dal 1960 al 1970 per me sono stati un cruccio”.

Nel refettorio di questo convento, fondato nel nome di un santo singolare come San Bruno, Sgarbi ha raccontato e scherzato sui certosini. Chi erano i certosini? “Uomini la cui regola è non far nulla. Non pregano. Non lavorano. La loro missione è quella di essere poco scocciati”.

E mentre Sgarbi seduceva, tutta la Certosa sembrava essere anch’essa una comunità che si divertiva ad ascoltare gag e sapienza, ma anche le invettive contro Expo, Palazzo Italia o contro l’Albero della Vita che Sgarbi non ha lesinato. “Il mio tentativo è restituire a Milano il suo Expo reindirizzando il flusso dentro Milano”. E qui tornano in scena proprio i due scultori e le loro opere che Sgarbi è riuscito a far giungere a Milano.

“Giovanni Pisano è l’equivalente di Giotto, primo pittore moderno dove l’uomo è protagonista, mentre Nicola Pisano è il primo scultore gotico. Dal 19 maggio 9 sculture arriveranno saranno esposte nella chiesa di san Gottardo, a pochi passi dal Palazzo Reale”.

Ma nel refettorio, Sgarbi ha illustrato con completezza di riferimenti e tecnicismi l’affresco di Bernardino Pocetti, un’ultima cena che è diretta emanazione del magistero di Leonardo.

“Dopo 100 anni un pittore ne sente ancora la modernità di quella cena. Leonardo stringe gli apostoli in gruppo di tre. Qualcosa che fa anche Pocetti. Ognuno stabilisce un rapporto interpersonale. C’è un elemento psicologico. Ognuno nel dialogo manifesta una reazione a quello che avviene” dice Sgarbi. Ma cosa ne fa un’opera chiave di un secolo?

“San Giovanni nell’affresco del refettorio della Certosa di Calci ha un comportamento da innamorato. Così come aveva fatto Leonardo, anche Pocetti lo isola. Cristo è solo. San Pietro gli batte sulla spalla. Grazie a questa intuizione viene allontanato da Giovanni. Il Pocetti ha emendato la lezione di Leonardo”.

Solo dopo aver spiegato prospettiva e geometria dell’affresco, Sgarbi si è allontanato dal refettorio accompagnato da un fiume di visitatori fermi ad ammirare l’opera di Giuseppe Rolli. “Un’opera che rimanda alla scuola del Guercino e del Carracci. Corpi armonici e nulla di realista. Una pittura teatrale che grazie al poeta Piero Bigongiari è stata riscoperta” ha spiegato Sgarbi prima di concludere la sua lezione di fronte alla pala d’altare di Baldassare di Volterra, pittura scura e volti accecanti. Per una sera mai convento fu più rumoroso.

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