“Quarantadue sono i minuti che intercorrono tra Trescore Balneario dove la tappa milanese del nostro tour è iniziata nell’ammirazione delle meraviglie di Lorenzo Lotto a Villa Suardi, e Milano per uno degli eventi più attesi, la lectio magistralis di Vittorio Sgarbi su Caravaggio, al secolo Michelangelo Merisi”.

A parlare è il direttore di Panorama Giorgio Mulè, che poi abbandona il palco per lasciare la ribalta a colui che, in un monologo di quasi due ore, condurrà il migliaio di spettatori sui sedili del teatro San Babila e gli oltre 100 mila collegati su Panorama.it e su Facebook su e giù per la sua arte.

Nella considerazione introduttiva, il Maestro accomuna i due pittori, ripescati nel Novecento dopo secoli di oblìo grazie a due grandi critici e storici dell’arte, Roberto Longhi e Bernard Berenson, ma soprattutto - in uno dei suoi tipici paralleli estrosi - attribuisce loro la capacità di aver anticipato due fenomeni moderni, la psicanalisi associata a Lotto per via della tensione esistenziale che emerge in molte delle sue opere, e la fotografia a Caravaggio, che si manifesta nella precisione così realistica del suo tratto e in una capacità mai espressa da nessun'altro prima di lui nel saper dipingere esattamente ciò che vedeva, senza edulcorare.

Fu proprio questo suo talento, poi, a costringere la Chiesa a decretarne la damnatio memoriae per la sua condotta di vita e per le sue opere giudicate oltraggiose (Qui le slide presentate da Sgarbi per l'occasione).

Cancellato dalla storia

La conseguenza fu che, per tre secoli, fino al ritorno a Milano nella primavera del 1951 in una mostra epocale curata da Longhi, Caravaggio fu rimosso dalla storia dell’arte.

Ma in quell’aprile di sessantasei anni fa, con la sua riscoperta si accese un nuovo fuoco che poi, a sua volta, diede vita a un vero e proprio Cosmo in cui diventò il pittore più importante, alla stregua di Giotto, più di Michelangelo.

“Le prime opere - racconta Sgarbi - hanno tutte un sapore che oggi definiremmo pasoliniano. A partire dalla figura dell’angelo ne Il riposo durante la fuga in Egitto, passando poi al giovane Von Gloeden e al Bacchino malato (autoritratto, ndr), e fino al Suonatore di liuto, al puttino di Amor vincit omnia e a I musici, che sembra addirittura ritrarre un’orgia tra giovani travestiti".

Tutti soggetti che evocano altrettanti ‘ragazzi di vita’, tutti presi dalla strada a prendere il posto di quelli a carattere religioso che avevano, fino a quel momento, monopolizzato la produzione artistica.

Più che dipinti, fotogrammi

Insomma, Caravaggio riesce a capovolgere e stravolgere i paradigmi dell’arte cattolica, il mainstream indiscusso, e nell’opera successiva, Ragazzo morso da un ramarro, si manifesta l’introduzione della tecnica “fotografica”.

“Il soggetto viene morso e si scompone, mentre l’artista coglie un ‘fotogramma’ del movimento, lo blocca e lo riproduce”, così come ne La Maddalena Penitente, riesce a immortalare il momento in cui la protagonista appoggia la testa sulla spalla dopo essersi addormentata esausta”, dice Sgarbi.

È in questa fase che il reale supera la finzione con tutta la forza di cui è capace, una cosa mai vista prima.  

Il momento decisivo

Con l’arrivo del nuovo secolo - per l’esattezza siamo nel 1602 - arriva una nuova visione. Sgarbi la descrive come “quella in cui l’artista ritrae il momento decisivo di una situazione, come ne La conversione di San Paolo e nella Crocifissione di San Pietro”.

Nei due lavori successivi, la seconda delle due opere intitolate entrambe Cena in emmaus pare, invece, essere la versione “penitenziale” dell'altra: lo rivelano la luce, il piano di importanza tra gli individui e le rispettive nature morte a base di frutti, il fondo che da chiaro si scurisce, le espressioni dei due osti ritratti in entrambe.

L'immanenza al posto della trascendenza

Prima dell’assassinio di Ranuccio Tomassoni, episodio che segnerà indelebilmente la sua esistenza, Caravaggio dipinge La Madonna di Loreto, “dove - fa notare Sgarbi -  c’è una trovata di genio che ha dell’incredibile: manifesta tutto il suo ateismo (o agnosticismo) ritraendo una “Madonna possibile”, presa dalla strada proprio come i giovincelli della sua prima fase pittorica, e non la santa che sta in cielo”.

Nel 1605, la Chiesa gli commissiona una Morte della Vergine e il pittore, ancora una volta, va a cercare il suo soggetto nella vita reale: prende una prostituta e la ritrae morente nel Tevere. Il dipinto viene considerato provocatorio e poi bocciato.

Non gli resta che fuggire dalla città. Va a rifugiarsi a Napoli dove il suo genio alza nuovamente l’asticella e, su una sola tela, “crea un vero e proprio cortometraggio a episodi, uno per ognuna delle Sette opere di misericordia, riunite però in un unico spazio”, spiega il critico.

La permanenza di Merisi a Napoli è di breve durata e al termine della nuova fuga sbarca a Malta, dove realizzerà la sua opera più maestosa, La decollazione del Battista

Nell'isola ci resterà fino a quando non arrivano anche laggiù le notizie del delitto che ha compiuto e via un altro esodo, questa volta in Sicilia, dove dipingerà un quadro terribile e tragico, Il seppellimento di Santa Lucia, subito prima della travolgente L’adorazione dei pastori, un presepe vero dove i pastori lasciano il posto a dei clochard “e torna a rivivere la storia di un Dio uomo e non lontano dal suo popolo”, dice Sgarbi.

L’ultima opera, Davide con la testa di Golia è più di un testamento - si apprende infine - “è il tentativo dell’autore di rappresentare la differenza tra il bene, Davide, e Golia, simbolo del male, a cui riserverà il suo stesso volto, in un rovesciamento simile a quello che Borges ha immaginato in un aldilà in cui Caino e Abele si incontrano e quest’ultimo si domanda: “Ma sei tu che hai ucciso me o sono stato io a uccidere te”?.

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