Un amore nato 25 anni fa quello di Vittorio Sgarbi per la Sardegna, quando sull'isola fu eletto deputato.

Quel legame si manifestò anche nella scoperta delle sue bellezze, nella volontà di valorizzare alcuni suo artisti, come il sottovalutato Brancaleone Cugusi di Romana, che il critico d'arte considera il Caravaggio di Sardegna. O nel tenerissimo riscatto delle sorelle Coroneo, pressoché sconosciute al di fuori di Cagliari eppure davvero notevoli, come il Maestro di Castelsardo.

Olbia e le sue rarità

La lectio magistralis nella terra che Sgarbi definisce "una delle mie madri" fa tappa ad Olbia, terra di transito, una "città negata" e per la sua poetica condizione di "non appartenenza" assai affascinate.

Una città unica quella che ha ospitato la settima tappa di Panorama d'Italia, non già per i suoi edifici religiosi (anche se la Chiesa di San Paolo Apostolo merita di essere visitata e la Basilica di San Simplicio è un edificio romanico di grande interesse) quanto per le rarità diffuse sul suo territorio (qui le slide usate dal critico durante la sua presentazione)

Un luogo al di fuori di tutto

"Olbia - racconta l'istrionico maestro - restò impressa nella mia mente quando incontrai quel luogo a pochi minuti dal centro eppure così altrove, l'area della Tomba dei Giganti.
Al loro cospetto, mi sono trovato fuori dal tempo, fuori dalla storia, in uno spazio in cui la natura assume una dimensione sovrannaturale, un luogo 'numinoso' in cui, cioè, si sente la presenza di Dio o il suo passaggio.
Anche quell'area sepolcrale di epoca nuragica, esprime, come la Regione tutta, la potenza della maternità, soprattutto se la si guarda dall'alto, da cui assume le sembianze di un utero o un abbraccio. Materno, appunto".

E nell'insieme quello che si crea è un articolato e suggestivo spaccato di mitologia antica, contrapposta a quell'altra mitologia, stavolta figlia della modernità, rappresentata dalla Costa Smeralda.

© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Commenti