Vittorio Sgarbi

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Matera vive una condizione di euforia nella proiezione verso il futuro del suo passato di miseria, che oggi è ragione di riscatto. Matera si è risparmiata un insensato sviluppo industriale e un’umiliante edilizia popolare. In mezzo secolo i luoghi di povertà e malattia, gli insalubri Sassi, sono diventati spazi privilegiati per soggiorni romantici, pittoreschi o d’avventura. Tante grotte con decorazioni pittoriche o plastiche, da abbandonate e inaccessibili, sono state restaurate e rese praticabili in condizioni museali ideali.

 


Fra tutte si distingue la Cripta del Peccato Originale, recuperata e studiata (in una importante pubblicazione dell’editore Giuseppe Barile) dopo essere stata scoperta nel 1963. L’emozione di quelle immagini e la loro intatta presenza è di gran lunga superiore a quella di un’opera di Picasso. Per una incoercibile atemporalità Matera è un labirinto di case e di sassi. Una città che dalla miseria è diventata capitale europea della cultura, in una prospettiva che la rende unica al pari di Venezia.

Nel suo museo, in palazzo Lanfranchi, sono ospitate opere fondamentali provenienti dalla collezione D’Errico di palazzo san Gervasio, una serie di capolavori di scuola napoletana fra i quali si distingue l’inarrivabile e incomparabile Maestro di palazzo san Gervasio, un pittore di realismo magico innestato sulla lezione di Caravaggio, con un quadro da non perdere che rappresenta oggi la Basilicata nel padiglione Eataly nell’Esposizione universale di Milano. Ancora Matera negli ultimi anni si è distinta in una formidabile opera di promozione dell’arte contemporanea, a partire dal Circolo della Scaletta, con le importanti mostre suggestivamente ambientate negli spazi dei Sassi.

Le sculture, specie se astratte, hanno così trovato spazi ideali fra le pietre. In questa condizione di rinnovamento, di nuova vita, per non dire tecnicamente Rinascimento, Matera ha ospitato il "museo della follia" con numerose opere e installazioni, sotto la sapiente regia vitalistica e insieme macabra (come il soggetto chiede) di Cesare Inzerillo. La costrizione della grotta, pur vasta e labirintica, favoriva l’effetto di perdita di sé, di disorientamento, di alterazioni tipiche del mondo dei malati. Matera è risorta con il rovesciamento dei luoghi comuni: della miseria ha fatto ragione di orgoglio. Lo stesso museo, con l’integrazione di una grande mostra che mette a confronto Antonio Ligabue e Pietro Ghizzardi, vitalissimi pittori, è ora allestita a Mantova, per molti versi complementare a Matera, e non solo per il destino comune dell’Europa e dell’Unesco, ma perché la conservazione della bellezza è avvertita come bene primario. Lo studio della follia e dei folli potrebbe davvero essere materia di nuove imprevedibili sorprese. Anche Matera attraverso la follia ha confermato la sua natura di luogo dell’anima.

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