Modena

Bollicine di lambrusco

Da quattro generazioni i Chiarli esportano il loro vino in tutto il mondo

Chiarli

Mikol Belluzzi

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La vendemmia è terminata nei 50 ettari di vigne attorno a Villa Cialdini, da 130 anni di proprietà della famiglia Chiarli e dove il gruppo vinicolo modenese ha costruito la sua cantina d’eccellenza, dedicata alla linea premium e agli spumanti realizzati col metodo charmat, a Castelvetro nel cuore produttivo del lambrusco Grasparossa. «Per l’uva è stata una buona annata, per i vini è ancora troppo presto per dirlo» preferisce non sbilanciarsi Anselmo Chiarli che insieme al fratello Mauro rappresenta la quarta generazione della famiglia modenese impegnata nella produzione di lambrusco di qualità e al vertice della più antica realtà vinicola emiliana ancora in attività.

«Il lambrusco è il vino più consumato d’Italia per via del suo basso prezzo, ma noi in questa cantina d’eccellenza, dove il succo d’uva in purezza fermenta per due mesi a bassa temperatura, vogliamo dimostrare che si può realizzare un prodotto di alta qualità per rilanciare anche l’export». Di cui il marchio Chiarli è un precursore. «Già ai primi del Novecento la nostra azienda spediva merce in tutta Europa e partecipò all’esposizione di Parigi che premiò il lambrusco Chiarli con la prestigiosa Mention Honorable». Una qualità tuttora riconosciuta da tanti Paesi come Gran Bretagna, Giappone, Germania e Stati Uniti, mentre la crisi russa ha ridotto della metà l’import nella nazione. «Vedo qualche difficoltà anche in Brasile, ma chiederemo il 2015 a 38 milioni di euro, registrando solo con piccolo calo».

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