Terry Marocco

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Un paese dove tutti gli abitanti suonano i violini e lottano per i propri diritti. La Bassa Padana, quella descritta da Gianni Celati e dalle foto di Luigi Ghirri, quello spazio infinito dove non si vede nulla, un vuoto che sembra un miraggio.

Lo racconta Syusy Blady, attrice, conduttrice, regista e scrittrice che alla Libreria All’Arco, forse la più bella d’Italia nel centro di Reggio Emilia, presenta il suo ultimo romanzo Il paese dei cento violini, scritto con Giovanni Zucca per Piemme. "Era una storia che andava raccontata, perché nessuno lo aveva mai fatto", spiega l’autrice.  

E lei narra di Santa Vittoria, una frazione di Gualtieri, nella Bassa Padana. "Qui ogni abitante suonava il violino e con la musica sono arrivati a conquistare Palazzo Greppi e a comprare le terre del padrone". Tutto inizia nel 1840, la leggerezza della musica e la vita agra dei braccianti, la terra che è acqua, la povertà, la polenta che ti fa ammalare di pellagra e poi impazzire.

Allora la musica aiuta a sopravvivere, forse la portano i magiari, gli zingari, o gli appartenenti alla Lingera come Arturo uno dei protagonisti: "Sono un po’ innamorata di lui, libero, un uomo che ha viaggiato, che conosce il mondo, anche qualche capitolo de Il Capitale di Marx". Di lui si innamora Enrica, una delle protagoniste, la sciamana della Bassa. Che non si vuole sposare, per non perdere la libertà.

In questo mondo di uomini "a tenere il filo poi sono sempre state le donne", scrive. "Sono le donne che lavorano, tirano su i figli, come accade anche oggi del resto. Sono le grande protagoniste di questo romanzo. Le donne emiliane poi sono speciali, sono forti".

Lottano per i loro diritti: "Come le mondine che hanno scioperato per ottenere le otto ore. E poi hanno ottenuto il diritto di voto solo dopo la guerra, mentre le suffragette lo avevano avuto molto prima".

Il paese dei cento violini racconta anche di un giovane Benito Mussolini, supplente romagnolo in una scuola vicino a Santa Vittoria. "Amante della musica e delle donne".

Si torna a parlare dell’oggi "perchè la Storia si ripete e dovremme tornare a trovare quella coesione, quegli ideali, che avevano i protagonisti del mio libro". Come Prospero, il figlio della sciamana del paese, che non suonava il violino, ma che ha fondato la prima cooperativa proprio a Santa Vittoria. "Con molta fatica i braccianti si sono comprati le terre dei padroni e Palazzo Greppi, lo splendido palazzo nel centro della città. E lì la prima cosa che hanno fatto è stata una scuola di musica per i ragazzi. E lo fanno comprando la terra dai padroni, indebitandosi con i banchieri ebrei di Ferrara che  come garanzie volevano le mucche in pegno. Lavorando più di prima, con  uno sforzo di partecipazione, solidarietà. Ora ci siamo dimenticati di come sono nate le cooperative. La cooperativa serviva ad aiutare i soci, chi non poteva lavorare perché malato. Questa coesione oggi ormai ci manca".

Allora Palazzo Greppi era come il Palazzo d’Inverno a San Pietroburgo, ma la rivoluzione qui è avvenuta in modo pacifico: "A tempo di valzer".
E con un valzer si chiude l’incontro: "Qui è nato il nostro grande rock: Zucchero, Ligabue, Vasco. Anche la loro musica nasce da quei violini". E da un video, portato dalla scrittrice, i violini di Santa Vittoria, gruppo nato su questa tradizione passata, suona Certe notti di Ligabue. In platea ci si commuove.

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