Non poteva mancare, se è vero che Panorama d'Italia racconta tutto il meglio di una città visto da vicino, un appuntamento con la Milano del calcio, in due parole: Milan e Inter.

Così sul palco del Teatro San Babila ecco due “bandiere”: Franco Baresi, e la sua maglia del Milan numero 6 ritirata per sempre, e Beppe Bergomi simbolo dell'Inter di ieri e oggi con un ruolo ancora in società.

Quando li vedi seduti vicini la prima cosa che pensi è la quantità di trofei vinti: campionati, coppe internazionali e successi con la Nazionale. Poi bastano pochi minuti, un applauso, e si apre ciò che hanno di più prezioso: l'album dei ricordi.

Ricordi di ogni derby, sentito ma con una rivalità giusta, sana. “È sempre stata la partita più sentita che mi faceva provare le famose farfalle nello stomaco, giocata da grandi squadre di una grande città” racconta “lo Zio” senza i baffoni che lo hanno reso celebre ai mondiali del '82 ormai perfettamente calato nella sua nuova dimensione di commentatore.

Dall'altra parte il “capitano” per eccellenza del Milan. L'uomo che ha fatto del suo braccio alzato per segnalare il fuorigioco al guardalinee un gesto istintivo, quasi un tic: “E meno male che a quell'epoca non c'era il Var (la moviola in campo che tanto fa discutere)" dice Baresi. "Il mio derby era diverso anche perché spesso dall'altra parte del campo e del tavolo per il pranzo a casa avevo mio fratello, Beppe. Noi siamo una famiglia di rossoneri poi lui ha preso un'altra strada, ha scelto di vincere meno...”

Risate e ricordi. Come per i tiri di Orrico “...a zampa di topo oppure a zampa di leone...” o per Van Basten, “l'avversario più forte che abbia mai incontrato – parola di Bergomi - tecnicamente incredibile e cattivo anche quando non lo sembrava”.

In realtà il tema della serata doveva essere il cambiamento epocale del calcio sotto la Madonnina passato dalle società delle grandi famiglie, i Moratti da una parte, e Berlusconi dall'altra e diventate ora due squadre “cinesi”. Ma alla fine ha prevalso il ricordo, l'aneddoto.

“Per non ascoltare Sacchi la sera prima di una partita facevamo finta di dormire...” racconta Baresi. “Un pensiero speciale va a Gigi Simoni – aggiunge Bergomi – arrivato quando avevo 36 anni che disse:"Non mi interessa l'età, gioca chi merita". Feci una delle migliori stagioni della mia vita”.

Immancabile una battuta sull'ultimo derby, vinto dall'Inter con una tripletta di Icardi (“siamo stati troppo timorosi nel primo tempo” è l'analisi di Baresi) e un pensiero anche alla Nazionale, attesa dallo spareggio vita o morte contro la Svezia per i Mondiali Russia 2018. “La Svezia – è il commento dello Zio - è un avversario complicato ma non il peggiore che ci potesse capitare. Sono forti fisicamente, senza Ibra. I nostri come qualità sono superiori... tocchiamo ferro ma dovremmo farcela”.

Il tempo è tiranno. Bergomi, oggi allenatore di una squadra giovanile, ha una partita. Baresi timidamente stringe le mani a qualche tifoso presente tra il pubblico. C'è il nonno con il nipote, il ragazzo sui 25 anni con la maglietta a strisce. Tutti con l'ammirazione negli occhi e, quando le luci si spengono, il commento unanime: “Quanto farebbero comodo due così in campo ancora oggi”.

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