Pisa

A Pisa le ricette per fare start up di successo

Le testimonianze degli startupper, i consigli di aziende e esperti in una tavola rotonda piena di giovani con nuove idee di business - FOTO e VIDEO

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"Fare start up in Toscana si può" – Modera l’incontro: Barbara Carfagna (giornalista di Tg1), al centro del tavolo con gli ospiti – Credits: Silvia Morara

Fare start up? In Toscana si può. Una convinzione che è anche il titolo dell'incontro organizzato a Pisa da Panorama d'Italia e moderato dalla giornalista del Tg1, Barbara Carfagna. In una gremita sala degli stemmi dell'università Normale a confrontarsi con la giornalista gli startupper toscani che qui a Pisa ce l'hanno fatta. "Come conciliare il passato e il futuro all'italiana?". Così ha introdotto Carfagna il dibattito. Al tavolo Alessandro Filippeschi (che costrusice esoscheletri per la riabilitazione con la sua Wearable Robotics), Nabil Arafin (Awhy), Eleonora Romiti (Jos Tecnology), Marco Giannini (docente di organizzazione Aziende industriali all'universita di Pisa), Giuseppe Ravasi, (Manager of Cloud Ecosystem Development, IBM Italia), Laura Botti (fiscica cofondatrice di Zen up), Gioacchino Bellia (Responsabile rapporti con le Start-up di Generazione Enel) e Fabian Thobe (Cmo di Kiunsys).

Presenti anche i ragazzi del master intensivo in CIBA con la direttrice Diana Pardini. Cinque di loro hanno raccontato la loro idea di start-up.

 

La realtà pisana è molto fertile, come ha spiegato Marco Giannini, professore di organizzazione delle aziende all'università di Pisa. "È caratterizzata da un ecosistema creativo. Permette molte attività di ricerca e favorisce la nascita di nuove imprese - spiega prima di concentrarsi sulle difficoltà degli startupper. "Ci sono 2 momenti delicati: far nascere l'impresa e farla sopravvivere. Il soggetto deve acquisire la capacità di essere imprenditore. La fase di start-up è un processo di incubazione. Il mercato oggi richiede innovazione ed efficienza".

Ma si può sopravvivere senza la struttura snella di una start up? "A Pisa ci sono le piccole e medie imprese. Per queste non è un problema continuare a sopravvivere nonostante la crisi. Il problema è la crescita: affrontare la sfida della qualità" aggiunge Giannini. "E per qualità non si intende solo quella del prodotto. Per qualità si intende la capacità imprenditoriale. Anche i settori tradizionali devono competere".

Si tratta di un processo ormai partito da anni secondo Gioacchino Bellia (Responsabile rapporti con le Start-up di Generazione Enel). "In un momento in cui c'è una contrazione dei consumi energetici, la parola d'ordine è flessibilità e innovazione. Ma ci vuole competenza e la scintilla giusta. Più numerose sono le lampadine presenti, più alta è la probabilità che una o più d'una si accendano rompendo gli schemi e il paradigma. Per fare questo bisogna guardare i piccoli semi. Enel li coltiva attraverso una collaborazione con le start up. Ma Enel fornisce soprattutto la conoscenza e le strutture, mentre dall'altra parte le start up mettono l'idea. Un esempio di quanto detto è Incense, un consorzio con 4 partner che ha da poco lanciato un bando a cui hanno partecipato 200 start up e che si è concluso con 14 vincitori. Ai vincitori sono andati 150 mila euro e supporto da Enel; purtroppo molte volte ci siamo trovati di fronte a un elevato potenziale ma con assenza di direzione. E a testimonianza che in Toscana fare start up è possibile basti dire tra le 14 start up vincitrici, 2 sono proprio toscane ed una pisana. Si tratta di Zen Up che si occupa di misurare i consumi di gas.

Ma come è nata? "Nel 2014 - dice Laura Botti - avevo già rapporti con Enel sin dal 2006 quando ha adottato i nostri sistemi fotovoltaici a concentrazione. La nuova sfida era misurare i consumi termici. Incense è stato fondamentale non tanto per il denaro, ma quanto per l'approccio al business. Purtroppo alle piccole aziende manca la visione strategica delle grandi aziende, per questo è fondamentale la collaborazione".

In collegamento dagli Usa, Fernando Napolitano ha invece indicato i vizi e le virtù delle start up: "Dobbiamo insegnare ai ragazzi a fare impresa. Insieme a un'organizzaizone di New York, portiamo le start up italiane negli Usa e le facciamo confrontare con quelle americane. Un esempio è quello di Alberto Pepe, pugliese e astrofisico che ha lanciato una piattaforma di scrittura di lavori scientifici. L'Italia deve confrontarsi con gli Usa. Il passaggio negli Usa è un passaggio fondamentale e non un un senplice atto di virtuosismo".

Ad aiutare, cosi come fatto da Telecom, anche Ibm come ha spiegato Giuseppe Ravasi, Manager of Cloud Ecosystem Development di Ibm Italia: "Creiamo ecosistemi attorno alle start up. Le aiutiamo con la tecnologia, offriamo loro le risorse tecnologiche e le piattaforme sicure in maniera gratuita. Un esempio significativo è Whatsapp che all'inizio si è appoggiata a Ibm. Chiunque abbia un'idea sa di trovare in IBM il supporto. Sui cloud abbiamo fornito crediti pari a 12 mila euro ogni anno, in altri casi 120 mila euro. Stiamo erogando 100 mila dollari al mese di piattaforme gratuite. Le aziende affermate sul mercato non lavorano più da sole ma in ecosistema, si appoggiano e collaborano con le start up. Il fine dell'Ibm non è acquisirle, ma arricchire l'offerta grazie a nuove soluzioni".

Ma eccole le storie di impresa: a partire da Nabil Arafin, un giovane che ha fondato Awhy. "L'idea è nata mentre mi trovavo in una azienda. Il customer service rispondeva alle domande dei clienti. Mi sono accorto che quelle risposte potevano essere automatizzate. Oggi ci rivolgiamo ad aziende e-commerce e per queste cerchiamo di ottimizzare il tempo e le perfomance di risposta. In Awhy siamo in cinque, età media 24-25 anni".

Fabian Thobe, cmo di Kiunsys start up che sviluppa soluzioni innovative per la gestione della mobilità e della sosta. "Le nostre soluzioni per la Smart Mobility e lo Smart Parking sono già state adottate con successo da oltre 25 città in Italia e in Europa, ma il primo comune ad aver sperimentato i prodotti Kiunsys è stato proprio quello di Pisa" ha spiegato Thobe

Altro esempio originale di start up è quello della Wereable Robotics di Alessandro Filippeschi: "Facciamo robot che aiutano a recupare dopo un incidente. I primi utilizzatori sono ospedali, centri di fisoterapia e istituti di ricerca. Ci piacerebbe allargare senza vincolo temporale a mercati interessanti. Le nostre protesi robotiche interagiscono con l'uomo ma non creano una dipendenza dalla macchina". E una nuova presa si è inventata invece Eleonora Romiti di Jos Tecnology che lavora nel campo dell'elettricità a bassa tensione. "Un unico alimentatore di 12 volt su una superficie con infiniti punti di ricarica magnetici". In Toscana le start up si sono già fatte adulte.

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