Guè Pequeno, ovvero la storia del rap italiano sul palco di Panorama d'Italia a Milano. Viene da un anno magico Cosimo Fini (il suo vero nome) con un album, Gentleman, certificato disco di platino ed una serie di singoli che hanno sbancato le classifiche e le piattaforme di streaming (dove Guè ha infranto ogni record precedente). Da Lamborghini a Milionario, passando per Guersace, Trinità, e Oro giallo. Il nuovo tour prenderà il via il 9 febbraio 2018 dal Fabrique di Milano. 

GLI INIZI 

"Ho frequentato il liceo Parini a Milano, anche più a lungo del previsto" racconta sorridente al pubblico di Panorama d'Italia. "Lì ho incontrato Dargen D'Amico ed è iniziato l'avvicinamento al mondo rap. Il centro del mio universo di allora era San Babila. C'erano il leggendario muretto dove ci si esibiva nel freestyle e il Cafè de l'Ile allora frequentato dalle star del genere. Mi ricordo che arrivava J-Ax sgommando. Era un mito, così come lo era Neffa. In quel periodo ero in un gruppo, le Sacre Scuole. Sembrava che dovesse succedere qualcosa da un momento all'altro, ma poi non si è concretizzato nulla" ricorda Guè Pequeno. 

CLUB DOGO

"Quando siamo arrivati noi la scena rap era spenta. Gli artisti più importanti erano cambiati dal punto di vista musicale e in quel periodo fare rap non era esattamente cool. Poi arrivano i Club Dogo che parlano senza giri di parole di soldi, corruzione, sesso e droga. Non lo faceva nessuno e soprattutto il nostro approccio andava in direzione opposta rispetto alla tradizione del rap italiano che veniva dai centri sociali. Non c'è dubbio: abbiamo indicato la strada a molti che sono venuti dopo di noi" spiega.

QUATTRO ALBUM IN QUATTRO ANNI

"Sono uno che lavora tanto, che non si ferma mai. Non solo mi piace, ma non vedo alternative in questo mercato che viaggia così veloce. Noto che anche le popstar hanno iniziato a sfornare dischi accociando i tempi di attesa. Nel rap è un attimo: ti distrai e arriva un ragazzino con i capelli colorati che sbaraglia tutti" dice. Tra i brani di Gentleman ce n'è uno che spicca per la collaborazione con il sassofonista e compositore napoletano Enzo Avitabile. "La Malaeducazione è il senza dubbio il pezzo più serio del disco. Collaborare con Enzo è stato facile perché è un musicista intelligente e curioso. La canzone parla del carcere e delle sue condizioni di vita. Le fonti di ispirazione sono due: un film del 2009, Il profeta, e il racconto dettagliato di un mio amico che in carcere c'è stato davvero. Niento di sentito dire, solo vita reale". 

IL LINGUAGGIO RAP

"Alcuni si scandalizzano per i testi e pensano che siano controversi o troppo volgari, ma è fondamentale comprendere che nel rap il fatto di esprimere un concetto in un certo modo e con certe espressioni diventa determinante. In questo ambito non conta solo quello che dici ma come lo dici".

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