Riusciremo davvero ad andare su Marte? E quali sono gli altri pianeti o le altre stelle del nostro o di altri sistemi solari solare che si possono considerare “abitabili”?  

Volendo immaginare una sorta di "TripAdvisor in versione astrale", il rating più alto dell'"abitabilità planetaria" spetta, al momento, a Marte come ha spiegato nell’appuntamento sullo spazio organizzato da Focus nella tappa di Olbia di Panorama d’Italia, l'astronauta Umberto Guidoni, il primo europeo ad essere sbarcato sulla Stazione Spaziale Internazionale.

 


E la Luna? Non sono in pochi, tra cui l'astrofisico britannico Stephen Hawkins, a mettere il Pianeta Rosso in ballottaggio con la Luna, come ricorda il direttore di Focus Jacopo Loredan. Ma Guidoni non è dello stesso avviso, considerando il nostro unico satellite alla stregua di un ottimo avamposto, per esempio per provare le navi spaziali che partiranno per future missioni. E nulla più.

Da Mercurio a Saturno

“Piuttosto, allora Mercurio, che alla luna somiglia molto - spiega l’astronauta - e non è orbitante, quindi nel punto che sta all’esatta metà tra la parte esposta al sole e quella al buio potrebbe offrire delle buone condizioni per ospitare insediamenti umani”.

In più ospita l’acqua allo stato liquido, pertanto “potrebbe diventare una sorta di lodge per il turismo spaziale e grazie a i suoi ricchi giacimenti di ferro potremmo pensare di sfruttarlo come un’enorme miniera”.

Più controversa l’opinione su Venere per molto tempo considerato come il pianeta-alternativa alla vita sulla terra, ma divenuto poi una promessa non mantenuta, soprattutto per via della sua eccessiva vicinanza al sole.

Su Giove e Saturno i dubbi sono pochi. Il primo è in realtà una “quasi stella” che emette fortissime radiazioni e quindi risulta del tutto inospitale. “Ma lo stesso non può dirsi per le sue lune - argomenta Guidoni - soprattutto Europa". Un discorso simile vale anche per Saturno, le cui due lune più interessanti, Encelado e Titano, sono state anche visitate dalla Sonda Cassini, salita di recente agli onori delle cronache per essersi “suicidata” dopo anni di onorato servizio”. 

Ultima fermata: l'universo

Sui pianeti al di fuori del nostro sistema solare e su altri sistemi solari già individuati resta un grosso punto interrogativo: “L’esplorazione degli spazi più remoti potrà avvenire solo a patto di accettare che possa contemplare viaggi di sola andata, un principio non nuovo nella storia dell’umanità, quando intere popolazioni hanno migrato anche per migliaia di anni per raggiungere terre inesplorate molto distanti. Del resto, conclude, la terra è la culla dell’umanità ma è pur vero che non si può vivere per sempre in una culla”.

Alle spalle di quanto si è detto finora c’è un’intensa attività delle organizzazioni mondiali del settore, Nasa in testa, che sta già lavorando a Orione, un veicolo capace di viaggiare oltre l’orbita terrestre.

Ma soprattutto, ci sono le persone. Gli eredi di Yuri Gagarin sono professionisti dalle capacità intellettive e dalle caratteristiche fisiche speciali. Le quali, tuttavia, non bastano: per essere in grado di reggere le difficoltà e le privazioni che un viaggio spaziale comporta è necessario, infatti, ricevere un adeguato addestramento.

La scienziata che addestra gli astronauti

Loredana Bessone dell’Esa è una scienziata che ha costruito la sua carriera proprio in questo ambito.

Quando sul monitor alle sue spalle viene proiettato un tweet dell’astronauta Randy Bresnik oggi in orbita con il nostro Paolo Nespoli che contiene l’immagine di Sa Gutta, una delle tante grotte sarde in cui gli astronauti si esercitano, il pubblico si esalta.

“Perché - racconta Bessone - il miglior simulatore per lo studio dei pianeti è la Terra stessa e l’esplorazione planetaria comincia sotto la sua superficie, dove si possono trovare molte delle condizioni (ambiente alieno, isolamento, comunicazioni limitate) che caratterizzano la permanenza nello spazio”.

In Caves e Pangaea, due progetti in cui la scienziata lavora, oltre alla Sardegna si “sfruttano” grotte e scenari simili a quelli lunari e marziani che si trovano a Lanzarote e sulle Dolomiti; in tali ambienti gli astronauti vengono addestrati ad adattarsi alla durezza delle condizioni, a prestare un’attenzione continua ai pericoli esterni, a gestire il forte stress e imparano a “leggere” le rocce e a “campionare” i materiali, cioè proprio quello che si troveranno poi a fare nel corso delle missioni.

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