Chiara Raiola

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“Non c'è niente di più attuale di Palermo, capitale della cultura italiana 2018”: Vittorio Sgarbi dal parco del Real Teatro Santa Cecilia, l’unico teatro pubblico storico che esista al mondo dedicato al jazz grazie alla Fondazione The Brass Group, porta il pubblico di Panorama d'Italia in un viaggio dentro la bellezza.

"Una città viva, Palermo, ricca di capolavori" dice il critico d'arte, "che andrebbero valorizzati meglio in una esposizione permanente: per visitare Palermo non basta una vita, è infinita nei suoi segmenti architettonici ed artistici, è la capitale della bellezza".

E non solo.  È la città in cui culture diverse si sono mescolate tra loro nel tempo e hanno imparato a convivere. "Palermo comincia a configurarsi come città delle meraviglie sin dal periodo bizantino, dall'827 al 1071, e quando arrivarono i Normanni non cancellarono, ma assorbirono quella civiltà”.

Il palazzo della Zisa, per esempio, ne è una testimonianza. Così come la Cattedrale con le sue absidi normanne che si intersecano con lo stile romanico in una miscela che tiene insieme elementi di due culture. Uno schema che si ripete anche nel Palazzo Reale e che a San Giovanni degli Eremiti e nella Chiesa di San Cataldo è ancora più evidente, come nel Duomo di Monreale dove i mosaici di epoca normanna sono accolti in alvei dell'architettura araba.

"In questa città il dialogo tra mondo musulmano e cristiano è continuo, non sono culture antagoniste" spiega il critico. "La futura vocazione di Palermo è quella di essere il luogo del dialogo fra mondi lontani e diversi in una convivenza armonica".

La carrellata di Sgarbi sull'arte palermitana prosegue con l'illustrazione dell'Oratorio di San Lorenzo decorato da Giacomo Serpotta dove in un dipinto Caravaggio rappresenta un San Giuseppe diverso dal solito, con i capelli bianchi. È una ricostruzione perché l'originale della pala d'altare è stata rubata.

Ma l'opera-manifesto della grande civiltà rinascimentale a Palermo è il capolavoro di Antonello da Messina, l'Annunciata: "ha una carnalità siciliana, è una madonna ma porta il chador che ne potenzia il volto" descrive Sgarbi. "Antonello fa una sintesi tra modello femminile musulmano e spiritualità cristiana: la potremmo chiamare la "Gioconda di Sicilia".

Con il Trionfo della Morte di Palazzo Abatellis (“ci pone davanti a una sorta di sovvertimento dei valori, l'autunno del medioevo che apre a un mondo nuovo, il Rinascimento, è l'allegoria di una civiltà che finisce”), passando da Santa Rosalia incoronata dagli angeli di Van Dyck, fino a Guttuso, gloria siciliana (“unico pittore figurativo nel momento in cui la città era stata demonizzata”) insieme all'astrattista Piero Guccione, Sgarbi chiude la sua “Lectio magistralis”. Tra scrosci di applausi.

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