Boccia: "L'unica priorità del governo deve essere la crescita"

L'attacco del presidente di Confindustria a Roma per Panorama d'Italia. "Se servirà, in piazza anche noi"

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26 settembre 2018 - 26 settembre 2018 - Il presidente della Confindustria Vincenzo Boccia – Credits: Ada Masella

Redazione

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“Aspiro a vivere in un’Italia che abbia nostalgia di futuro”. Il presidente Vincenzo Boccia risulta frizzante, completamente a suo agio. Forse perché l’uomo è sensibile alla bellezza, e la sede dell’Università Mercatorum – in piazza Mattei, a Roma – è davvero splendida. Di sicuro perché la Mercatorum è l’ateneo telematico delle Camere di commercio italiane, cugine di Confindustria. E anche perché la platea, assai qualificata (presenti, tra gli altri, Danilo Iervolino, Raffaele Bonanni, Riccardo Monti), apprezza la franca fermezza del presidente degli industriali italiani, che risponde alle domande del direttore di Panorama, Raffaele Leone.

 

Boccia esordisce fissando alcuni paletti. Il primo, immediato, è che la potenziale protesta contro il governo è soltanto sospesa, non rimossa. “L’idea di passare alla storia come il presidente che portava gli imprenditori in piazza dipendeva dai toni successivi al decreto dignità” spiega Boccia. “Ci sono stati anche attacchi personali a uomini di Confindustria. Poi il governo si è calmierato, Salvini e Di Maio hanno moderato i toni, mi hanno dato addirittura ragione. Quindi non siamo andati in piazza”. Per ora. “Siccome il nuovo mood per il paese pare essere piazza-popolo-sondaggi, e siccome la piazza è di tutti, potremmo occuparla anche noi”.

Capitolo Def. Paragrafi flat tax, reddito di cittadinanza, Fornero. Sono le tre priorità per il paese? “No, sono la priorità di questo governo, che rispetto. Tuttavia io ambisco a una quarta priorità: crescita e occupazione, che vanno assieme. Perché oltre alla visione categoriale ed elettorale, devi costruire occasioni di lavoro. Perciò abbiamo fornito anche alcune nostre proposte, complementari a quelle del governo e che non prescindono dall’economia reale”. In sintesi: “Elevare tetto fondo di garanzia, rateizzazione dei debiti fiscali delle aziende in difficoltà, pagamento dei debiti della pubblica amministrazione, realizzazione delle infrastrutture già deliberate dal Cipe”. Tutte proposte “che non richiedono risorse elevate”.

Poi c’è un’ulteriore proposta, “per la quale onestamente servono più risorse: un piano parallelo per l’inclusione lavorativa dei giovani”.

Ma qual è la prima istanza che chiedono gli imprenditori al loro presidente di rappresentare verso il potere politico? “Di uscire dal clima di incertezza e malessere, manifestato anche nei toni. Come dice Mario Draghi: basta una dichiarazione per rendere fragile un Paese”. E “invece a Palazzo Chigi c’è una grande attenzione alla questione elettorale, meno a quella economica reale. Servirebbe almeno una mediazione”. Anche perché, così facendo, il governo si assume tutta la responsabilità dell’economia: “Sia chiaro: se tra un anno ci sarà meno occupazione, il governo non potrà di certo venire a rimproverare noi. Se tra un anno avremo più occupazione, applaudiremo. Se ne avremo meno, sarà colpa loro. Non si sognassero di dare colpa a noi”.

Appalusi a scena aperta, la platea della Mercatorum approva.

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