Il futuro di Reggio Emilia: una smart city europea

Il sindaco, Luca Vecchi, parla di una città in grande ripresa e affronta la crisi del Pd, il suo partito: "Serve un pensiero nuovo"

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L'incontro con il sindaco Vecchi a Reggio Emilia per Panorama d'Italia - 23 maggio 2018 – Credits: Next new Media

Chiara Raiola

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Una città che si misura con la contemporaneità, aperta al mondo per attrarre ed esportare talenti in ogni campo puntando a diventare una smart city europea: è questa la Reggio Emilia che il suo sindaco, Luca Vecchi, vorrebbe tra cinque anni. Non un sogno, ma un progetto di società che le istituzioni locali stanno già attuando assieme al tessuto imprenditoriale del territorio.

Luca Vecchi, eletto nelle fila del Pd, intervistato dal direttore di Panorama, Raffaele Leone, non si tira indietro neppure quando i temi scivolano sull’attualità politica nazionale: “io spero che questa resti una terra di sinistra. Il mio partito ha sottovalutato l’impatto della globalizzazione e dei grandi fenomeni mondiali come l’immigrazione e il terrorismo sulle piazze europee. Ma non penso che i 5 anni di governo di sinistra siano stati vani. In ogni caso il problema non si risolve cambiando un leader, va fatta una riflessione più profonda”.

La sinistra per vincere, insiste, “non può tornare alle idee del passato. Occorre un pensiero nuovo. Il Pd è erede delle migliori tradizioni riformiste di questo paese. Ma deve evolvere. I Cinquestelle sono una forza avversaria, ora insieme alla Lega dovranno affrontare la complessità del governo del paese. E non è uno scherzo”.

Il focus sulla città

Reggio Emilia da sempre rappresenta un buon modello di governo. Ha saputo affrontare la crisi che da queste parti ha generato un mezzo terremoto: -10% del pil nel 2009, migliaia di imprese fallite. Poi la svolta: “il tessuto economico ha reagito, si è mostrato resiliente, ha investito in innovazione e ricerca e oggi abbiamo il pil al 2,8%, il più alto in Italia, la disoccupazione al 4% e il tasso di occupazione al 68% mentre l’export vale 10 miliardi l’anno”.

Questa città, dice il sindaco, può guardare al proprio futuro con fiducia: “Ha fondamentali solidi sul sistema formativo e su quello sanitario. Può misurarsi con le prossime sfide”.

È in questo percorso che si colloca il progetto del Tecnopolo. “È stato realizzato dentro l’area delle ex officine reggiane su una superficie di 250 mila metri quadri - racconta Vecchi - Un’area dismessa che avrebbe potuto facilmente diventare centro commerciale. Ma noi abbiamo scelto una strada diversa. Abbiamo immaginato e realizzato un parco dell’innovazione riuscendo a trovare risorse pubbliche oltre a quelle private per un totale di 50 milioni di euro. È in fase di sviluppo: oggi hanno trovato posto aziende della meccanica avanzata, dell’agrifood, del settore energetico e perfino produzioni cinematografiche”. Un modello positivo di sviluppo e ricerca, sottolinea il sindaco, a sostegno di tutta la città.

Un’eccellenza, dunque, come il sistema dell’istruzione infantile. Reggio Emilia è famosa in tutto il mondo per la didattica sviluppata nei suoi asili: “Abbiamo esportato il nostro modello in 100 paesi, perfino in Cina e in Australia. Siamo una città un po’ unica, una delle poche a costruire il sistema sociale puntando sul capitale umano. Questo nel tempo ha contribuito a rendere Reggio una città più civile”.

Il futuro dell'amministrazione

Con il contributo delle istituzioni. “Quando l’economia tira significa che c’è cultura d’impresa a prescindere dalla politica. È chiaro che il ruolo delle istituzioni locali è fondamentale per sostenere la formazione, i servizi, la sanità, le infrastrutture. Noi abbiamo lavorato in stretta sinergia con le imprese”.

Quindi si ricandiderà? chiede Leone. Il sindaco glissa, ma non più di tanto: “Ci sto riflettendo, ma certo è che certi progetti non si chiudono con un solo mandato”.

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