Giuseppina Torregrossa e il suo libro "Il basilico di palazzo Galletti"

La scrittrice, ospite di Panorama d'Italia, racconta della commissaria Marò, la protagonista del suo ultimo noir

Giuseppina-Torregrossa

La scrittrice Giuseppina Torregrossa – Credits: Vittoriano Rastelli/Corbis via Getty Images

Chiara Raiola

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“Volevo indagare l'animo dei protagonisti, non scrivere un giallo in senso stretto”. Giuseppina Torregrossa ha gli occhi che sorridono quando, sul palco di Panorama d'Italia, racconta di Marò, la commissaria alle prese con il caso dell'omicidio di una ragazza dell'alta borghesia in una Palermo caldissima e assetata dove il profumo de “Il basilico di palazzo Galletti” (edito da Mondadori) avvolge mura antiche e misteriose.

È siciliana, Giuseppina Torregrossa, e ci tiene a raccontare che è tornata nella sua terra dopo una vita trascorsa a Roma: “Ho comprato una casa e vengo qui ogni volta che posso, amo questa città, la mia città. Mi sento una sua figlia”.

Anche Marò, protagonista dell'ultimo libro della scrittrice, ama Palermo, pervasa da un'atmosfera unica dove buoni e cattivi si scambiano i ruoli senza dimenticare la propria unicità in uno scenario a volte ambiguo, ma che non scade mai nella morbosità e nel cattivo gusto.

Sono molti i personaggi che le ruotano attorno. Tra questi c'è Pinuzzo “Lo scemo del villaggio che vive nascosto nell'edificio. Palazzo Galletti, un tempo abitato da prostitute, ha lunghi corridoi, passaggi segreti, sporgenze, angoli nascosti, anfratti, è perfetto per la scena di un delitto”.

Si occupa di femminicidi, la commissaria, un tema di grande attualità: “Il corpo delle donne rimane ancora considerato una proprietà, come se ci si potesse mettere sopra una bandiera. La violenza di genere resta un fenomeno diffuso, ma secondo i dati della Casa delle Donne di Bologna, il più importante osservatorio su questo tema, non c'è stato un aumento dei casi. In realtà se ne parla di più e questo è un fatto sicuramente positivo”.

Lo stereotipo della donna siciliana, sempre un passo indietro rispetto all'uomo, resta confinato nelle storie cinematografiche: “Ha conquistato autonomia come tutte le altre - sottolinea la scrittrice - anche se la parità di genere nel nostro paese è ancora lontana, i servizi sociali a supporto sono scarsi. Paradossalmente in Sicilia, come in tutto il Mezzogiorno, la struttura sociale e familiare dà quel sostegno e protezione che lo Stato non è in grado di fornire”.

Marò è una donna indipendente, attraversa un passaggio delicato della sua vita, non ha intenzione di avere figli e ha un rapporto d'amore contrastato. “Il Basilico di palazzo Galletti” è il secondo capitolo della sua storia iniziata con “Panza e Prisenza”. Ce ne sarà un terzo? “Certo, ci saranno degli sviluppi che, forse, porteranno Marò fuori dalla Sicilia”, ma ci vorrà del tempo prima scoprirlo.

Giuseppina Torregrossa, infatti, ha già in mente un'altra storia, un romanzo che parte da lontano, dalla sua infanzia, ed è legato alla voce: “da piccola abitavo con la mia famiglia in un paesino dell'entroterra, parlavo in dialetto. Una volta trasferita a Palermo mio padre mi impose di dimenticare il siciliano e scandire bene le parole solo in italiano. Per me fu un momento bruttissimo, l'ho vissuto come una violenza. Per di più arrivata a Roma all'età di 12 anni smisi di parlare per un bel po' di tempo, perché i miei compagni mi prendevano in giro per il mio accento. Ecco, la prossima storia ruoterà attorno ai sentimenti e alle corde vocali”. Di più non svela Giuseppina Torregrossa, mentre il pubblico di Panorama d'Italia la saluta con applauso caloroso.

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