Chiara Raiola

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In Sicilia con Focus per Panorama d'Italia si parla di pesce, di alimentazione e di spreco. “Parliamo di un progetto che unisce la riscoperta di gusti e prodotti che sono stati dimenticati con una iniziativa benefica e meritoria stimolata da un cambiamento delle norme comunitarie" dice Jacopo Loredan, direttore di Focus introducendo i suoi ospiti.

Dario Cartabellotta, dirigente generale Dipartimento Pesca mediterranea della Regione Siciliana, chiarisce che “dal 1 gennaio 2019, in base a una legge approvata dal Parlamento, sarà impedito il rigetto in mare di tutto il pescato fuori misura”. Nelle reti dei pescatori, precisa, finiscono molti pesci di piccola dimensione o che non vengono normalmente commercializzati: si tratta di milioni di tonnellate che ora dovranno essere riutilizzate. “La pesca artigianale non ha rigetti, ma quella a strascico sì: adesso si potrà conferire il pescato in banchina, farlo ritirare, conservare e trasformare all'interno di una rete filantropica”.

Agostino Contorno, titolare del più antico stabilimento siciliano per la trasformazione alimentare, annuncia per esempio che sta realizzando un laboratorio per produrre una polpa destinata agli hamburger da distribuire ai poveri: 500 chili all'ora per soddisfare le esigenze di 5mila bisognosi ogni giorno.

Ma è un progetto in espansione, spiegano i relatori. Saranno coinvolti, infatti, anche gli istituti alberghieri nell'ambito della scuola-lavoro: “i ragazzi potranno così imparare un mestiere, quello dei trasformatori nel settore alimentare”. Non solo. Il sistema anti spreco usato nella pesca potrà essere utilizzato anche nel comparto agricolo, in modo da rendere virtuoso tutto il sistema alimentare.

“Ci auguriamo - dice Contorno - di essere operativi subito, dai primi giorni di gennaio, per essere pronti con la produzione alla fine del primo semestre. Cominceremo nella Sicilia occidentale per poi espanderci”.

Vincenzo Arizza dell'Università di Palermo sottolinea come da 70 anni ci sia stato un capovolgimento delle abitudini alimentari degli italiani: “c'è stata una pressione culturale e sociale che ha spinto il consumatore a scartare il pesce povero e a buon mercato per prediligere quello che costa tanto. Tutto ciò comporta che in Italia si importano due pesci su tre”.

Bisogna educare i più giovani: “le scuole andranno sensibilizzate – conclude Cartabellotto - da una norma europea, guardata con sospetto dal mondo della pesca, possono invece nascere progetti interessanti e utili per tutta la comunità”.

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