Terry Marocco

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"Roma ha fatto tutto quello che ha fatto il Resto del Mondo, ma il Resto delMondo non ha fatto quello che ha fatto Roma". Così si conclude Arsenale di Roma Distrutta (Einaudi), il romanzo che Aurelio Picca ha dedicato a Roma e che è stato presentato alla Libreria Mondadori in Prati. Crudele, feroce, livida, sensuale, drammatica, soprattutto spietata. Così l'”Henry Miller dei castelli”, come è stato definito Picca, descrive la sua città. Un'autobiografia devastata, il racconto struggente di una giovinezza, la fotografia di una città che non c'è più.

Imponente una somiglianza con Tyrone Power, catenona d'oro, stivale da cowboy e alla mano destra un anello di lapislazzuli con inciso il dio egiziano Anubi. "Sono un tenero selvaggio", dice. "I miei ricordi iniziano al ventunesimo mese. Ricordo tutto".

Miti, divinità capricciose, personaggi luciferini, le “signorine” a cui da ragazzino portava il caffè in camera, cravattari, rapinatori, mitici calciatori. Sembra la sceneggiatura di un film, tra L'odore della notte di Claudio Caligari e Roma Violenta, il poliziottesco anni Settanta con inseguimenti e rapine e Maurizio Merli, che fa il commissario Betti.

La Roma di Picca è la donna della sua vita: Nino Benvenuti che viene messo ko da Carlos Manzon l'indio che poi trovò la morte sull'asfalto, la cameriera Antonietta Longo trovata decapitata sul Lago di Albano, come la mitica Medusa.

Roma che risorge ogni notte nello splendore della luce delle sua albe, quella luce che nessuno può descrivere. "Chi viene a Roma dice "che bei tramonti", ma il tramonto qui ti ammazza. I romani si chiudono in casa per sopravvivere a tanta bellezza crudele". Combattiva, guerriera, una Roma che oggi appare molto diversa da quella raccontata.

"È diventata invisibile. Cammino e mi chiedo: dove è il Colosseo? Solo i turisti riescono a vederlo. Ma so che non è sparita, è solo sepolta. Anche dalla mancanza di energia dei romani. Bisogna togliere le macerie se vogliamo che la sua potenza riemerga".

Roma criminale e artista, "perché i criminale e gli artisti sono una cosa sola". Criminale: "Ma una criminalità che allora non aveva implicazioni con la politica, non era palazzinara. I criminali spendevano i soldi in automobili, donne e droghe. E poi ricominciavano da pezzenti".

Roma è ermafrodita, maschio e femmina, pagana e sacra, uomo e donna insieme. Nel libro anche pagine poetiche di amori imperfetti, come quelli con una ragazza che si doveva far suora e un giorno sparisce. Forse inghiottita dalla città. "Molto è inventato, non sono un playboy. Io devo innamorarmi", confessa al pubblico.
"Roma si è disgregata quando ne hanno voluto fare una capitale, quando l'hanno voluta far diventare metropoli si è come dissolta. Ma resta sempre una visione. Roma è sempre una visione quando decide di fermarsi".

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