Un'arte che si muove via mare lungo tutto l'Adriatico, quella del Rinascimento veneziano. E che, lungo il tragitto, si ferma a Bari, per poi propagarsi nel resto della Puglia.

Questo è dunque un viaggio nel viaggio, alla scoperta di una terra che è stata capace di preservare i suoi tesori nascosti. E che prende forma proprio da qui, dal luogo che ospita la lectio magistralis con cui Vittorio Sgarbi conclude la nona tappa della seconda edizione di Panorama d'Italia. 

Siamo nel Teatro Petruzzelli, classe 1907, la più grande struttura in Italia per dimensioni e in Europa tra quelle private, di cui - ricorda Sgarbi - nessuno si è occupato per anni, mettendone in secondo piano il restauro, subordinandolo alle vicende legali legate all'incendio che lo colpì.

"Dopo l'incendio dell'edificio, vi fu quello dei cervelli, dalla cui scintilla si scatenò l'impulso a procedere alla ricostruzione - rammenta ancora il critico d'arte, che ebbe un ruolo fondamentale nel dare quella spinta - che si sofferma sulla doratura degli stucchi, sulla cura scelta per il tessuto per i drappi, sull'attenzione ai particolari che lo hanno reso addirittura più bello di quanto fosse stato prima del disastro".

Eppure per parlare di arte a Bari bisogna tornare a guardare al mare, cioè al responsabile principale della presenza dell'architettura romanica che caratterizza molte opere grandiose della città. Un esempio è la Basilica di San Nicola, con il suo rosone e le tre finestre sottostanti, o la Cattedrale di San Sabino. (qui sotto le slide mostrate dallo storico durante la sua lezione)


Nicolò (o Nicolaus) de Apulia parte da Bari sale a Bologna e non appena arriva nella città emiliana propone il Suo rinascimento, che è teatrale, passionale, sulfureo, diventando, dopo aver messo la firma in una serie di opere memorabili, Nicolò dell'Arca, forse il più grande artista che la storia della Puglia possa annoverare.

Proprio mentre Nicolaus sale al nord, a Padova Mantegna sta cambiando il mondo (e non solo dell'arte) e, nel 1454, Roberto de Mabilia da Montepeloso si porta a casa due sue grandi opere, che scendono quindi verso la Basilicata.

Ma come ci sono arrivate lì quelle sculture? "Non per terra, ovviamente non per aria, ma attraverso il mare" ricorda Sgarbi, in un immaginario filo rosso che arriva fino a Venezia.

Da quel momento in poi, ma anche prima, in quel modo ci sono arrivate tante altre opere, tra le quali anche una delle più grandi opere di Giovanni Bellini, il San Pietro Martire. In questa opera, come in tutta la sua poetica, Bellini, guarda all'uomo, guarda i volti, le loro espressioni, gli abiti. La figura, nel suo complesso, occupa uno spazio perfetto, che dà risalto alla forza dell'umanità.

Stesso viaggio per un'altra opera grandemente celebre, quella di un pittore formidabile, la cui bravura è stata scoperta soltanto in tempi recenti. Parla di Lorenzo Lotto, Vittorio Sgarbi, citando il suo San Felice in Cattedra, oggi custodito nella Chiesa di San Domenico in Giovinazzo.

Nel suo percorso nel mondo della psicanalisi che risale alla metà del secolo scorso, Berenson trova molto di questo artista, che per essere capito necessità di uno scandaglio, quello che lavora con la psiche.

Un esempio è il suddetto santo, in cui emerge il contrasto di un artista sofisticato nel tratto, ma semplice nella capacità introspettiva.

San Pietro e San Felice, due opere a confronto, due umanità diverse, forte l'uno, fragile l'altro.

E sempre dal mare sono arrivati altri due dipinti straordinari, "l'Annunciazione" di Bartolomeo Vivarini (conservata nella Chiesa Matrice a Modugno) opera tagliente e pietrosa che risale alla fine del '400, e "l'Adorazione dei pastori" di Giovanni Girolamo Savoldo (oggi è a Terlizzi, nella Chiesa di Santa Maria La Nova), una natività dall'umanità povera simbolo di quello che è considerato il punto di congiunzione tra il momento di Tiziano e quello di Caravaggio.

Paris Bordon e la sua Madonna con Bambino non si sottraggono al destino delle opere in viaggio, come pure il San Rocco e gli Appestati del Tintoretto, con il racconto "dinamico", quasi cinematografico, del Cristo che "vola" sui poveri derelitti, che lo rende un'opera unica nel suo genere, o il San Girolamo di Palma il Giovane.

Trenta chilometri dividono l'edificio rosso mattone situato nel centro del capoluogo dalla Chiesa Santa Maria La Nova di Terlizzi, con il suo pulpito ligneo e i due altari del diciottesimo secolo, e con i dipinti Sant'Antonio in estasi di Giuseppe Marullo e la natività di Giovanni Girolamo Savoldo, oltre che la maestosa pala d'altare de Il Pordenone intitolata "Vergine e Bambino in trono tra i santi Giovanni Battista e Francesco d'Assisi".

Risale invece alla fine del '400 l'Annunciazione, opera tagliente e pietrosa che un altro grande pittore veneto, Bartolomeo Vivarini, inviava alla città di Modugno.

Per non parlare delle tante meraviglie di scuola veneta contenute nella Pinacoteca di Bari: dalla Madonna con Bambino di Paris Bordon al San Pietro Martire di Giovanni Bellini al San Girolamo di Palma il Giovane fino al San Rocco e gli Appestati del Tintoretto.

"Bari è una città che molto ha ricevuto grazie al mare e all'asse adriatico" ricorda Sgarbi che ha condiviso con il pubblico il suo recente lutto per la perdita della mamma. "Ma molto ha dato al resto della penisola. A partire dalle grandissime opere dello scultore Nicolò Dall'Arca che ha portato a Bologna le meraviglie della sua terra".

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