In 25 anni si è perso il 30% dei ghiacci artici, si produce sempre più inquinamento, si sono verificati 70 mila decessi in più per disastri naturali. Numeri che lasciano di stucco. Il video di Greenpeace, fatto di immagini forti accompagnate dalla musica del pianista Einaudi, introduce il dibattito sui cambiamenti climatici organizzato dal magazine Focus per Panorama d’Italia a Olbia.

Non è solo colpa dell’uomo

“Il clima - spiega Susanna Corti, primo Ricercatore al Cnr, Istituto ISAC sede di Bologna - è un sistema complesso e varia in base a condizioni esterne come quelle naturali, le eruzioni vulcaniche per esempio, o come quelle antropiche legate alle attività umane di tipo combustivo. Con l’inizio della rivoluzione industriale abbiamo cominciato a rilasciare parecchia C02”.

Ma è la velocità del cambiamento della temperatura a preoccupare: “Dal 1980 c’è stata un’escalation. L’aumento delle temperature comunque non è uniforme. È più evidente in Eurasia. E al momento il 2016 risulta essere stato l’anno più caldo”.

 

La temperatura continuerà a crescere

La ricercatrice del Cnr rivela che sul futuro c'è un grande punto interrogativo: non sappiamo come si evolverà l’economia e quindi l’impatto delle emissioni. E così “le proiezioni da qui al 2100 ci dicono che il cambio della temperatura media potrebbe variare da 0.3-1.7 a 2.6-4.8 gradi centigradi. Lo scenario è comunque preoccupante. Nei prossimi 20 anni ci saranno anomalie di temperature da 0.2 a 1 grado. Misurazioni di cui tenere conto per mettere in atto delle politiche di salvaguardia come il rinverdimento degli spazi urbani che consentano alla popolazione di vivere bene lo stesso”.

L’importanza della tecnologia

L’accordo di Parigi sul contenimento delle emissioni in atmosfera è insufficiente, secondo Giuseppe Onufrio di Greenpeace. Ma per fortuna negli ultimi 16 anni sono cambiate le politiche europee sulle rinnovabili, i costi sono crollati, oggi si punta sul solare, sull’eolico e sul mare: “Ci salveremo con l’innovazione tecnologica”.

L’uomo, aggiunge Onufrio, non è indispensabile al pianeta: “La natura per milioni di anni ha fatto a meno di noi”. E ora “si ribella”.

Le previsioni meterologiche

E così assistiamo, spesso impotenti, a fenomeni violenti come i tornado o le alluvioni. Nel 2013 è toccato alla Sardegna, ricorda Paolo Capizzi, tenente colonnello dell’Aeronautica Militare, dove c’erano condizioni a rischio dovute a una combinazione meteorologica particolare. Certo è che fare previsioni precise sul Mediterraneo è molto difficile perché è un bacino chiuso e ha formazioni montuose tutte attorno che frenano l’afflusso di aria. “Ma voi siete comunque bravissimi", conclude il direttore di Focus. "E invito tutti voi - dice rivolgendosi al pubblico in sala - ad andare a curiosare sul sito dell’Aeronautica militare che troverete certamente interessante e istruttivo”.

© Riproduzione Riservata

Commenti