Pisa

Giorgio Panariello: "Il mio sogno? Lavorare con Benigni"

Il comico chiude la tappa di Panorama d'Italia a Pisa, racconta la sua rivoluzione (sarà attore drammatico) e i suoi sogni - FOTO e VIDEO

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L'attore comico Giorgio Panariello intervistato dal direttore di Ciak Piera Detassis – Credits: Silvia Morara

“È vero. Vedrete un Panariello drammatico nel prossimo film di Mimmo Calopresti”. Così Giorgio Panariello ha annunciato la sua svolta da attore comico a drammatico durante l'intervista con la direttrice di Ciak, Piera Detassis, che lo ha intervistato a chiusura del tour Panorama d’Italia di tappa a Pisa.

Al cinema Lumière, il più antico d’Italia che Carmine Zappacosta ha trasformato in un luogo dove l’arte si sposa con la gastronomia e la musica "perfino quella tecno", il comico toscano ha rivelato la parte meno nota di sé. E quasi come a voler sottolineare la svolta, Panariello ha sfoggiato una maglia manifesto in cui campeggiava una scena del film Il Sorpasso di Dino Risi: "Ecco, Vittorio Gasmann era uno che sapeva da comico farsi anche drammatico, così come Robin Williams, l’attore che più ho amato".

 

Insomma, un Panariello diverso e inquieto quello di scena a Pisa. Un’inquietudine che come ha spiegato la Detassis, emerge sin dai titoli dei suoi spettacoli: "Panariello non esiste", "Faccio del mio meglio".

"Esprimo quello che sento. Il titolo "Panariello chi" è nato per caso. Quando giravo le immagini dello spot, il direttore generale della Rai mi vide sul cavallo di viale Mazzini. Chiamò e chiese chi fosse quell’uomo a cavallo. Gli rivelarono chi fossi e rispose: “Panariello.. ma Panariello chi?”.

Il nuovo corso

Ma a tenere banco nell’incontro con la Detassis è stato appunto il nuovo corso dell'attore: "Ho girato un film con Mimmo Calopresti dal titolo “Uno per tutti”. Calopresti ha dimostrato coraggio. È un film drammatico dove interpreto un poliziotto, ed è nato da un fatto di cronaca. Intrepretarlo è stato difficile, dovevo stare fermo. È stato faticoso togliere tutto ciò che avevo di comico. Credo di esserci riuscito”.

Per Panariello quasi una scelta obbligata. "Gli attori comici nascono in realtà sulla tragedia. Pensate a Fantozzi - incalza Panariello - può essere tragico e divertente. Tuttavia non rinuncio a far ridere la gente. Oggi fare ridere è un impegno, direi che ce lo chiede l’Europa. In realtà voglio sperimentarmi su più cose. In Usa attori straordinari nascono comici, ma passano al cinema drammatico".

Di sicuro non più sulla regia, un flop per l'attore comico. “Ho fatto cadere la torre di Pisa” ha detto ironico.

Ma c’è stato spazio anche per rivalità campanilistiche e battute. Fiorentini e livornesi? “Si amano, si gettano le rose. Stasera tutti e cena e poi vediamo chi torna a casa…” ha detto Panariello facendo sorridere tutti a prescindere.

Il fenomeno

Ma come nasce il fenomeno Panariello? "La mia palestra è stata la strada. I miei mostri li ho visti veramente. Il cinema era il bar. Entrava Merigo ubriaco ed era subito teatro. Quando non gli rubavamo la bici era quasi triste. Il bagnino Mario che diceva bugie era un uomo vero, non un carattere. Ho preso spunto dal mio paese. Il mio primo personaggio è stato proprio Mario il bagnino. È nato in auto con Carlo Conti. Renato Zero invece era proprio un amore da fan. Lo aspettavo per ore a fine concerto. Una sua autrice mi disse che gli assomigliavo. Da lì ho iniziato a imitarlo. Oggi siamo come fratelli".

Il cinema? "Sono un onnivoro di pellicole. Il mio sogno è fare un film con Roberto Benigni, ma anche pensarne uno con Pieraccioni e Zalone”. E quando Piera Detassis gli ha fatto notare che Benigni non sta facendo cinema, ha risposto (scherzando): "Appunto per questo è il momento giusto".

Occasioni importanti e perdute

Quanto a occasioni importanti che ha saputo cavalcare nella sua vita, il comico ha citato la pubblicità ("Ho accettato pensando a Carosello, forse è invasiva, ma mi piace che la gente mi riconosca per strada"), la chiamata di Calopresti ("mi ha provocato un brivido"), la proposta di Neri Parenti per girare il nuovo "Amici Miei" insieme a Enzo Montagnani su progetto già approvato da Mario Monicelli ("È come se mi avesse chiamato il ct della nazionale”).

Panariello ha anche parlato delle occasione perdute. “Per fare “Torno Sabato”, lo show che mi ha lanciato ho fatto molte rinunce. In quel momento Pupi Avati mi offrì la parte che poi è andata ad Antonio Albanese, ho rifiutato di interpretare Gino Bartali poi interpretato da Favino, quello che considero il migliore attore italiano, ma ho dovuto dire no anche a Sergio Castellitto per “Non ti muovere” ruolo poi toccato a Giallini”.

Il futuro del comico

Panariello è pronto per la fiction. "Sarà in 8 puntate e presto ne saprete di più... ma ho anche scritto un film con Marco Martani, uno spettacolo teatrale. Non credo di aver fatto tutto, voglio fare ancora molto”. Ancora per far ridere? "Certo, smettere con la comicità è impossbile" ha sottolineato l'attore. "Mi piace vedere ridere gli spettatori. Mi accorgo sempre se qualcuno non ride. Alla fine meglio perdere un amico che una battuta. Noi comici siamo fatti cosi”. Il pensiero va alla battuta sull'ex ministro Anna Maria Cancellieri a Sanremo che tanto ha fatto discutere.

Malinconico? "Il comico è più sensibile rispetto ad altri attori. È un mestiere di empatia. L’attore drammatico è bravissimo, ma il comico deve entrare dentro". Ma esiste anche un Panariello “impegnato”. “Ho girato un cortrometraggio per la Cgil. Da Naomo a sindacalista. Povera Camusso! Ma questa è la conferma che un attore si deve trasformare". La missione del comico? “Continuare a prendere in giro il re”.

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