“Non c’è nulla di più bello della verità, basta trovarla”, si presenta così, con una delle sue celebri quote, Roberto Giacobbo. Ma non siamo davanti alla tv, siamo in Corso Vittorio Emanuele a Milano, assieme a un centinaio di appassionati di bici e di storia, in attesa di partire per il bike tour che apre l’ultima giornata della tappa milanese di Panorama d’Italia.

Scortato dalla Polizia Locale, il gruppone pedala alle spalle del conduttore di Voyager verso la prima tappa di questo giro alla ricerca delle verità di cui si diceva appena sopra, ma anche ciò che di fantastico c’è nella storia.

Ci fermiamo al Duomo e Giacobbo si sofferma sulle sue guglie che sono tante ma nessuno immagina che siano addirittura 135.

 

“Non c’è nulla di più bello della verità, basta trovarla”, si presenta così, con una delle sue celebri quote, Roberto Giacobbo. Ma non siamo davanti alla tv, siamo in Corso Vittorio Emanuele a Milano, assieme a un centinaio di appassionati di bici e di storia, in attesa di partire per il bike tour che apre l’ultima giornata della tappa milanese di Panorama d’Italia.

Scortato dalla Polizia Locale, il gruppone pedala alle spalle del conduttore di Voyager verso la prima tappa di questo giro alla ricerca delle verità di cui si diceva appena sopra, ma anche ciò che di fantastico c’è nella storia.

Ci fermiamo al Duomo e Giacobbo si sofferma sulle sue guglie che sono tante ma nessuno immagina che siano addirittura 135.

Dal Duomo alla Pinacoteca di Brera

Tra di loro è possibile trovare anche oggetti tra i più disparati, tra cui anche un paio di guantoni da boxe appartenti Primo Carnera. E poi racconta un bel po’ di altri aneddoti della maestosa cattedrale gotica, come quello che ha come oggetto la statua di San Bartolomeo che pare fosse stata scolpita da un allievo di Leonardo e che venne rimossa perché faceva paura ai bambini, fino all'organo "il più grande d'Italia", dice, o la madre di tutte le reliquie, un chiodo della croce di Cristo.

Per la sua seconda tappa, il tour fa sosta al Teatro Alla Scala, che oggi ospita il Conservatorio Giuseppe Verdi, il quale - paradossalmente - bocciò il grande compositore a cui è intitolato. Nel teatro, peraltro è ancora conservato il fortepiano sul quale Verdi esercitò il suo genio a inizio carriera.

Poche pedalate e siamo di fronte all’ingresso della Pinacoteca di Brera. “Al suo interno, tra le altre cose - racconta Giacobbo - potrete ammirare anche il Sola Busca, il più antico, prezioso e completo mazzo di tarocchi mai ritrovato".


E poi arriva il momento del primo dei grandi misteri di cui ci parla Giacobbo, quello dell’opera che non c’è, un dipinto, La ninfa dei boschi, dal quale, tempo fa uscì un'ombra. Il giorno dopo, il quadro sarebbe stato rimosso e analizzato e, da quel momento in poi, non se ne seppe più nulla".

 Un fantasma forse?

Il fantasma di Parco Sempione

Che non è l’unico tra quelli evocati da Giacobbo nel corso del giro. Il successivo “si materializza” poco dopo, nella tappa successiva al Parco Sempione, dove, nottetempo, talvolta compare la “dama velata”, una donna vestita tutta di nero, dal volto nascosto da un velo dietro il quale ci sarebbe un teschio".  

Arrivati al Castello Sforzesco, un aneddoto molto curioso: i buchi nelle sue pareti esterne fungevano da trappole per i piccioni, prezioso cibo per i suoi inquilini, mentre all’interno, “oltre alla meravigliosa opera incompiuta di Michelangelo, si possono ammirare i geniali sistemi antifurto e anti-intrusione realizzati da Leonardo Da Vinci”, rivela il nostro virgilio.

Ultima sosta è Sant'Ambrogio, con la scultura al suo esterno, la Colonna del Diavolo, con i due fori ben visibili sulla sua superficie che ”sarebbero quelli delle corna del diavolo durante la lotta con il santo”, conclude Giacobbo.

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