Gianni Poglio

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Un bagno di folla tra la sua gente, in una città, Reggio Emilia, che per Zucchero rappresenta l'inizio di tutto, le radici e le origini. "Che bello essere a casa, era da tanto tempo che mancavo" ha detto il bluesman ai mille partecipanti che hanno stipato il meraviglioso Teatro Valli.

"L'ultima volta che sono stato in questo teatro ho fatto tre concerti speciali con un coro gospel. Era il il dicembre del 2011. A Roncocesi, a pochi chilometri da qui, la mia vita ha preso forma. Avevo sette anni quando mio zio Guerra costruì per me la prima chitarra. Al posto delle vere corde avevamo messo i fili delle corde da pesca. Ho vissuto anni meravigliosi in un'atmosfera contadina fatta di cose semplici ma vere. C'era un clima da Don Camillo e Peppone, tanto per intenderci. Ricordo bene gli scontri verbali tra mio zio maoista e il parroco, Don Tagliatella. Momenti o straordinari. Mio zio amava dire con un centro sarcasmo: non ho mai visto un prete magro. Qui ebbi la prima "visione" della mia vita quando una ragazza mi chiese di aiutarla a gonfiare la gomma di una bicicletta. Aveva una minigonna inguinale... Quel giorno fui certo dell'esistenza di Dio" ricorda prima di tuffarsi nei ricordi di una carriera che lo ha portato a sbancare le classifiche mondiali, ma anche a collaborare con i più grandi musicisti di sempre.

Da Eric Clapton a Miles Davis, passando per Bono, Brian May, Sting, Solomon Burke, B.B. King, Ray Charles, Joe Cocker, Brian Wilson e molti altri. "Il punto di partenza per questi incontri straordinari è sempre la musica, poi c'è l'empatia che a volte nasce da episodi. Come quello con Clapton. Ci incontrammo nel backstage dopo uno show. Mi disse "Hai dei pantaloni di pelle bellissimi". E io: "Li vuoi? Me li sfilai davanti a lui e glieli regalai. Così, di getto, senza pensarci troppo".

E ancora: "Solomon Burke non voleva cantare Diavolo in me. Era diventato vescovo e trovava che quel testo "diabolico" non si addicesse al suo status. Così mi domandò il permesso di cambiare leggermente le parole. Ovviamente dissi sì".

La musica di Zucchero, e non da oggi, ha una dimensione internazionale. Lui da molto tempo, si esibisce davvero in tutto il mondo. Dopo un lungo tour americano, quest'estate sarà in Europa per partecipare a grandi eventi e festival. "L'8 luglio sarò a Londra Hyde Park per il British Summer Time Festival davanti a novantamila persone. Insieme a Santana, Steve Winwoood e Eric Clapton".

Ciocabeck, Black Cat e la raccolta Wanted - The best collection sono i suoi ultimi album. "In Italia farò due spettacoli, il 3 e 4 luglio in Piazza San Marco a Venezia, che da anni non veniva concessa per un concerto. Un'immersione nella bellezza" spiega, prima di rituffarsi nei ricordi: "Tutto è iniziato qui. Feci un accordo con il parroco del mio paese: servire messa in cambio di mezz'ora ogni mattina all'organo della chiesa. Tra le tante suonavo Whiter shade of pale dei Procul Harum, una canzone bellissima che mi emoziona ogni volta che ascolto".

E poi, in chiusura: "Ho un desiderio: organizzare un concerto speciale a Reggio, qualcosa di bello ed unico" svela, prima di essere sommerso da un diluvio di applausi.

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