Sono una coppia da oltre 20 anni e un sodalizio da poco meno. Oggi, dopo centinaia di sketch in tv e alla radio, Corrado Nuzzo e Maria Di Biase si preparano a fare il grande passo sul grande schermo e, forse - tra il serio e l’ironico - anche sull’altare. Ma solo se il primo dei due sarà un successo.

In sala l’8 marzo, Vengo anch'io, il primo film scritto e diretto dai due comici è un road movie ambientato tra Milano e il Salento, perlopiù su un minuscolo monovolume d’antan.

Alla guida, il "quasi suicida" Corrado; sul sedile del passeggero, la "quasi omicida" Maria; dietro Aldo, un ragazzino affetto dalla sindrome di Asperger.

Il cinismo delle favole

Tutto attorno, una favola, “che in realtà si fa fatica a definire tale - spiega Di Biase alla direttrice di Ciak, Piera Dettassis che li sta intervistando per Panorama d’Italia - perché i suoi protagonisti hanno alle spalle vicende che si fa fatica a far rientrare nel concetto. Eppure sono felici, dimostrando che la felicità la si può trovare dappertutto”.  

Famosi per la loro comicità un po' cinica, si definiscono tali anche quando la loro vita non sta nel mirino di un obiettivo o davanti a un microfono, “cinici, ma non distruttivi, perché altrimenti poi si cade nella cattiveria. ‘Cinici romantici’, ecco”, dice Nuzzo.

Affascinata dalla definizione, Dettassis prosegue nella sua curiosità sul lato privato della coppia e, in una maniera così pronta e spontanea che sembra preparata ma non lo è, quello che viene fuori è racconto a due voci che, tra il fragore delle continue risate del pubblico, risulta perfettamente in linea con lo humor paradossale e nonsense che li ha resi celebri in scena, tra aneddoti di duelli serali a suon di battute, finti funerali della nonna, neuroni (quelli di Corrado, ndr) molto creativi perché pochi e quindi parecchio liberi di circolare (dice lei, ndr) e frati clown, in un gioco delle parti in cui lei è sempre diretta e ficcante e lui fa l'ingenuo. 

Galeotto fu...

Tutto ebbe inizio in una Bologna anni ’90 dove, lui studente del Dams lei di matematica, muovevano i primi passi nel mondo del cabaret.

Galeotto fu uno sketch, in cui si ritrovarono, per caso, a recitare assieme. “Non lo abbiamo neppure concluso - rammenta Corrado - ma è diventato il primo di una lunga serie”.

Poi si torna a parlare dell’oggetto della serata: “Qual è stata la cosa più difficile nel realizzare il vostro film?”, domanda l’intervistatrice. “Più che un momento o più momenti, sono state cinque settimane molto dure - racconta Maria - in cui, da esordienti, è stato impegnativo soprattutto il comprendere la 'macchina cinematografica' nel suo complesso perché, fino al momento del montaggio, non hai idea se tutto quello che stai facendo va bene o sarà da buttare nel cestino”.

Nel presente dei due c’è tanta radio e tanto teatro, con le rappresentazioni appena concluse dell’adattamento della commedia francese Gli impiegati dell’amore di David Foenkinos.

Nel futuro un non ben definito nuovo progetto teatrale.

E poi, chissà, un secondo film. “Anzi, magari passiamo direttamente al terzo”.

© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Commenti