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Reggio Emilia, città tanto bella quanto discreta e sconosciuta. Una città in “perdita per l’Italia” dove si sono espressi tanti artisti che non hanno avuto però la fama e la rilevanza storica che meritavano. E dove il turismo latita. Peccato.

È così che Vittorio Sgarbi ha aperto la sua lectio magistralis a Reggio Emilia, nell'ambito della tappa emiliana di Panorama d'Italia.

Reggio Emilia è una città in cui si sono espressi grandi pittori come Guido Reni, "il Raffaello del ‘600" come lo definisce Sgarbi. O anche Luca Ferrari detto Luca da Reggio, "pittore meraviglioso classico che può tenere il confronto con i pittori del 600 che ha vissuto la maggior parte della sua vita in Veneto" racconta il critico. "Eppure nessuno se ne prende cura. Fa parte della dimensione segreta, nascosta dell’arte di Reggio Emilia, una città fantasma di turismo scavalcata dai turisti che passano per Modena e Bologna ma non si fermano mai qui".

Una città che deve i suoi natali anche al più grande poeta di tutti i tempi, Ludovico Ariosto, che si è poi espresso a Ferrara ma che tanto voleva tornare nella sua città che amava profondamente e che aveva bisogno di visitare periodicamente.

Il viaggio di Sgarbi nell'arte reggio-emiliana ha luogo nel Tempio della Beata Vergine della Ghiara fondato nel 1596 nel luogo in cui la Madonna fece il miracolo di ridare voce e udito a un sordomuto dalla nascita. Realizzato da un architetto ferrarese, Alessandro Balbi presenta una volta bellissima di Carlo Bonomi, "pittore sconosciuto ai più ma meraviglioso" dice Sgarbi. "È una Chiesa che rappresenta un percorso del grande '600 emiliano, in cui spiccano la crocifissione di Guercino e gli affreschi di Alessandro Tiarini e Ludovico Carracci (tra tutti il Martirio di Santa Caterina).

Ma non solo. Interessante è il catino absidale che rappresenta una porzione di cielo in cui si può ammirare il dialogo tra il Cristo e la Vergine che è vicina a lui. "L'opera è di Alessandro Tiarini che partendo dall’idea caravaggesca del giudizio pone li il Cristo in dialogo con la Vergine consacrata nella sua dimensione più alta, ausiliatrice" spiega il critico.

Reggio non è solo pittura o architettura. La città ha avuto come esponente anche uno dei più grandi nomi della fotografia italiana: Luigi Ghirri, il più importante fotografo del secondo novecento. "Ed è proprio nella dimensione post felliniana dell'opera di Ghirri che troviamo il sogno che questa città porta con sé" chiosa Sgarbi.

C'è di più, anche se in pochi lo sanno. Reggio Emilia è città medaglia d’oro partigiana e il luogo dove è nata la prima bandiera tricolore custodita nella sala del consiglio comunale. "Che tutto questo  non abbia condotto a una dimensione turistica è quantomeno curioso" dice Sgarbi. "Il mondo reggiano è di grande civiltà artistica sia sul piano del’architettura che della pittura. E più che al suo grande passato dobbiamo guardare al suo futuro".

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