Sergio Luciano

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Un Masterplan pluriennale per rilanciare Roma, rilanciando con la sua capitale l’Italia intera: è l’idea di Unindustria Roma, la Confindustria riunita di tutte le province del Lazio, il presidente Filippo Tortoriello né è appassionato testimonial. A Panorama d’Italia, alla tavola rotonda “Il motore romano. Tra territorio e globalizzazione, le opportunità europee per lo sviluppo”, tutti i relatori hanno condiviso il centro della proposta: Roma ha le carte in regola per essere, o meglio restare e con un ruolo accresciuto, tra le 20 grandi «capitali internazionali» con dinamiche di crescita accelerate, per farcela però deve darsi da fare, e senza indugio.

“Roma produce il 33% dei laureati in medicina a livello nazionale, è la prima città per esportazione nel settore farmaceutico, la prima per capacità di effettuare trapianti sui bambini, grazie all’Ospedale Bambin Gesù”, ha argomentato Tortoriello: “È la prima città di area naturale protetta in Italia e la terza in Europa. È il secondo polo nazionale per le start-up, l’ict e l’aerospazio, la terza per brevettazioni, la prima per università, per rappresentanze diplomatine (prima al mondo!), prima in Italia per ricettività, arrivi turistici, patrimonio culturale, la terza per investimenti stranieri…”.

Insomma, tantissimi primati: “Se dovessimo guardare semplicemente al presente tutto diventa difficile, dobbiamo invece darci un obiettivo. Il nostro Masterplan non definisce progettualità di dettaglio, sarà la politica a farlo, ma fornisce la cornice strategica. Per esempio: proviamo a immaginare cosa debba significare essere internazionali. Significa essere attrattivi, come New York o Londra, dove ogni volta che si va si trova qualcosa di nuovo, perché sono città dinamiche. Significa essere resilienti e a impatto zero, ma questo a sua volta vuol dire che nel 2050 nella città metropolitana non dovrà esserci neanche più un bruciatore a gas. Il sindaco Raggi ha preannunciato lo stop al diesel dal 2025. Sono tutti punti qualificanti dell’essere internazionali, creano la logica entro la quale dovrà essere sviluppato il Masterplan”.

Ma c’è un altro, essenziale “fattore abilitante” di cui Roma, per tornare ad essere attrattiva e competitiva, ha assoluto bisogno: la logistica, le infrastrutture per il trasporto delle persone e delle merci. Ed è stato il tema dell’intervento di Marcello Di Caterina, direttore generale dell’Alis, l’Associazione logistica per l’intermodalità sostenibile, che ha sottolineato come la sua associazione si rende presente “in diverse città d’Italia proprio per diffondere da una parte una maggiore sensibilità verso i temi del trasporto sostenibile, dall’altra la bontà del nostro progetto associativo che vede una crescita inarrestabile con serie ricadute sul tessuto economico del Paese”.

Ma competitività vuol dire innovazione, a 360°. Anche nei servizi sociali primari, ad esempio la medicina. Di cui è stato straordinario testimonial Massimiliano Di Marco, interprete pionieristico della chirurgia robotica con il robot Da Vinci, che ha sottolineato come Roma sia stata all’avanguardia in questa specialistica di nuova generazione, leader mondiale con l’Italia dopo gli Usa: ”È una chirurgia che ha rivoluzionato il settore perché ha eliminato gli effetti collaterali tipici di numerosi interventi, come quelli della chirurgia prostatica. Ovviamente l’eccellenze tecnologica robotica richiede, per esprimersi al meglio, una grande efficienza di filiera che non sempre c’è e va invece garantita”.

Beatrice Covassi, rappresentante in Italia della Commissione Europea, ha poi testimoniato la centralità dei finanziamenti comunitari per qualsiasi progetto di sviluppo strategico, mentre Alessandra Santacroce, di Ibm, ha ricordato come per il colosso Usa la città di Roma, dov’è insediata da 90 anni e dove gestisce un laboratorio di sviluppo software importantissimo, sia un punto di riferimento da sempre cruciale soprattutto per le collaborazioni in atto con imprese e università: “Siamo parte del motore romano! Abbiamo una visione dell’innovazione tecnologica che abbiamo sintetizzato in un acronimo, ‘Ai’, che non significa artificial intelligence ma “accelerare l’Italia”, investire nei valori del Paese”.

Walter Anedda, rappresentante degli investitori istituzionali fondanti del sistema, nel suo caso la Cassa previdenziale dei commercialisti, ha segnalato i casi in cui l’innovazione richiede anche tempi e metodi adeguati per essere implementata, come la fatturazione elettronica, che entrera in vigore da gennaio 2019: “Il mio ordine ha evidenziato la  realistica difficoltà a che tutte aziende riescano a iniziare a fatturare elettronicamente, lo diciamo sapendo di che parliamo, per alcune attività la fatturazione elettronica non sarà di semplice introduzione. Dovranno essere tecnologicamente attrezzati e formati”.

Infine, le conclusione di Beatrice Covassi, rappresentante della Commissione europea in Italia: “Per costruire un futuro migliore è essenziale lo snodo pubblico-privato. Non si può andare verso il futuro senza. Il piano Juncker è poco citato ma è di quegli esempi in cui l’Italia è seconda in Europa. Occorre però, per intercettare il futuro, la massima interazione disciplinare tra tecnici e politici. Secondo la Covassi bisogna puntare su sostenibilità e digitale. E dare con queste premesse le risposte attuali alle sfide politiche che ci attendono.

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