Per avere successo un team deve partire dallo sviluppo personale e professionale delle persone che lo compongono. Ognuno deve essere consapevole delle proprie capacità per poterle sviluppare e metterle al servizio della squadra, così come ogni leader deve saperle riconoscere e valorizzare al meglio.

Questo non è un sogno, ma quello che si propone Randstad, secondo operatore in Italia e nel mondo nei servizi per le risorse umane, che a Ragusa, nell’ambito degli eventi di Panorama d’Italia, ha organizzato un focus dal titolo significativo: “Come imparare a passarsi la palla tra campo e azienda”.

La metafora dello sport

Team, gioco di squadra, responsabilità, leadership, obiettivi. Concetti sportivi, certo, ma che fanno parte anche delle dinamiche aziendali. “Noi che cerchiamo di individuare i migliori talenti andando nelle scuole, nelle aziende - spiega Fabio Costantini, chief operations officer Randstad Hr Solutions - usiamo la metafora dello sport nei nostri percorsi formativi per aiutare le persone a migliorare le proprie potenzialità. L’impatto è forte e il coinvolgimento emotivo grande”.

Due campioni si raccontano

A raccontarlo ancora meglio a Ragusa sono stati chiamati due grandi campioni di pallavolo: Giacomo Sintini e Maurizia Cacciatori. Il primo oggi è training development manager di Randstad, la seconda è opinionista sportiva.

“Io ho fatto della mia passione il mio lavoro - dice Sintini - Ho giocato in nazionale e ho vinto molte coppe, ma nel 2011 mi sono ammalato di cancro, ho dovuto mettere da parte l’agonismo per concentrarmi solo sulle cure. Ebbene, per guarire ho messo in campo tutto quello che mi ha insegnato lo sport”, dalla tenacia al gioco di squadra fatto con medici e infermieri. Negli incontri formativi Sintini si porta dietro un bagaglio di esperienze straordinarie: “Non bisogna mai arrendersi e bisogna sempre mettere la squadra al primo posto qualunque essa sia”.

Anche per Maurizia Cacciatori lo sport è una palestra di vita. L’ex pallavolista racconta di condividere fino in fondo la visione di Randstad: “Credo realmente che l’azienda e la squadra siano la stessa cosa. Ho vinto il premio di miglior palleggiatrice al mondo ma senza la mia squadra non ci sarei riuscita. Io mi sono sempre messa in gioco”.

Samuele Robbioni, counselor in psicologia dello sport, è “mental coach” da 12 anni. E non ha dubbi sull’efficacia di motivare le persone come se fossero parte di una squadra. Un allenamento mentale che aiuta a prendere coscienza della strada giusta: “Nel momento in cui sei consapevole delle tue capacità aumenta la tua autostima e punti a migliorare i tuoi limiti. Lo sport insegna a prendersi delle responsabilità e a mettersi in discussione”.

Non c’è un’età giusta o sbagliata per prendersi delle responsabilità. Essere leader è anche questo: "avere la consapevolezza delle proprie capacità e dei propri limiti. Sempre”.

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