La parola chiave è “sistema”, anzi “fare sistema”. E per valorizzare le straordinarie eccellenze dell’agroalimentare, è necessario riuscirci. Dario Cartabellotta l’ha enfatizzato aprendo la tavola rotonda sulle “Eccellenze a confronto: pesca e agroindustria”, all’Antico Convento dei Cappuccini di Ibla, in occasione della tappa siciliana del tour Panorama d'Italia.

L'importanza della comunicazione

Il direttore del Dipartimento pesca mediterranea dell’assessorato della Regione Sicilia (che Cartabellotta ha anche guidato per 500 giorni, un record!) ha posto l’accento sul valore del lavoro di comune accordo tra produttori, che la Regione cerca di indirizzare e favorire. “Abbiamo deciso di parlare di seafood”, spiega, “cioè del cibo che viene dal mare, pesce trasformato, elaborato in mille specialità gastronomiche, e di acquacoltura. Che, essendo un settore con grandi potenzialità, va anche comunicato bene”.

Il seafood in Sicilia

Il settore del seafood cuba ben 500 milioni di fatturato, oggi in Sicilia: al terzo posto dopo il vino, che raggiunge ormai quota 1 miliardo, e l’ortofrutta che tocca gli 800 milioni. “Oggi anche a Bruxelles si riconosce il valore antropologico delle eccellenze territoriali”, ha proseguito Cartabellotta, “e qui abbiamo  competenze e tradizione, a profusione. Abbiamo i mestieri del mare, i vecchi che li insegnano ai giovani anche grazie all’incentivo dei nostri tirocinii, abbiamo chef straordinari che sanno giocare col pesce abbinandolo magicamente al vino”. Ed è proprio al “duetto” tra pesce e vino, anzi donne del vino, che Cartabellotta ha lanciato un’invenzione di marketing destinata a sicuro successo.

Le aziende presenti al dibattito

Al tavolo, condotto dal direttore di Panorama Giorgio Mulè, alcune aziende brillantissime. Da Arestia, un’industria agricola di ormai grandi dimensioni, partita con un primo stabilimento nell’84 a Vittoria, specializzatasi nel pomodoro ciliegino, che è un prodotto di eccellenza. “Valorizzando il nostro prodotto”, spiega Salvatore Arestia, l’imprenditore, “si potenziano il territorio e la gente, si mettono in risalto le realtà produttive. Il bene comune, cioè, che riscalda tante famiglie”. Famiglie unite come quella di Arestia, quattro figli tutti in azienda, che crescono e cresceranno con altri 60 ettari da Gela a Pachino per produrre fino a 800 mila bottiglie di salsa al giorno, trasformando il prodotto agricolo in salsa tra giugno ed agosto.

Orgoglio professionale e imprenditoriale da Lisa Pisani, imprenditrice dell’omonimo gruppo, che ha invocato “la necessità di fare rete e riscattare la Sicilia dalle difficoltà strutturali che ne imbrigliano le potenzialità. E dobbiamo recuperare la nostra autostima perché le nostre realizzazioni nel marketing, nella creatività, nella cultura, non temono confronti”.

Come non li teme l’uva da tavola di Salvatore Consoli, di varietà Mazzarone, recentemente regalata addirittura a Papa Bergoglio per i poveri, di cui Consoli produce 270 milioni di chili, 54 dei quali biologici. E li vende anche all’estero, in grande quantità.

Come la storia ancor più imponente per dimensioni, della Frantoi Cutrera, che inizia nel 1906 e procede senza scosse, producendo olio eccellente soprattutto per conto terzi, finchè nel Duemila inizia a venderne con etichetta propria e con un occhio concentrato sulle caratteristiche organolettiche del prodotto: “Siamo alla quinta generazione, siamo in 45 Paesi, abbiamo introdotto nel settore l’innovazione di anticipare il raccolto di un mese e mezzo, spremendo dunque olive verdi, come ora cercano di fare tutti”, spiega Salvatore Cutrera. “Ma noi teniamo sempre più alta l’asticella della qualità. Ho la presunzione di dire che abbiamo cambiato la storia dell’olioe abbiamo avuto 350 riconoscimenti internazionali in 18 anni. Oggi rappresentiamo il 60% dela produzione Dop dei Monti Iblei”.

Storia di incredibile resilienza quella di Avimecc, principale produttore di pollame da carne soprattutto per le principali marche della grande distribuzione organizzata: rappresentano il 5% della produzione nazionale e il 25% di quella regionale con circa 100 milioni di ricavi annui e 250 dipendenti, con una filiera cortissima (tutto nel raggio di 30 chilometri, di per sé garanzia di qualità) e con una disgrazia terribile superata senza scosse: un anno e mezzo fa, il 24 agosto del 2016, un incendio ha totalmente distrutto lo stabilimento di trasformazione delle carni.

Era un venerdì: già il lunedì sera la prima consegna è stata comunque onorata e nel giro di pochi mesi si è riportata la produzione ai livelli voluti, intanto costruendo un nuovo impianto. Con le sole forze aziendali. Forte l’appello del manager Taddeo Grillo ad una logistica migliore: “Mandare un pollo a Palermo ci costa 20 centesimi, mandarlo a Napoli 8: è un assurdo”.

Grande visione d’impresa quella di Gaetana Iacono, una delle “donne del vino” che sono state le protagoniste della fioritura del vino siciliano negli ultimi vent’anni. Dalle 30 mila bottiglie dell’azienda paterna alle attuali 350 mila c’è stata tutta la passione di Gaetana, che ha scelto l’azienda dopo una laurea in farmacia predistinatale dal padre. Puntando sull’export che oggi assorbe il 60% della produzione e in particolare sugli Stati Uniti, la sua Azienda Valle dell’Acate ha imposto gli eccellenti frappato e cerasuolo in tutto il mondo, con eleganza e sapienza commerciale: “Tutti si sono chiesti come abbia fatto il vino siciliano a passare in pochi anni da vino da taglio a eccellenza autonoma”, ha commentato l’imprenditrice. “La risposta è semplice: abbiamo fatto sistema. Abbiamo saputo lavorare insieme, pur essenzo in concorrenza, e uscire insieme dal limbo della sottovalutazione”.

Fuori tavola rotonda, ma presente al Convento dei Cappuccini con le sue meravigliose scatole di latta piene di eccellente cioccolato, Vincenzo Di Costa, l’imprenditore dolciario di Taormina, con precisione delle Gole dell’Alcantara, che ha trasformato un’idea di business apparemtemente tradizionale – produrre dell’ottimo cioccolato – in un’impresa che ha una capacità di penetrazione commerciale internazionale con pochi confronti non solo in Italia.

“Ho puntato sulla bellezza”, spiega Di Costa, sfoggiando le preziose scatole di latta che rappresentano il fiore all’occhiello della sua produzione: “Il prodotto è eccellente, la confezione lo distingue tra tutti”, sintetizza l’imprenditore. Che dopo aver trascorso molti anni in Francia, divide ancora il suo tempo tra la Sicilia, Milano e l’estero, per trarre ispirazione e rappresentare i suoi dolci, e le sue scatole, alla clientela più sofisticata che quando compra made in Italy desidera sempre unire gusto a buongusto.

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