Antonella Piperno

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Panorama d’Italia voleva portare a Matera un uomo del sud. Chi meglio di Gigi D’Alessio, che da Napoli in giù si sente a casa e che ha composto Malaterra, brano sulla terra dei fuochi?

Intervistato da Giorgio Mulè e dal direttore di Chi Alfonso Signorini, il cantautore da venti milioni di dischi ha raccontato i suoi progetti (un concerto alla reggia di Caserta e quindi una tournè internazionale) e quindi ha sottolineato di essere "un uomo che canta e non un cantante che fa l’uomo".

 


Signorini lo ha stuzzicato sul matrimonio con Anna Tatangelo: "Non ne sentiamo il bisogno, siamo una coppia a tutti gli effetti, con un bambino di 5 anni. Il matrimonio servirebbe giusto ad andare a La vita in diretta, non ne abbiamo bisogno".

Mulè gli ha ricordato il suo esordio da neomelodico: "Ho cominciato a cantare a Napoli per tirare su qualche soldo esibendomi ai matrimoni, alle comunioni. Un giorno sono arrivato a farne addirittura sedici. Purtroppo a Napoli se ce la fai ti dicono che sei un delinquente, che ti ha aiutato la camorra. Chi vive a Bolzano non ha questi problemi, non deve lavorare il doppio come noi". Per fortuna c’è la tv: "Per noi napoletani la tv rappresenta lo sdoganamento, quando sono sbarcato a Sanremo (dove non ha mai vinto, al massimo decimo) sembrava che fossi andato a Lourdes".

Ma che uomo è D’Alessio? "Per conoscermi basta ascoltare le mie canzoni, parlano tutte di me. Le scrivo da solo al pianoforte con penna e carta bianca. Non me le ricordo tutte, spesso ho bisogno del gobbo, i miei fan invece sono preparatissimi". Fa una prova con Non dirgli mai la sua canzone sanremese, intonata dal pubblico che gremisce il cinema comunale, preparato pure su Annarè, canzone del suo primo film, un musicarello dove, svela, non ha neanche recitato ma elencato solo dei numeri: "Le battute vere sono arrivate dopo nel doppiaggio". Un film realizzato per farsi un po’ di pubblicità ai suoi dischi ma che incassò 7 miliardi di lire superando negli incassi napoletani perfino Titanic. "Da allora volevano farmi fare tutti l’attore, ma io mi sentivo un cantante. Per fortuna di lì a poco mi portarono alla Rca".

Si è parlato quindi dell’evoluzione del mercato, non più dischi ma visualizzazioni on line ("sì bello, ma non ci fai la spesa con le visualizzazioni") e dei talent: "La tv ti dà molte opportunità ma ti consuma in fretta. Siamo nell’epoca dell’usa e getta e questo non fa restare niente. La ricerca del denaro prevale sulla costruzione dell’artista". D’Alessio è convinto che il paese deve rinnovarsi rispetto a Claudio Baglioni, Gianni Morandi e a se stesso, "ma i giovani devono essere seguiti, non basta prendere un meccanico e buttarlo in un talent, così lo si rovina e basta".

Tocca alla dittatura delle radio: Malaterra la tiene lontana dalle emittenti radiofoniche "perché le belle canzoni i fan le scoprono comprando il disco e non ascoltandole alla radio che non vogliono ad esempio quelle lente. Bisogna comporle su misura per le radio. Col risultato che le spingono a palla e dopo sei mesi le giudicano vecchie".

SI conclude con la politica: "Da Berlusconi sei passato a Pannella e ai radicali, come si spiega?" chiede Signorini "Berlusconi lo ammiro perché è straordinariamente generoso. Pannella mi chiese la cortesia di iscrivermi al partito radicale: è un uomo che ha regalato la vita agli altri, l’ho fatto per lui. Come facevo a dirgli di no?" E chiarisce: "Il cantante deve essere di tutti, perché la musica unisce non deve dividere". Boato del pubblico.

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